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Politica

La sfida dell’Afd, i voti a Est e l’economia: Merz alla prova dei voti di settembre

Due date e tre voti che potrebbero essere decisivi per le prospettive future del governo di Berlino guidato dall'Unione Cristiano-Democratica

Nel calendario politico del cancelliere tedesco Friedrich Merz sono segnate con attenzione due date e tre voti statali che potrebbero essere estremamente indicativi delle prospettive future del governo di Berlino guidato dall’Unione Cristiano-Democratica e, soprattutto, potranno far capire in che misura l’ascesa esplosiva della destra di Alternative fur Deutschland (Afd) registrata dai sondaggi si tramuterà in un’ulteriore crescita di consensi effettivi e, potenzialmente, nel possibile accesso a ruoli primari di governo, perlomeno a livello locale. Il primo snodo cruciale sarà il 6 settembre quando andrà al voto la Sassonia-Anhalt, Lander della Germania orientale con capitale Magdeburgo, che dovrà rinnovare il parlamento locale (Landtag) e il governo. Seguiranno, il 20 settembre, le elezioni per il Landtag del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, sito sempre a Est sulla costa baltica, e la capitale Berlino.

I voti di settembre e la sfida del’Afd

In tutti e tre questi voti il canovaccio dettato dai sondaggi sembra puntare nella direzione di trend consolidati: un netto ridimensionamento dei consensi dell’Unione Cristiano-Democratica del cancelliere, un calo del Partito Socialdemocratico (Spd) suo alleato di governo e un’ascesa, a vario titolo, dei consensi per l’estrema destra guidata da Alice Weidel, che punta fortemente sul tema dell’immigrazione, della sicurezza e della critica per la strutturale tensione economica vissuta da un Paese alle prese con un drastico cambio del paradigma geopolitico ed economico di riferimento.

Per Merz, che a partire da luglio ha visto diverse critiche emergere dai suoi stessi ranghi per un giro di valzer di nomine nell’esecutivo condotto in maniera confusionaria all’interno della compagine conservatrice (la complessa dinamica del rimpasto è stata ben ricostruita dall’Internationale Politik Quarterly), la battaglia politica si preannuncia complessa e, a meno di un anno e mezzo dall’ascesa alla cancelleria federale, l’obiettivo del capo di governo è provare a respingere sul campo le voci sempre più insistenti di un possibile cambio della guardia ai vertici dell’esecutivo. Se da un lato l’agenda di riforme e investimenti, dalla difesa al welfare, in campo è presentata come necessità politica per il prosieguo della coalizione, dall’altro la Cdu dovrà vagliare i suoi risultati alla prova della pressione di Afd per capire come la legislatura nazionale proseguirà fino alla conclusione nel 2029.

Ecco perché i voti di settembre hanno particolare importanza. A partire dal primo, quello in Sassonia-Anhalt, dove i dati mostrano un’Afd saldamente oltre il 40% dei consensi potenziali nei sondaggi e in grado di raddoppiare rispetto al 20,8% del 2021, mentre la Cdu del ministro-presidente uscente Svenz Schulze potrebbe perdere nettamente rispetto al 37% dell’ultimo voto, essendo data dal 22 al 24%. Ulrich Siegmund, 36 anni a ottobre, è il candidato di Afd alla carica di Ministro-Presidente della Sassonia-Anhalt. Afd mira a una netta spallata e a cercare i voti per poter governare da sola, ma qualora non ci riuscisse sarebbe molto difficile per i partiti tradizionali trovare un’alternativa.

Sassonia-Anhalt, una sfida decisiva

La Cdu ha fatto, sin dal 2018, del rifiuto della cooperazione con l’estrema destra un punto della sua agenda istituzionale ma parimenti ha escluso tra i partiti con cui dialogare anche la sinistra radicale della Linke, in predicato di essere il terzo partito in Sassonia-Anhalt. Qualora l’Afd stravincesse senza avere i numeri per governare, sarebbe realistico pensare di poter escludere una formazione votata dalla netta maggioranza dell’elettorato da responsabilità amministrative senza rischiare conseguenze politiche? E soprattutto, può la fredda aritmetica dei numeri cancellare le radici di un malcontento che nei Lander a Est appare sempre più percepibile? Deutsche Welle ricorda che “gli esperti attribuiscono l’ottimo risultato ottenuto dall’Afd nei sondaggi in gran parte alla diffusa insoddisfazione che molti abitanti della Sassonia-Anhalt provano per gli sviluppi in Germania” ricordando che “negli anni successivi alla riunificazione, un gran numero di posti di lavoro è andato perduto, soprattutto nei settori dell’estrazione della lignite e della chimica”.

