Che in Siria si è vicini, in qualche modo, ad una svolta lo si nota da diversi annunci e diverse indiscrezioni che oramai da diversi giorni si susseguono. Per di più tutto sembra arrivare dopo mesi di silenzio, in cui il conflitto siriano passa praticamente inosservato o quasi, a dispetto di momenti in cui invece le notizie proveniente dal fronte appaiono molto più frequenti. Dopo l’annuncio di Trump circa il ritiro americano nelle prossime settimane, per il governo di Assad potrebbe arrivare una nuova vittoria politica: la riabilitazione in seno alla Lega Araba. 

L’espulsione del 2011

A pochi mesi dall’inizio degli scontri in Siria, i paese arabi iniziano a dividersi. C’è chi, come in primis l’Arabia Saudita, preme per il sostegno senza condizioni all’opposizione siriana ed a quelle galassia cosiddetta “ribelle” che, di lì a poco, si sarebbe rivelata una tragica accozzaglia di islamisti. C’è chi invece, al contrario, prova a dare ancora credito ad Assad. Le prime sconfitte sul campo dell’esercito di Damasco sembrano suonare come una vera e propria prossima resa della Siria. Sia in occidente e sia in medio oriente in diverse cancellerie si ripete che, vista la situazione, il governo di Assad è alla frutta ed è prossimo alla caduta. Per tal motivo dunque, nel 2011 Damasco viene espulsa dalla Lega Araba. Un gesto che isola ancor di più la Siria, ponendola ai margini del mondo arabo sotto il profilo politico. Il governo di Assad in quel momento appare senza più rapporti e sotto la pressione delle armi islamiste e delle sanzioni occidentali. 

Assad pronto ad essere “riabilitato” 

La storia poi, a prezzo di anni di conflitto e di migliaia di vittime, viene comunque ribaltata. Da governo morente, quello di Assad riesce invece prima a sopravvivere e poi, grazie all’appoggio della Russia, a riprendersi buona parte del paese. Oramai il 70% della popolazione siriana vive in territori controllati dal governo, a Damasco od Aleppo la situazione sotto il profilo della sicurezza appare essere di gran lunga migliorata. Assad, negli anni in cui la sua bandiera non appare più durante i vertici della Lega Araba, riesce però a conservare il suo potere e ad avere importanti rapporti, oltre che con Mosca, anche con gli Hezbollah libanesi ed ovviamente anche con l’Iran. Da quando Aleppo viene ripresa, nel dicembre 2016, la vittoria di Assad è un dato di fatto. Da allora inizia un lungo conto alla rovescia verso il riconoscimento di questa situazione anche dei paesi che, dal 2011, sostengono apertamente l’opposizione. Un conto oramai che si avvicina sempre più allo zero. 

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Non è un caso la concomitanza tra l’annuncio di Trump ed il continuo rincorrersi di voci che vogliono Damasco nuovamente all’interno della Lega Araba. Con gli Usa che vanno via dall’est dell’Eufrate, lasciando i curdi in balia dei miliziani filo turchi pronti ad oltrepassare il confine in nome della lotta al Pkk, di fatto anche da Washington si riconosce la vittoria di Assad. Anche se tematiche spinose, come la ripresa di rapporti diplomatici e la fine della sanzioni, sembrano lontane da ogni possibile risoluzione, qualcosa comincia a muoversi. Dopo la visita del presidente sudanese Omar al-Bashir a Damasco, la prima di un leader arabo dopo otto anni, si fanno più insistenti le voci per una possibile visita del presidente iracheno nella capitale siriana. Circostanza smentita da Baghdad, ma che sembra ugualmente accendere i riflettori sulla riabilitazione della Siria di Assad all’interno del mondo arabo. 

La prova del nove al prossimo vertice di Tunisi

Una riabilitazione che, inevitabilmente, passa dalla riammissione del governo siriano nelle Lega Araba. La prossima riunione dell’organizzazione è prevista per il prossimo mese di marzo a Tunisi. Dalla capitale tunisina si rincorrono una serie di conferme e smentite che portano ad ipotizzare, in ogni caso, ad un possibile invito di Assad alla conferenza. “Il presidente Beji Caid Essebsi invierà presto un invito al presidente Bashar al Assad per visitare Tunisi e partecipare al vertice arabo del prossimo marzo”, si legge in un Tweet della giornalista tunisina Butheina Jabnun. Ma c’è chi giura, sempre da Tunisi, che un invito ufficiale è stato già inviato. E che, da Damasco, sia già arrivata una risposta positiva. Come prevedibile, le voci sono state smentite: “Al momento sono stati inviati gli inviti soltanto ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti”, specifica il ministro degli esteri tunisino Khemaies Jhinaoui. Una smentita sull’invito, non però sulla possibile iniziativa di invitare Assad. 

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La Siria, in questo modo, verrebbe riammessa nella Lega Araba ed oltre al forte significato simbolico questo potrebbe voler dire, a livello politico, un primo passo verso la discussione di altre tematiche. In primis le sanzioni internazionali, che uccidono più delle pallottole e dei missili.