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Turning Texas Blue. I democratici chiamati a votare nella giornata del Super Tuesday per le primarie presidenziali nello Stato della stella solitaria ragionano ad alta voce sulla possibilità di considerare la contesa locale che assegnerà 228 delegati come l’inizio di una manovra volta a strappare il Texas ai repubblicani nelle elezioni di novembre.

Beto O’Rourke, con il 48% dei voti conquistati, è andato vicino nel 2018 a strappare il seggio senatoriale a Ted Cruz, esponente repubblicano, facendo emergere una tendenza verso cui sembrano spingere le tendenze politiche e demografiche del Texas: l’aumento del peso delle minoranze ispaniche e nere nelle aree al confine col Messico e nelle grandi città aumenta nel partito dell’asinello la speranza di poter fare il colpaccio. Tornando ad egemonizzare uno Stato a lungo feudo incontrastato dei democratici, che lo hanno governato per 105 anni consecutivi dal 1874 al 1979 ma che alle elezioni presidenziali non vincono dai tempi di Jimmy Carter nel 1976.

In passato la coalizione che sosteneva l’egemonia democratica nel sud era quella dei Southern Democrats: bianchi, conservatori sui temi etici e più aperti all’interventismo economico, cruciali nello sviluppo del New Deal di Franklin Delano Roosevlt, da loro barattato con lo stop a qualsiasi discussione sui diritti civili, i democratici del Sud passarono gradualmente ai repubblicani negli Anni Settanta sulla scia dell’avanzamento dell’evangelismo politico, della rivoluzione neoliberista e dell’ascesa di Ronald Reagan. Oggi, invece, i democratici mirano a espugnare il nuovo fortino repubblicano proprio isolando il loro storico bacino elettorale e puntando sulla somma del voto delle aree urbane con la convergenza elettorale delle minoranze.

“Attivare il voto dei tejanos è ormai da anni il sogno del partito democratico: turning Texas blue. Un sogno neppure troppo proibito, se si considera che la demografia gioca a favore dei dem, con le minoranze che diventano maggioranze e i bianchi in declino”, sottolinea La Stampa. “Nel 2016 Hillary Clinton l’ aveva detto chiaramente: ‘Se i neri e gli ispanici vanno a votare possiamo vincere il Texas’. Non andò così”. Conquistando oltre 4 milioni di voti O’Rourke nel 2018 ha conquistato più consensi di qualsiasi esponente dem in una contesa in Texas: un bacino di voti pronto a essere ereditato dal candidato alle elezioni di novembre, a patto di costruire una coalizione equilibrata.

Dopo il ritiro-choc del giovane Pete Buttigieg,in Texas come nel resto degli Stati del Super Tuesday sarà corsa a tre: Bernie Sanders, forte di un programma radicalmente di sinistra, parte come favorito nei sondaggi sull’ex vicepresidente Joe Biden e sull’ex sindaco di New York Michael Bloomberg.

La vittoria di Joe Biden in South Carolina lo ha posizionato come candidato più forte tra la minoranza afroamericana, mentre gli ispanici e i latini sono tendenzialmente più favorevoli a Sanders. Da valutare Bloomberg, che punta forte su un declino della candidatura di Biden che non sembra ancora in procinto di accadere. Il Texas rappresenta uno spaccato delle molte anime che agitano i democratici, nei quali alla tradizionale faglia politica (sinistra contro centro) si è aggiunta quella della ricomposizione del particolarismo. “Una ricchezza, ma anche un punto debole, soprattutto di fronte a un partito repubblicano che ha riconquistato compattezza”, chiosa il quotidiano torinese.

Le primarie texane daranno un’idea del peso e dei rapporti di forza interni al partito, che a loro volta condizioneranno, se gestiti con realismo dai democratici, la strategia elettorale verso le presidenziali di novembre. I democratici possono strappare il Texas ai repubblicani solo se riusciranno a impostare una strategia di ampio respiro capace di mobilitare il più ampio numero di elettori possibile: lo Stato della stella solitaria è un laboratorio dei nuovi equilibri della società americana e della capacità dei partiti di gestirli. Trasformare il Texas da uno Stato saldamente rosso a uno swing state potrebbe essere un successo per i democratici, ma ne sarà capace il partito dell’asinello nella sua condizione attuale, fatta di divisioni e aspre rivalità interne? La risposta dipenderà dall’acume politico e dalla responsabilità dei candidati.