La Slovacchia di Fico ha scelto: più vicina a Russia e Cina, più lontana dall’Europa

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Politica /

Continua a gran ritmo la campagna di disallineamento dalla già debole politica estera comune europea promossa dal premier slovacco Robert Fico. Con l’ultimo annuncio ufficiale di una futura visita in Russia, prevista per il 9 maggio 2025 in occasione dell’anniversario del trionfo dell’Armata Rossa sul nazifascismo nella seconda guerra mondiale, Fico diventerà il secondo capo di governo europeo a recarsi in Russia dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022. Il primo a farlo era stato Viktor Orbán lo scorso luglio, con la differenza che quest’ultimo aveva agito diplomaticamente nell’ambito della presidenza di turno del Consiglio dell’Ue ma non per questo evitando di suscitare scandalo accompagnato da un coro di condanne unanimi.

Il viaggio di Fico in Cina

Oltre al noto avvicinamento e apertura al dialogo nei confronti della Federazione russa, Fico ha compiuto a inizio novembre un viaggio in Cina terminato con l’innalzamento delle relazioni fra i due Paesi a “partnership strategica” con ampi investimenti e collaborazioni in commercio, infrastrutture e scambi culturali. Occasione in cui il capo di Governo slovacco ha mandato un segnale forte e chiaro in Occidente, criticando pesantemente la gestione della guerra in Ucraina e accusando Usa ed Europa di aver volutamente sabotato i colloqui di pace fra le due parti in scena ad Istanbul nella primavera del 2022.

Di certo non si può affermare che questa decisione, di grande rilevanza simbolica in politica estera, possa destare sorpresa o clamore, visto che è esattamente in linea con quanto affermato e fatto fino ad ora dallo stesso Fico. Proprio pochi giorni prima di recarsi a Pechino infatti, Fico era apparso in un’intervista rilasciata all’emittente pubblica russa Rossija 1 nella quale aveva criticato il sostegno dell’Ue alla resistenza ucraina e messo in dubbio le misure restrittive adottate contro Mosca. Accusando infine gli stessi partner occidentali di voler volutamente “prolungare” la guerra in Ucraina tramite un “sostegno inefficace” fornito a Kiev.

Il tema degli aiuti militari a Kiev

Ma è sul tema degli aiuti militari all’Ucraina che si è consumato in passato il maggiore distacco politico fra Fico e la Commissione europea. La cessazione del supporto militare a Kiev è stato infatti uno dei principali cavalli di battaglia, insieme alla promessa di combattere l’immigrazione, della campagna elettorale che lo ha visto poi trionfare alle elezioni politiche del settembre 2023. Una scelta che ha avuto un valore più simbolico che concreto visto che la Slovacchia fornisce meno dell’1% degli aiuti militari complessivi che con cui l’Occidente supporta l’Ucraina. “Non un altro proiettile a Kiev” era stato il motto ripetuto da Fico e messo poi in pratica una volta diventato presidente. Salvo che, come riportato da Politico, un emendamento approvato lo scorso gennaio dal Parlamento slovacco ha di fatto autorizzato il ministero della Difesa ad approvare l’invio di armamenti a Kiev annacquando quanto deciso in precedenza dal governo.

Nel Paese è decisamente forte e affermato il sentimento filorusso, elemento che ha permesso a Fico di trionfare alle elezioni. È altresì importante e particolarmente attiva la fazione politica che unisce coloro che ritengono prioritario il sostegno a Kiev per difendersi dall’aggressione russa. Tanto che un’iniziativa privata di sostegno all’Ucraina denominata “Munizioni per Kiev” lo scorso aprile ha permesso di raccogliere 4 milioni di euro di donazioni trasformate poi in sostegno militare.

Il rischio terrorismo

Fico ha sfidato più volte l’opposizione interna mantenendo sempre una retorica incline a non tradire quanto promesso in campagna elettorale e favorendo una polarizzazione che ha indirettamente messo a rischio la sua stessa vita quando, il 15 maggio scorso, il cittadino slovacco Juraj Cintula, definito come un 71enne “di sinistra”, ha tentato di ucciderlo con colpi di pistola che lo hanno tenuto fra la vita e la morte in ospedale per diverse ore, causandogli dei danni alla salute irreversibili e permanenti. Interrogato dalle forze di sicurezza, Cintula ha poi dichiarato di aver colpito Fico perché in disaccordo con le politiche governative e in particolare con l’interruzione degli aiuti militari all’Ucraina.

Il rischio di terrorismo rimane però un problema attuale per la Slovacchia. Nel corso di un’intervista rilasciata al portale locale Standard, lo stesso Fico ha svelato alcune informazioni su un altro e più recente tentativo di assassinio da parte di un uomo armato che ad ottobre si trovava ad un evento pubblico dove era prevista la sua partecipazione, intenzionato a colpirlo a causa del suo “atteggiamento nei confronti dell’Ucraina”.