La riunione odierna del Copasir ha visto uno strappo netto da parte di Fratelli d’Italia, sostanziatosi nell’assenza alla riunione del comitato di vigilanza sui servizi segreti del vicepresidente Adolfo Urso, esponente del partito della Meloni, critico per il fatto che i presidenti di Camera e Senato e il presidente leghista Raffaele Volpi non abbiano concesso spontaneamente alla formazione la presidenza come normato dalla Legge 124 del 2007 che regola le attività dei servizi segreti. Urso ha motivato la sua assenza spiegnado di non voler “avallare con la mia presenza una interpretazione che viola la legge stravolgendo il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato espressamente sancito dalle norme in ossequio al dettato costituzionale, tanto più importante in una materia che riguarda il controllo sull’operato dei servizi segreti e più in generale la Sicurezza nazionale”.

Il braccio di ferro continua

Lo stallo sul Copasir vede schierati su due fronti opposti i partiti-guida della coalizione di centro-destra, Fdi e la Lega, che si trovano da febbraio divisi per la seconda volta nella legislatura nel contesto della posizione presa rispetto a un governo: da giugno 2018 a settembre 2019 quando fu in carica il governo Conte I, ora per la nascita del governo Draghi. Esecutivi a cui il Carroccio ha partecipato mentre Fdi si è chiamato fuori. Avendo il leghista Volpi ottenuto la presidenza del Copasir dopo l’ascesa del predecessore Lorenzo Guerini al ministero della Difesa nel governo Conte II, il Carroccio ritiene strategico il controllo del comitato di Palazzo San Macuto e chiede l’interpretazione del precedente che garantì a Massimo D’Alema di mantenere la presidenza del Copasir dopo la nascita del governo Monti nel 2011, mentre Fdi, sostenuto in questo campo dal Partito Democratico e Forza Italia, chiede l’applicazione della norma. In tal senso inequivocabile nel garantire all’opposizione parlamentare la presidenza del Copasir.

La nota congiunta di Roberto Fico e Elisabetta Casellati demanda alle forze politiche e a un loro accordo la scelta del futuro del Copasir. Giorgia Meloni ha a questo punto due strade per “doppiare” l’ostacolo di un’ardua negoziazione con l’alleato-rivale Matteo Salvini. Da un lato, un’interpellanza al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dall’altro un ricorso alla Consulta. Sul primo fronte, però, secondo quanto spiegano fonti del Quirinale contattate da Tpi, pare che dopo la pronuncia dei presidenti delle due Camere il Colle ritiene che “non ci sia alcuna strada se non la disponibilità della Lega a farsi da parte”. Sul secondo fronte, il partito della Meloni starebbe già muovendosi confrontandosi con costituzionalisti e studiosi di primo rango per preparare il ricorso.

Il nodo del ricorso

In tal senso i margini sarebbero maggiori. Da tempo diversi esperti di diritto pubblico hanno preso posizione in materia. Salvatore Curreri, costituzionalista e docente dell’Università Kore di Enna, sostiene che il Copasir spetterebbe a Fdi in quanto “unico partito” dotato di un gruppo parlamentareche ha votato contro la fiducia al governo Draghi”. Il professore Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale ha dichiarato all’AdnKronos di ritenere il precedente D’Alema non valido in quanto prassi operata contra legem. E anche il professor Agostino Carrino, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Napoli Federico II, ha espresso un’opinione simile, sostenendo che “la ratio della norma ha una funzione di garanzia da parte del Parlamento che è prioritaria e non può certo essere derogata da una decisione che non sia presa all’unanimità da tutte le forze politiche”.

