Uno scontro al vertice tra partiti comunisti, in una fase storica che vede la sinistra radicale arretrare (o scomparire) quasi ovunque, sta dilaniando il Nepal e rischia di trascinare la nazione himalayana sull’orlo della guerra civile. Sembra fantapolitica ma invece è la cruda realtà di quella che, probabilmente, è la nazione più progressista del mondo. Al governo, sino ad alcuni mesi fa, c’erano il Partito Comunista del Nepal (Marxista-Leninista) del primo ministro Khadga Prasad Oli ed il Partito Comunista (Maoista) dell’ex guerrigliero Pushpa Kamal Dahal (detto Prachanda). L’idillio tra le parti, che nel 2018 si erano fuse dando vita al Partito Comunista Nepalese, si è rotto in seguito ad una frattura interna. Nel mese di dicembre il primo ministro Oli ha deciso di sciogliere il Parlamento mentre i maoisti hanno cercato di rimuoverlo dalla guida del partito. I seguaci di Prachanda hanno promosso un ricorso contro lo scioglimento illegittimo dell’Assemblea ed hanno dato vita ad una serie di scioperi, degenerati in scontri con la polizia ed in decine di arresti. I ribelli maoisti hanno combattuto per dieci anni, tra il 1996 ed il 2006, contro il governo nepalese. La lunga guerra civile ha provocato 17mila vittime, la scomparsa di 1500 persone ed il ferimento di altre 8mila. Gli ex-ribelli sono entrati a far parte del governo in più occasioni dopo la fine delle ostilità.

Tra due fuochi

La coalizione comunista, che ha governato il paese dal 2017 estromettendo i socialdemocratici del Nepal Congress Party, è ormai un lontano ricordo. L’inimicizia tra i leader delle fazioni ne ha causato il collasso, ma sullo sfondo ci sono anche fattori esterni. Il Nepal è schiacciato tra Cina ed India e negli ultimi anni è entrato nella sfera d’influenza di Pechino, che ha cercato di tenere in vita l’esecutivo di Kathmandu. Il Nepal ha aderito alla Nuova Via della Seta, l’iniziativa strategica cinese per il miglioramento dei suoi collegamenti commerciali con l’Eurasia e la Repubblica Popolare Cinese ha investito milioni di yuan in progetti infrastrutturali ed idroelettrici in loco. Il 90 per cento degli investimenti diretti dall’estero in Nepal provengono dalla Cina e nell’ottobre del 2019 il presidente Xi Jinping ha promesso aiuti per oltre 436 milioni di euro al paese himalayano. Le relazioni commerciali sono migliorate ulteriormente il primo febbraio del 2020, con l’entrata in vigore di un protocollo di transito. Il Nepal può sfruttare, grazie all’intesa, una serie di porti cinesi per importare beni sul proprio territorio nazionale tagliando i tempi di transito degli stessi. Il protocollo ha ridotto la dipendenza di Kathmandu dall’India, dai cui porti transitavano i due terzi dei beni provenienti e diretti nel Nepal. I rapporti tra le due nazioni si sono guastati a causa di una controversia territoriale ancora irrisolta e per una certa ostilità manifestata, in passato, da Nuova Delhi nei confronti del leader comunista nepalese K.P. Sharma Oli. Il nazionalismo manifestato da Oli ha irritato l’India, ma una serie di proficui incontri bilaterali svoltisi nell’ultimo trimestre del 2020 ha dato il via ad una tregua precaria. L’evoluzione dello scenario è legata all’esito delle elezioni parlamentari nepalesi, che si svolgeranno tra l’aprile ed il maggio del 2021. L’appuntamento elettorale sarà cruciale per determinare quale strada deciderà di intraprendere, nei prossimi anni, Kathmandu e soprattutto quale governo sarà al potere nel paese.

La pandemia grava sulla sfera economica

La pandemia ha provocato gravi danni al tessuto economico nepalese. Secondo un rapporto della Nepal’s National Planning Commission (NPC) l’emergenza sanitaria ha ridotto in povertà un milione e duecentomila persone nell’anno fiscale 2019/2020 mentre il Prodotto Interno Lordo, nello stesso arco temporale, si è contratto dello 0.6 per cento. La recessione, seppur apparentemente modesta, rischia di travolgere il Nepal. Qui, già nel 2018, il 25 per cento della popolazione viveva sotto la soglia di povertà e sopravviveva con 50 centesimi al giorno. L’UNICEF e Save The Children sono giunte a conclusioni ancora più allarmanti: il numero di bambini che vive in condizioni di indigenza sarebbe passato dagli 1.3 milioni del periodo pre-pandemia agli oltre 7 dell’agosto 2020. Le prospettive future sono legate ad una ripresa del settore turistico, che costituisce una parte consistente delle entrate e che è stato gravemente danneggiato dalla chiusura dei confini nazionali imposta dalla crisi sanitaria. La campagna di vaccinazione in Nepal potrà trarre beneficio dal supporto di Cina ed India, che hanno promesso di inviare un certo quantitativo di preparati anti-Covid nel paese. La diplomazia dei vaccini potrebbe aiutare Nuova Delhi a riconquistare posizioni sull’Himalaya ed a contenere la Cina, che di certo non resterà a guardare.

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