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Recep Tayyp Erdogan sta pianificando una grande operazione militare nel nord della Siria. La caduta quasi contemporanea di Raqqa e Deir el Zor ha sancito la fine definitiva dello Stato Islamico  a livello territoriale. Il passo successivo è dunque la creazione di un nuovo ordine geopolitico mediorientale sulla base dei rinnovati rapporti di forza. Ecco che la Turchia è diventata un tassello chiave per il futuro e la stabilità politica della Siria.

Se l’ex Impero Ottomano rappresentava fino a un paio di anni fa un prezioso alleato dell’asse occidentale, oggi rappresenta il principale garante della pace russa nel territorio siriano. Erdogan, entrato nella sfera d’influenza di Mosca, è l’attore che più di ogni altro può impedire un riaccendersi delle tensioni tra le ancora presenti formazioni dei ribelli in Siria e il Governo centrale di Damasco.

Gli americani non si sono ancora arresi sul futuro della Siria

Più di una denuncia è infatti arrivata da vertici militari russi nell’ultimo periodo contro le manovre poste in atto dalla coalizione a guida americana nel territorio siriano. Manovre confermate dalle recenti dichiarazioni del Segretario di Stato USA Rex Tillerson il quale non contempla un futuro della Siria con la famiglia Assad al Governo. Così i curdi di Siria rimangono l’ultimo strumento a disposizione degli americani per tentare un nuovo colpo di coda contro Damasco. Ed è proprio per questo che è pronto a intervenire Erdogan, ormai prezioso alleato di Vladimir Putin.

Erdogan pronto a prendersi il nord della Siria

Secondo quanto riportato da Arabnews e confermato da Ansamed, Erdogan sarebbe pronto a estendere l’influenza turca nella Siria settentrionale da Idlib fino ad Afrin. Formalmente infatti la Turchia si sarebbe dovuta limitare all’addestramento di truppe di ribelli siriani per la riconquista di Idlib. Nella pratica l’operazione è andata diversamente.

Al fianco dei ribelli sono comparsi, e in numero cospicuo, anche truppe dell’esercito regolare di Ankara, che ha così potuto estendere formalmente i propri confini nel territorio siriano. Idlib è poi una delle cinque zone di descalation concordate ad Astana, che dovrebbero essere controllate dai ribelli. In realtà più fonti ci dicono come sia Ankara ad avere il controllo formale della città. L’avanzata turca non si ferma però qui. Erdogan in un recente discorso pronunciato di fronte ai deputati dell’Akp avrebbe dichiarato che “con Idlib ormai quasi completata, è il turno di Afrin”.

La nuova Siria disegnata per contrastare la minaccia americana

Il Distretto di Afrin, facente parte del Governatorato di Aleppo, è situato molto più a nord rispetto alla città di Aleppo e rappresenterebbe il naturale completamento di quel lembo di terra siriano lungo il confine turco. Attulmente Afrin è presidiata dai curdi dell’YPG, gli stessi che con l’aiuto dell’aviazione americana hanno recentemente conquistato Raqqa ai danni dello Stato Islamico. La manovra di Erdogan potrebbe essere dunque frutto di precisi calcoli geopolitici fatti ad Astana, insieme alle controparti russe e iraniane.

La Turchia potrebbe così aver accettato l’aumentata presenza russa e iraniana in Siria in cambio del controllo del Nord Ovest del Paese, dove la presenza curda è sempre stata considerata minacciosa da Ankara. D’altra parte Mosca potrebbe vedere la presenza turca in Siria come garanzia contro impreviste velleità indipendentiste curde, alimentate da Washington, che potrebbero minare una pace che appare ancora molto fragile.