Un consenso trasversale, a quanto sembra di cogliere da queste dichiarazioni. Ma a Fratelli d’Italia converrebbe davvero andare a muso duro contro l’assegnazione di un comitato tanto importante all’alleato leghista? I calcoli tra i sostenitori della Meloni sono complessi e implicano scelte tutt’altro che discrezionali, dato che in gioco c’è la tenuta di una coalizione ancora ampiamente maggioritaria nel Paese e che ambisce ad avere responsabilità di governo nella prossima legislatura. Per la quale sarà necessaria una doverosa compattezza nella “prova generale” delle amministrative autunnali. Su cui una battaglia legale tra le formazioni leader della destra italiana peserebbe come un macigno.

Volpi prova a mediare

A fare da paciere potrebbe essere proprio uno dei diretti interessati della partita in corso, l’attuale presidente Raffaele Volpi. Il presidente del comitato di Palazzo San Macuto, solerte nel valorizzare assieme allo stesso Urso i suoi lavori nel 2020, ha mantenuto in questi due lunghi mesi un attento silenzio istituzionale, facendo sì che a esprimersi in primo piano per ribadire la continuità strategica del comitato (vaglio delle minacce al sistema-Paese, presidio della collocazione atlantica, vigilanza sugli asset critici) fossero soprattutto Enrico Borghi (Pd) e Elio Vito (Fi). Dopo aver presieduto la seduta odierna, recependo la validità del precedente D’Alema avallato da Fico e Casellati, Volpi ha dimostrato tatto e senso delle istituzioni non entrando nel merito della polemica ma richiamando alla necessità di una normativa più chiara, non potendo la Legge 124 chiarire la questione non specificata della decadenza del presidente del Copasir in caso di cambio di maggioranza parlamentare.

Volpi è in un certo senso andato oltre offrendo la possibilità di riformare ex novo il Copasir: “Ritengo, viste le varie espressioni politiche diverse tra di loro, alcune più chiare altre ambigue, ma per coerenza con l’espressione dei propri segretari e dei propri partiti, che tutti i componenti del Comitato debbano rimettere il proprio mandato ai presidenti delle Camere” aprendo a una nuova composizione maggiormente rappresentativa degli equilibri tra maggioranza e opposizione. Questo porterebbe Fratelli d’Italia ad avere, secondo il dettato della norma, ben cinque membri su dieci e una voce in capitolo preminente sulle questioni di sicurezza nazionale. Ma produrrebbe, nell’ottica di Fdi e Lega, un duplice risultato.

In primo luogo si eviterebbe l’apertura di una crisi istituzionale palese dovuta al litigio tra due partiti alleati in forma strutturale da tempo, per quanto in velata competizione elettorale. E si toglierebbe il campo a operazioni come quella compiuta da Enrico Letta, che garantendo alla Meloni sostegno per il passaggio a Fdi della presidenza del Copasir si è mosso con astuzia tra le rivalità dei due alleati.

In secondo luogo, non si pregiudicherebbe nuovamente per motivazioni politiche l’operatività dei servizi e della fondamentale vigilanza parlamentare. Scaricando quindi sulla sicurezza nazionale questioni di piccolo cabotaggio politico come fatto più volte nella fase terminale del governo Conte II dall’ex maggioranza giallorossa.

Volpi si appella a “un patto politico e istituzionale tra i partiti, i gruppi parlamentari e i vertici delle due Istituzioni assembleari che, come fosse l’inizio di legislatura, prenda in considerazione la composizione del Comitato come previsto dalla legge, non potendo essere disgiungibile dal combinato disposto tra composizione ed elezione del presidente” e invita le formazioni a studiare un aggiornamento della normativa dei servizi per evitare casi di imbarazzo come questo. Alla Lega, partito di Volpi, a Fdi e al resto delle forze politiche l’onore e l’onere di rispondere all’appello del deputato bresciano ben comportatosi da coordinatore dei lavori del Copasir sul fronte della vigilanza a sostegno del sistema-Paese. La politica è l’arte del compromesso, e Volpi ha colto la necessità di far andare avanti le istituzioni oltre gli uomini che le rappresentano. Un gesto importante di cui ora andranno valutati gli sviluppi.