Intensificando la sua proiezione come potenza mondiale di primo livello, la Cina non ha mai trascurato l’elemento militare. La proiezione delle forze armate di Pechino è andata via via crescendo nell’ultimo decennio e si intensificata dopo l’ascesa di Xi Jinping alla guida del Partito Comunista e del Paese tra il 2012 e il 2013: Xi ha imposto una riforma militare che ha centralizzato i comandi operativi sul modello americano, ha intensificato il controllo politico dell’esecutivo per mezzo della durissima campagna di repressione della corruzione e ha ampliato il budget militare cinese sino a livelli mai conosciuti in precedenza.

Come riporta Bloombergla spesa cinese nel settore della Difesa è destinata a toccare nel 2018 la quota di 175 miliardi di dollari, con una crescita dell’8,1% rispetto al 2017. L’ammodernamento delle forze terrestri, lo sviluppo aeronautico, il rilancio del programma balistico sulla scia della ricerca spaziale e, soprattutto, lo sviluppo intensivo della People’s Libération Army Navy (Plan) rappresentano i capisaldi di una strategia di lungo termine che ha il suo contraltare nell’espansione del dispositivo tattico e strategico di Pechino nell’ampia regione dell’Indo-Pacifico.

Le basi logistiche e militari della Cina nell’Indo-Pacifico

La proiezione oceanica della Cina è frutto al tempo stesso dell’estensione sempre maggiore della “Nuova Via della Seta”, arrivata oramai a lambire persino il Sud America e le regioni dell’Artico, e delle crescenti prospettive della PLAN, che sta aumentando le sue capacità operative attraverso l’espansione prevista della sua dotazione in fatto di portaerei, sottomarini e navi di scorta ed è a tutti gli effetti capace di operare anche offshore, a lunga distanza dai suoi principali punti d’appoggio nell’Impero di Mezzo (Hainan, Zhanjiang, Ningbo, Qingdao).

La prima base all’estero della Repubblica Popolare nel piccolo Stato africano di Gibuti ha ampliato la discussione sulla reale natura degli scali che Pechino sta sviluppando nell’Oceano Indiano, come Gwadar, in Pakistan, Hambantota, in Sri Lanka, e i porti nelle Mauritius, nelle Maldive e in Tanzania che sono oggetto delle attenzioni cinesi. Tali porti risultano fondamentali per l’ampliamento del potenziale commerciale cinese e anelli fondamentali del ramo marittimo della “Nuova Via della Seta”, ma secondo numerosi analisti al servizio dei governi che più di tutti hanno da temere l’attivismo cinese, ovverosia quelli di India e Stati Uniti, risulterebbero potenzialmente in grado di dare appoggio a unità della Plan e di diventare i componenti di una “collana di perle” di basi militari estesa dalla Cina all’Africa.

Il faccia a faccia tra Cina e Usa nel Mar Cinese Meridionale 

Per consolidare l’obiettivo di una maggiore capacità operativa sui grandi spazi oceanici, la Cina deve innanzitutto garantire il controllo dell’ampia regione marina su cui le sue coste si affacciano direttamente. Il Mar Cinese Meridionale, conteso tra diversi Paesi in quanto fonte di imponenti riserve di pesce e materie prime e strategicamente fondamentale, essendo attraversato da traffici commerciali dal valore di circa 5 trilioni di dollari ogni anno, è al tempo stesso la linea di guardia delle ambizioni cinesi, la linea di contenimento fissata da Washington e la linea di faglia tra l’egemone e il suo sfidante principale.

Come scrivono David Tweed e Adrian Leung su Bloomberg“negli ultimi anni la Cina ha implementato sforzi per sfidare la presenza militare statunitense nel Mar Cinese Meridionale, dispiegando missili come deterrente per le navi da guerra americane e reclamando per sé le contese Isole Spratly”, su cui Pechino ha intensificato la costruzione di infrastrutture militari. La sfida sino-statunitense sul Mar Cinese Meridionale testimonia le importanti ripercussioni che l’ascesa politico-militare della Repubblica Popolare sta generando: compito delle due principali potenze planetarie è tenere sotto controllo il livello della contesa, per evitare che, in futuro, la “trappola di Tucidide” di cui abbiamo scritto recentemente scatti e l’Indo-Pacifico finisca investito da un nuovo, devastante conflitto.

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