La geopolitica della corsa allo spazio
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Interventismo contro pacifismo: dal 24 febbraio, giornata che è già passata alla storia come l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la sinistra europea si è spaccata in mille rivoli e posizioni contrapposte, forse in maniera ancora più marcata di quanto si è registrato a destra, dove la figura di Vladimir Putin suscitava una certa simpatia, soprattutto nelle fila delle formazioni cosiddette “sovraniste” e più nazionaliste. Il dubbio è lo stesso per tutte le formazioni di sinistra: assistere gli ucraini con le armi contro un’invasione ingiustificabile oppure rimanere fedeli ai propri principi di pacifismo e anti-interventismo e cercare altresì una via diplomatica alla risoluzione del conflitto? Il risultato è, da un lato, una sinistra liberale che ha da tempo sposato l’atlantismo: dall’altra una sinistra radicale che presenta al suo interno una connotazione anti-americana o comunque scettica verso la leadership di Washington e che, in alcuni casi, vorrebbe un’Europa più dialogante con Mosca.

Guerra in Ucraina: la sinistra è divisa in tutta Europa (o quasi)

In Italia, il Partito democratico si è dichiarato favorevole all’invio di armi all’esercito ucraino: il segretario Enrico Letta ha tuttavia specificato che non deve però essere concepito come uno “strumento di offesa e di aggressione in territorio russo”. Posizione rimarcata anche dal deputato del Pd Graziano Delrio, il quale ha sottolineato che il governo italiano sta dando “agli ucraini strumenti per difendersi e non per offendere. E questa resistenza ha impedito che la prepotenza e la forza trionfassero sul diritto”.

Diversa la posizione di Sinistra Italiana. Nel suo intervento alla Camera dei deputati, il Segretario nazionale Nicola Fratoianni ha rimarcato la sua contrarietà all’invio di armi a Kiev: “Quasi tre mesi fa, nel mio intervento alla Camera, dicevo che l’invio delle armi nel conflitto in Ucraina avrebbe portato più dolore e sofferenza, allungando il conflitto e allontanando una prospettiva di risoluzione diplomatica.  Oggi si parla apertamente di guerra di attrito e la diplomazia è più lontana che mai. Per questo ho votato, di nuovo, contro l’invio delle armi. Non è questa la strada per costruire una Pace futura, stabile e duratura”.

Sempre a sinistra, il leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte ha espresso più a riprese i suoi dubbi sulla strategia del governo italiano e sull’assistenza militare. Ma le divisioni non riguardano solo le forze politiche. Il dibattito sulle armi a Kiev ha infatti diviso anche la sinistra radicale e le associazioni – vedi l’Anpi e il relativo dibattito interno – oltre a intellettuali e noti giornalisti, come Michele Santoro e Federico Rampini, ad esempio, schierati su posizioni contrapposte. Quella italiana, tuttavia, è tutto fuorché un’anomalia, almeno in Europa. Nulla a che vedere, infatti, con gli Stati Uniti, dove i democratici – sia alla Camera, sia al Senato – hanno votato compatti a favore del pacchetto da 40 miliardi di dollari all’Ucraina proposto dall’amministrazione Biden (inizialmente di 33 miliardi di dollari e arrivato a 40 miliardi su spinta del Congresso).



La sinistra radicale in Francia e Germania contro la Nato

In Germania, la Linke ha assunto una posizione marcatamente anti-intervista, protestando contro la decisione del cancelliere Scholz di costituire un fondo speciale per modernizzare e rafforzare l’esercito tedesco: “Rifiutiamo la guerra come mezzo della politica. Da molto tempo ormai, la popolazione locale è stata trasformata in giocattoli nelle sfere di influenza della Nato e della Russia” afferma la formazione della sinistra tedesca. E ancora: “Più armi non fanno pace. Nell’era delle armi nucleari – sottolinea il partito – le armi convenzionali giocano un ruolo scarso nella deterrenza. E un equilibrio di terrore crea solo terrore”.

In Francia, il leader della sinistra, Jean-Luc Mélenchon – che è riuscito a riunire quattro partiti di sinistra in vista delle imminenti elezioni legislative – pur condannando l’invasione della Russia come una dimostrazione di “pura violenza”, ha invitato il presidente Emmanuel Macron a mantenere Parigi in una posizione di “non allineamento” nella “guerra per procura fra Nato e Russia”, sostenendo i tentativi di dialogo con Mosca del presidente francese, rieletto alla fine di aprile. Senza contare che alcuni elementi della sua coalizione vorrebbero che la Francia uscisse dall’Alleanza Atlantica: proposta rispetto alla quale Mélenchon ha preso tempo, ribadendo che – nell’eventualità – sarà il Parlamento francese a decidere. In Spagna, la sinistra di governo è divisa: all’inizio di marzo, infatti, la decisione del premier spagnolo Sanchez di inviare armi all’Ucraina ha creato non pochi mal di pancia nella coalizione di governo, composta da socialisti, Unidas Podemos (Podemos + Izquierda Unida) e indipendentisti di sinistra.

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