Non ci sono precedenti di partecipazioni di Afd a governi statali a livello così alto e quando nel 2019 i voti di Afd, giunti a sorpresa, furono decisivi per eleggere alla presidenza della Turingia il liberale Thomas Kemmerich, questi si dimise pochi giorni dopo non ritenendo sostenibile la situazione che aveva portato alla sua elezione. Questa volta è diverso e Afd, in tal senso, potrebbe porre una sfida strategica all’intera politica tedesca che, in una fase critica e complessa, vede l’estrema destra condizionare l’agenda del governo nazionale di cui è oggi la prima forza di opposizione. In Sassonia-Anhalt un sorpasso dei sovranisti sui conservatori moderati aprirebbe scenari politici da monitorare e andrebbero analizzati due elementi. Da un lato, testerebbe la capacità effettiva di Afd di tramutare in azioni concrete un programma ricco di proposte nette e potenzialmente di rottura in un contesto in cui, nota il Center for Strategic and International Studies, “la  sua piattaforma per la Sassonia-Anhalt si concentra sulla limitazione dell’immigrazione, sulla promozione della famiglia, dell’istruzione, della sicurezza interna e dell’identità culturale”.

La sfida di Afd

Dall’altro, sarebbero da analizzare le ripercussioni strategiche nella cancelleria federale di Berlino, specie alla luce della prospettiva di un consolidamento di tlali trend successivi voti. In Meclemburgo-Pomerania Afd potrebbe sorpassare i socialdemocratici, prima forza all’ultimo voto, e veleggia al 35% con la sinistra in calo poco sotto il 30% e con la Cdu in lotta per difendere la doppia cifra. Al voto statale di Berlino, con cinque partiti dati in doppia cifra, la primazia cristiano-democratica è insidiata dalla Linke, data in ascesa, ma Afd potrebbe raddoppiare i propri consensi rispetto all’ultima elezione tenutasi nel 2023. Il condizionale appare d’obbligo perché finché le urne non si apriranno si parlerà di sondaggi e non di consensi effettivi. Ma il dato che un vento di critica e malcontento diffuso serpeggi per la Germania appare palese e non è un caso che a farsene portavoce è, una volta di più, la periferia orientale di uno Stato che si trova di fronte a grandi cambiamenti economici, industriali, strategici.

Per Merz e la sua coalizione interpretare e gestire tali cambiamenti sarà vitale e, in tal senso, andrà capito, anche alla luce del risultato di questi voti, il destino dell’esecutivo e del suo leader. Il cancelliere rischia di arrivare al capolinea? Ancora presto per dirlo, anche perché per la Germania la sfida è strutturale: ritrovare la rotta dopo che negli ultimi anni la rottura del consolidato partenariato energetico con la Russia, la sfida del boom delle esportazioni cinesi nel Paese e dell’erosione di competitività ad opera di Pechino, la competizione serrata in diversi settori critici per l’export, le tensioni daziarie e la messa in discussione della garanzia di sicurezza americana hanno totalmente modificato il baricentro del Paese.

Il fragile governo Merz

Il predecessore di Merz, Olaf Scholz, ha vissuto un mandato travagliato subendo le conseguenze di tutte queste dinamiche. E ogni leader dovrà fare i conti con la necessità di prendere di petto queste sfide su cui si innesta l’ascesa della contestazione targata Afd. L’Official Monetary and Financial Institutions Forum nota che non sembrano esserci nella Cdu figure paragonabili a Andy Burnham, che si è avvicendato a Keir Starmer nel Regno Unito dopo una serie di rovesci politici del governo laburista e ritiene possibile che il cancelliere resti al suo posto, in un contesto in cui per il suo esecutivo “i rischi politici ed economici sono in aumento da tutte le parti”. Al 2029, anno del prossimo voto per il Bundestag di Berlino, manca ancora molto. Afd è già indicata come primo partito in molti sondaggi nazionali.

Per le istituzioni e il governo di Merz e per i due maggiori partiti del Paese i tre voti di settembre, in particolar modo il primo, saranno un tagliando sullo stato di salute della loro capacità di governo e sulla realtà potenzialità dell’Afd di trasformarsi da forza di protesta a formazione capace di tramutare i suoi programmi in realtà, pungolando ulteriormente il governo. La realtà che non si può ignorare è quella di un’ora critica e decisiva in una Germania ove il peso politico di una parte di Paese che si sente dimenticata potrebbe risultare importante. Ignorare le cause dell’ascesa dell’Afd è ormai impossibile, gestirne le conseguenze estremamente difficile e, in un certo senso, ci si prepara a un banco di prova per la Germania e l’Europa intera dove, a vario titolo, altre formazioni di destra radicale ambiscono a crescenti ruoli di governo, a partire dal Rassemblement National francese. Ciò che succede in Germania non riguarda solo Berlino e, dunque, il mese più lungo di Merz andrà osservato come rilevante politicamente a prescindere dall’impatto che avrà sui destini personali del cancelliere federale tedesco.

Fonti

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