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Viktor Orban rilancia la sua azione politica andando, una volta di più, contro corrente nel contesto comunitario e lo fa nel contesto delle politiche sui vaccini contro il Covid-19. Il governo ungherese presieduto dal leader di Fidesz, infatti, ha annunciato che acquisterà massicce dosi del vaccino russo Sputnik V e derogherà, in parte, dalla volontà della Commissione Europea di centralizzare la gestione delle politiche vaccinali firmando accordi-quadro con le case produttrici per distribuire poi proporzionalmente alla popolazione le dosi ottenute dei futuri vaccini.

Conformemente a quanto dichiarato a metà novembre dal ministro degli Esteri magiaro, Peter Szijjarto, in questi giorni stanno arrivando a Budapest le prime dosi che l’Ungheria ha acquistato per partecipare ai test sul vaccino guidati in Russia dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica N. F. Gamaleja che lo sta producendo. La fase tre della sua sperimentazione si sta svolgendo in 29 cliniche in tutta Mosca e coinvolgerà 40mila volontari in totale, di cui circa la metà ha già ricevuto la prima delle due dosi, a cui si aggiungeranno ora i volontari ungheresi.

“L’Ungheria si somma così alla Bielorussia, l’India e gli Emirati nella lista dei Paesi che stanno testando questo vaccino la cui efficacia – secondo Mosca – arriva al 95%”, sottolinea l’Huffington Post. La mossa del governo di Orban ha suscitato le critiche della Commissione di Ursula von der Leyen, secondo la quale Budapest rischia di inficiare le politiche sanitarie europee acquisendo un vaccino che non è ancora stato valutato dall’European Medical Authority. Ma il governo di Budapest non pensa in maniera esclusiva ai vaccini russi e applica, in un certo senso, le strategie seguite in ambito energetico dai Paesi non produttori di materie prime: diversificare le fonti di rifornimento e partecipare con la sua economia allo sviluppo del settore. Il governo Orban, non a caso “resta aperto anche ai vaccini europei e statunitensi, ma se le autorità daranno il ‘disco verde’, l’Ungheria riceverà quantità maggiori del vaccino russo e un fabbricante ungherese potrebbe produrlo l’anno prossimo”.

L’Unione Europea non sta per ora trattando acquisti del vaccino russo, e le autorità mediche sono in particolar modo scettiche del ridotto campionamento di Sputnik V, per quanto su scala globale Mosca, così come la Cina, stia vedendo gradualmente crescere il novero dei Paesi interessati ad ottenerlo. Oltre ai Paesi citati, infatti, il Financial Times ha elencato Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, mentre in India si stanno preparando impianti per la sua realizzazione. Kirill Dmitriev, capo del Russian Direct Investment Fund che sta sovvenzionando il vaccino e in Ungheria ha interesse ad espandersi, ha lamentato ragioni politiche come la causa del rifiuto europeo di unirsi a questo gruppo di Paesi.

Col Paese in lockdown, intento a dover affrontare un ritorno di fiamma della pandemia più imponente della prima ondata e con la necessità di tenere dritta la barra del timone Orban non poteva fare a meno di considerare, come gli altri leader europei, il vaccino come l’arma risolutrice con cui vincere la pandemia. E proprio la diversificazione dei prodotti è sembrata la garanzia migliore in un contesto che vede, ad ora, le ricerche di fase tre non ancora ufficializzate in forma massiccia da nessuna casa produttrice, per quanto AstraZeneca abbia detto di essere pronta a pubblicare alcuni studi su riviste mediche specializzate. Non c’è dunque al momento alcun elemento tangibile per definire il vaccino russo peggiore o migliore di quelli occidentali, il punto appare squisitamente politico: in fin dei conti l’Ungheria sta aggiungendo un corollario nazionale alla strategia comunitaria per accelerare il processo di distribuzione vaccinale e dare un volano all’industria interna.

Si può biasimare Orban? Sotto questo punto di vista sicuramente no. L’Europa naviga a vista in un periodo di grande incertezza e la volontà ungherese di aggiungere frecce all’arco delle risposte sanitarie è certamente comprensibile. Il problema per Orban sarà mantenere la capacità di trattare da pari a pari con la Russia senza perdere terreno nella corsa europea al vaccino e evitare che anche su Sputnik V si crei un muro contro muro. Ma se anche il vaccino russo si dimostrerà efficace e inoculabile nel 2021, Budapest potrebbe aver acquisito un vantaggio competitivo sul resto del continente verso il ritorno alla normalità.