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La Serbia vuole acquisire il know-how tecnologico militare cinese per colmare le sue lacune militari. Il ministero della Difesa di Belgrado ha annunciato la negoziazione con i principali produttori del settore aeronautico di Pechino per un acquisto iniziale di “droni da ricognizione armabili” da destinare alle forze armate serbe – ma il rapporto commerciale potrebbe proseguire su diversi piani; e riaffiora il problema del gap nelle vendite di droni militari all’estero che il governo cinese potrebbe colmare. 

Nenad Miloradovic, consulente speciale per gli armamenti presso il ministro della Difesa serba, ha dichiarato alla stampa che il suo Paese intende acquistare droni militai cinesi – imitazioni delle piattaforme Uav della famiglia “Predator” statunitense – per ilVojska Srbije, aggiungendo che l’acquisizione di questa tecnologia consentirà all’industria della difesa serba di produrre un proprio drone militare nel prossimo futuro. Un ulteriore colpo per l’industria degli armamenti cinese in ascesa, che apre ai Balcani e ricorda agli Stati Uniti la competizione che tanto li preoccupa.

“Il programma, in base al quale stiamo pianificando l’acquisto, e la futura produzione di droni da ricognizione per la forza terrestre serba, dovrebbe essere attuato a breve”, ha dichiarato Miloradovic alla stampa; aggiungendo che lo Stato della Serbia assume una posizione neutrale dal punto di vista militare, non avendo alcun tipo di “pregiudizio ideologico per quanto riguarda l’acquisto di armi”; e che l’acquisizione di tecnologia per rafforzare le forze armate del paese mira a procurarsi gli equipaggiamenti necessari da vari fornitori, per affrontare quelle “sfide militari strategiche che possono provenire dai vicini occidentali”, come già citato dal governo di Belgrado in passato.

I droni cinesi in questione potrebbero essere della tipologia Male (Medium-Altitude Long-Endurance) come i CH-4 Rainbow: droni da ricognizione o attacco/ricognizione con un’autonomia di 3.500/4.000 chilometri capaci di trasportare un carico utile di 330 kg di armamenti teleguidati/laserguidati lanciabili da un’altitudine di 5mila metri – ossia fuori dalla portata effettiva della maggior parte dei cannoni antiaerei; o droni dalle capacità inferiori come gli Aisheng Asn-209 già acquistati dall’Egitto.

Da sempre il governo di Belgrado stringe una stretta cooperazione commerciale-militare con la Federazione russa , che ha già venduto all’Aeronautica serba i cacciabombardieri Mig-29B (nome in codice Nato “Fulcrum”). Un segno di rafforzamento di questi rapporti è stato comprovato dal recente acquisto di sei elicotteri Mil Mi-17, aggiungendo le promesse di ulteriori acquisizioni di armi e aerei da Mosca. Ma Belgrado ha stretto anche accordi con la compagnia franco-olandese Airbus – acquisendo nove elicotteri multiruolo Eurocopter H145MAl e potrebbe rivolgere il suo sguardo ad altri produttori europei, per rinforzare un esercito piccolo ma da sempre protagonista delle tensioni al centro di una zona estremamente “complessa” come quella i Balcani.

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