La Spagna si affaccia in Nord Africa ed è sempre più in competizione con l’Italia. I cugini iberici stanno moltiplicando gli sforzi diplomatici in Egitto, Algeria e soprattutto in Libia, dove Roma deve già difendersi dalle iniziative francesi. Il governo di Madrid sta approfittando della presenza di Josep Borrell alla guida della diplomazia europea per sorpassare l’Italia nel suo spazio geopolitico naturale: il Mediterraneo allargato. Basti ricordare la fumata nera nelle nomine nel Servizio europeo per l’azione esterna di giugno, quando la diplomazia italiana aveva portato a casa solo due missioni oltreconfine: Ranieri Sabatucci, nominato capo della delegazione dell’Ue in Myanmar; Thomas Gnocchi, nominato capo dell’Ufficio dell’Ue a Hong Kong e Macao. Due incarichi da non scartare, soprattutto in considerazione della crescente rilevanza di Hong Kong nello scacchiere asiatico, ma è un magro bottino per un Paese come il nostro che coltiva ben altri interessi geostrategici. La Spagna, invece, ha incassato la nomina del diplomatico spagnolo Jose Sabadell alla guida della rappresentanza diplomatica europea in Libia. È singolare che Borrell abbia piazzato un suo connazionale in Libia dopo la levata di scudi dell’Italia alla sua proposta di nominare un “inviato speciale dell’Ue” per seguire il dossier libico. E’ altrettanto singolare che Bruxelles abbia bloccato la nomina dell’italiana Natalina Cea alla guida di Eubam Libia, la missione europea di assistenza alla gestione integrata delle frontiere nel Paese nordafricano: un dossier di sicurezza nazionale per l’Italia.

Le relazioni con l’Egitto

La Spagna continua a tessere la sua tela di relazioni nella sponda sud del Mediterraneo a partire dall’Egitto. Due date ravvicinate svelano il crescente coinvolgimento di Madrid nel paese delle piramidi: la visita ufficiale della ministra degli Esteri, Arancha Gonzalez Laya, del 17 ottobre e lesercitazione navale congiunta tra Spagna ed Egitto nel Mar Rosso il 22 ottobre 2020.

La cooperazione di Madrid con il Cairo non solo proietta l’immagine di una Spagna più assertiva e credibile al di fuori del Mediterraneo occidentale, la sua area geopolitica di riferimento, ma riflette anche le crescenti preoccupazioni di Madrid le azioni muscolari della Turchia del presidente-Sultano Recep Tayyip Erdogan in particolare in Libia. L’approccio adottato dagli spagnoli è in apparenza semplice: approfondendo le relazioni con l’Egitto, che ha una forte influenza in Cirenaica, Madrid cerca di tutelare i suoi interessi nell’ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi. Petrolio, gas ma non solo. La Spagna ha messo gli occhi sul grande business della ricostruzione del valore stimato di 30 miliardi di euro. Prima della guerra civile del 2011, le società spagnole competevano con l’Italia per lo sviluppo delle infrastrutture libiche. Già nel 2007, cioè due anni prima del famoso Trattato di amicizia Italia-Libia, Madrid auspicava che le sue aziende potessero ricevere da Gheddafi commesse per un totale di 12 miliardi di euro. “Una stima probabilmente ottimista”, ha detto il professor Michael Tanchum, senior fellow presso l’Istituto austriaco per la politica europea e di sicurezza (Aies), in un commento fornito ad Agenzia Nova. Eppure “le aziende spagnole erano pronte a svolgere un ruolo redditizio nello sviluppo delle infrastrutture della Libia”, sottolinea il docente di relazioni internazionali del Mediterraneo e del Medio Oriente presso l’Universidad de Navarra.

Gli interessi in Libia

La spagnola Repsol è l’operatore principale in Libia del gigantesco giacimento di Sharara. Situato a circa 200 chilometri a ovest di Sebha, nel profondo sud-ovest governato dalle tribù del deserto, il più grande giacimento del paese Opec è stato recentemente riaperto dopo oltre otto mesi di stop e dovrebbe produrre a pieno regime circa 300 mila barili di greggio libico “dolce”. Vale la pena ricordare che nel 2019, le importazioni di petrolio della Spagna dalla Libia hanno raggiunto il record di 170.000 barili al giorno, diventando il terzo fornitore di petrolio del paese europeo. Il ruvido intervento della Turchia a sostegno del Governo di accordo nazionale di Tripoli ha cambiato il corso della guerra civile libica e ora l’intera Tripolitania sembra essere sotto il giogo di Erdogan. Proprio come l’Italia, anche la Spagna tenta di barcamenarsi tra Ankara e Il Cairo, tra Qatar ed Emirati Arabi Uniti, puntando le sue fiches su più tavoli. Per assicurarsi le risorse petrolifere di Repsol, infatti, Madrid deve smarcarsi dai dettami della Turchia in Libia, ma al tempo stesso non può permettersi uno scontro frontale con Ankara, alleato nella Nato. E’ in questo contesto che vanno lette le manovre militari e diplomatiche degli spagnoli in Egitto, nemico dei turchi con cui, tuttavia, sono in corso trattative sotto banco per una spartizione “morbida” della Libia a cui anche la Spagna sta cercando di partecipare.

I contratti in Algeria

Non è passata inosservata la visita di due giorni che il ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha effettuato in Algeria l’8 e 9 ottobre. Energia, immigrazione, sicurezza e lotta al terrorismo: sono tanti i dossier che legano i due Paesi. L’Algeria è un partner strategico della Spagna, soprattutto in materia economica, in particolare nel settore dell’energia, considerando che oltre la metà del gas importato dal paese iberico proviene dall’Algeria. Qui gli spagnoli sembrano essersi mossi meglio prima degli altri, portando a casa un accordo per rivedere i termini commerciali dei prezzi, volumi e durata dei contratti di fornitura di gas. Nel 2019, Eni, Enel e Edison – cioè tutti i principali importatori italiani – hanno rinnovato i contratti con Sonatrach per otto anni, con un’opzione di rinnovo per altri due: i termini dell’intesa sono segreto industriale, ma all’epoca era impossibile ipotizzare la crisi pandemica di Covid-19. Il sospetto è che l’Italia stia importando all’Algeria gas a prezzi fuori mercato e che sia difficile rivedere i termini dell’intesa senza passare per l’arbitrato internazionale. Esattamente come l’Italia, infine, anche la Spagna sta cercando di risolvere la disputa con Algeri sui confini marittimi. Il decreto presidenziale algerino si estende fino all’isola di Cabrera (a sud di Maiorca) e proprio come in Italia, anche in Spagna è passata inosservata per due anni.

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