Quanto accaduto a Washington negli ultimi mesi, con l’elezione prima e l’insediamento poi di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti d’America, sta avendo immediate ed importanti ripercussioni anche a Pechino dove arrivano chiari e netti gli strascichi di uno dei più importanti cambiamenti politici della recente storia americana; sono tanti i motivi per cui la politica cinese è stata subito chiamata a confrontarsi con le novità che arrivano dallo studio ovale: paradossalmente, ma fino ad un certo punto, la Cina potrebbe essere la nuova potenza “liberale” al cospetto di una politica Usa adesso incentrata sul protezionismo e sulla volontà di riportare il lavoro dentro i confini statunitensi, così come Pechino avverte la possibilità di poter giocare un ruolo cruciale in un sistema internazionale diverso rispetto a quello di pochi mesi fa, ma soprattutto il confronto con Washington passa dalla necessità di accelerare la modernizzazione delle proprie forze armate.Le graduali ma incisive riforme dell’esercitoGià da anni, per la verità, la parola d’ordine è quella inerente il rinnovamento di tutti gli apparati di sicurezza cinesi; la paura di essere un gigante dai piedi d’argilla ha sempre attanagliato la classe dirigente di Pechino: il ragionamento dei vertici cinesi riguarda la constatazione che, al fianco dei successi economici degli ultimi 15 anni ed oltre la riuscita dei piani mediatici volti a rifare un’immagine al paese, come nel caso delle Olimpiadi del 2008, è impensabile non compiere un percorso di decisa modernizzazione dell’esercito e di tutte le forze armate e nel tredicesimo piano quinquennale di programmazione della Repubblica Popolare, che riguarda le spese dal 2016 al 2020, un posto di notevole riguardo è riservato agli investimenti per la difesa. Saranno, in particolare, rammodernate le strutture e verranno prodotti numerosi nuovi mezzi con il preciso scopo di consolidare una decisa crescita dell’efficienza di tutti i delicati apparati difensivi di Pechino, i quali in futuro dovranno fronteggiare sfide tanto esterne quanto anche interne.Ma il processo inaugurato già diversi anni fa ed intensificato con l’ultima programmazione quinquennale, non riguarda soltanto investimenti e crescita in mezzi ed infrastrutture; il governo cinese punta a superare ostacoli normativi ed organizzativi che impediscono al momento a tutte le forze armate cinesi di recuperare il gap con le altre potenze più importanti, USA e Russia in primis. Per raggiungere infatti l’obiettivo della modernizzazione del settore difesa, la Cina punta su due direzioni precise: in primo luogo, riequilibrare i rapporti interni alle forze armate, che risultano decisamente a favore dell’esercito il quale assorbe gran parte degli uomini e dei mezzi del settore, in secondo luogo il programma di ammodernamento passa anche per l’ambizioso progetto di coniugare industria bellica ed industria civile. In poche parole, tutti i comparti delle forze armate (e non solo quindi l’esercito) devono essere competitivi e per farlo occorre il riequilibrio degli investimenti ed una maggiore integrazione tra industria civile e bellica.Non è un caso che sembra essere il 2017 l’anno del definitivo salto di qualità delle politiche cinesi volte a perseguire gli obiettivi sopra descritti: la svolta americana con Donald Trump, la prima bagarre diplomatica con il nuovo governo americano nata dalla telefonata del presidente Usa con il capo dell’esecutivo di Taipei, unito anche alle altre sfide nate negli ultimi anni dai cambiamenti dei contesti internazionali, hanno convinto Pechino ad accelerare con le riforme delle forze armate. Nei giorni scorsi, è stata fondata la National Defense Industry Enterprice Military and Civil Integration Alliance, una società nata sotto le precise direttive del governo centrale e che ha come soci principali l’Associazione delle imprese industriali cinesi per la difesa nazionale, la China Great Wall Industry Group (ossia l’azienda coinvolta nella gestione di servizi e nei recenti lanci di satelliti cinesi) e la China Fortune Land Development; è questa la prova tangibile del nuovo corso della difesa cinese: la tecnologia civile a disposizione di quella militare e viceversa, con un’integrazione tra settori bellici e civili mai vista prima nel paese.Si vuol provare a mettere in atto subito corposi investimenti per ammodernare le forze armate e la rete di infrastrutture della difesa, ma più in generale Pechino vuol dare anche una prova di forza ai principali contendenti internazionali: la Cina è pronta a coniugare la crescita tecnologica con il miglioramento dei propri apparati di difesa. Il tutto ovviamente, nell’ottica di una visione della Repubblica Popolare ancora più incisiva nei contesti internazionali e sempre più pronta ad assumere il ruolo di grande potenza mondiale sia economica che militare; tanto l’esercito, quanto la Marina, l’Aeronautica e tutti gli altri comparti della difesa, devono essere pronti a fronteggiare minacce esterne ed interne ed a muoversi congiuntamente per mettere al sicuro gli interessi nazionali.Il ruolo del presidente Xi JinpingIn carica dal marzo del 2013, il successore di Hu Jintao alla guida della Repubblica Popolare Cinese ha da subito dato importante impulso alle politiche volte al rafforzamento della difesa; è stato Xi Jinping ad inserire esplicitamente l’ammodernamento delle forze armate tra i piani fondamentali all’interno dell’ultimo piano quinquennale ed è proprio l’attuale leader cinese a presiedere la commissione, nata pochi mesi fa, per lo sviluppo integrato militare – civile. Una scelta, quest’ultima, che ha anche un preciso ed importante significato politico: Xi Jinping intende accentrare il potere, far della sua presidenza un organo che controlla direttamente gli organi più importanti e vitali della vita politica cinese, così come anche dello stesso Partito Comunista Cinese, di cui Xi è segretario dal novembre 2012.  In tal senso, il leader cinese appare più vicino all’impostazione politica di Jang, il predecessore di Hu Jintao, il quale ha accentrato alla segreteria del partito ed alla presidenza della Repubblica molti dei più importanti poteri.Sarà quindi Xi Jinping a sovrintendere il programma di ammodernamento dell’esercito e delle forze armate, un chiaro intendo anche  di dare valenza fondamentale agli investimenti nel settore della difesa; una scelta di non poco conto, che mira a dare una decisa impronta del presidente nei contesti vitali della Repubblica Popolare, ma che lancia anche un importante messaggio soprattutto agli USA: la Cina sarà sempre più pronta, in futuro, a difendere i propri interessi.