Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

La locomotiva d’Europa è la Spagna di Pedro Sanchez, Paese che sorprende per la robustezza delle sue performance macroeconomiche in tempi difficili per lo sviluppo del Vecchio Continente. Madrid ha segnato un robusto +3,2% del Pil nella crescita del 2024, riportando i dati più alti dell’Eurozona e delle economie occidentali più avanzate del pianeta, e sia nel 2025 (+2,6%) che nel 2026 (+1,7%) le statistiche lasciano presagire un aumento ulteriore del Pil. I dati del 2024 sono importanti su molti fronti.

Il volo della Spagna

Innanzitutto, facendo 100 il Pil di Spagna e Germania a metà 2008, dunque prima che si manifestassero gli effetti della Grande Recessione e della crisi dei debiti europei, in 17 anni Madrid ha raggiunto il tasso di espansione complessivo, in proporzione, di Berlino dopo aver lasciato nel 2013 un aumento del gap del 12% del Pil. In altre parole, è come se fosse dimostrato dati alla mano che, da un lato, l’esaltare la tendenza rigorista sui conti pubblici e l’austerità deprime sul medio-lungo periodo le capacità di crescita e, dall’altro, mettere in campo politiche di sfida al rigore generi economie di scala virtuose per la crescita.

La Spagna ha traballato durante la crisi dei debiti, ha visto l’ex primo ministro Mariano Rajoy mettere in campo un doloroso aggiustamento fiscale e, dall’ascesa al governo di Sanchez e del Partito Socialista Operaio di Spagna (Psoe), ha visto un’agenda pro-crescita implementata passo dopo passo. Dalla lotta alle rendite e all’inflazione tramite politiche redistributive alle scelte concordate tra governo, sindacati e associazioni datoriali di garantire una corposa riforma del lavoro nel 2023 orientata a un’espansione dell’occupazione a tempo indeterminato per spingere salari e consumi, passando per il boom di settori come il turismo e l’automotive, tutto sta convergendo per creare un contesto favorevole alla Spagna.

Lotta alle rendite e spinta al potere d’acquisto hanno creato una condizione in cui a Madrid sale la spesa dei cittadini per i consumi e cala la pressione inflattiva: nel 2024, ha ricordato il centro studi della banca Caixa, “i consumi degli spagnoli sono cresciuti del 3,5% anno su anno in media nel 2024 (4,8% nel 2023), mentre l’inflazione si è moderata al 2,8% in media (3,5% nel 2023)”. In epoca di rilancio del nuovo patto di stabilità, un monito che viene da Madrid è sulla necessità di concentrarsi, nella politica economica europea, sulla stabilità del lavoro, del potere d’acquisto e della tenuta sociale del mercato tanto quanto su quella dei conti pubblici, che presa a sé può apparire avulsa e fine a sé stessa.

Sanchez, ultimo esponente di quel “socialismo mediterraneo” che ha avuto in Bettino Craxi e Felpie Gonzalez due esponenti di lungo peso, non è un caso isolato di leader dell’Europa mediterranea che assiste al riscatto politico del suo Paese. Il Financial Times di recente ha sottolineato l’importanza della “rivincita del Mediterraneo” dopo gli anni bui del rigore e dell’austerità.

La rivincita del Mediterraneo, dalla Spagna all’Italia

L’asse franco-tedesco storicamente centrale in Europa incespica? Nessun problema: sono gli ex “Pigs” a mostrarsi più in salute. La Spagna è la locomotiva d’Europa; il Portogallo sopravanza la crescita tedesca da prima del Covid-19 e anche al momento dell’alternanza al potere tra socialisti e conservatori il modello di sviluppo è stato comunemente gestito; la Grecia di Kyirakos Mitsotakis sembra esser passata oltre la fase più dura dell’austerità e i suoi titoli di Stato sono prezzati come meno rischiosi di quelli francesi in molti segmenti. E poi c’è l’Italia, che negli ultimi anni sta mostrando una performance economica migliore di quella tedesca e in cui la tenuta dei governi, dall’era di Mario Draghi a quella di Giorgia Meloni, la rende un perno di stabilità politica nell’Ue lacerata dalla competizione politica.

Secondo il Ft, anche la posizione geografica pesa. “La frontiera meridionale del continente ha ora un valore strategico che era difficile immaginare alla fondazione dell’Europa unita“, nota la testata della City di Londra facendo riferimento alla proiezione africana, alle rotte economico-commerciali, alla questione migratoria. “Il futuro del continente sarà deciso in larga misura a sud del 45° parallelo, come è stato il suo profondo passato. Chi stiamo chiamando periferici?”, chiude retoricamente il Ft in riferimento allo snobismo con cui spesso il Sud d’Europa è guardato negli ambienti anglosassoni. Sanchez è il simbolo più chiaro di questa nuova Europa ma, da destra a sinistra, sono tutti i governi dell’area a domandare spazio e occasioni di riscatto. Più che politica, la faglia d’Europa è geografica: le regioni mediterranee sono in rilancio. E con le sfide globali in arrivo negli anni a venire la loro centralità sarà solo rafforzata.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto