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L’attivazione in tempi utili della campagna di vaccinazione di massa e il ricorso ad una pluralità di rifornitori hanno permesso all’insospettabile Serbia di conquistare un primato invidiabile e inatteso all’interno del Vecchio Continente: il maggior numero di vaccinati ogni milione di abitanti.

Il primato in Europa

Il 26 gennaio, raggiungendo la soglia di 278.491 vaccinati contro il Covid19, la Serbia ha consolidato il proprio status dominante nelle varie classifiche sulla vaccinazione a livello continentale. Secondo i numeri forniti dal governo serbo, Belgrado starebbe guidando la campagna di vaccinazione nei Balcani occidentali e, inoltre, primeggerebbe nel Vecchio Continente in termini di vaccinati ogni milione di abitanti, ovvero 40.927.

I dati hanno attratto l’attenzione del The Financial Times, che ha recentemente inserito la Serbia “al nono posto nella classifica dei 64 Paesi nel mondo per indice di vaccinati rispetto al numero di dosi somministrate ogni 100 abitanti”, perciò sono meritevoli di uno studio più approfondito.

Diversificazione

La campagna di vaccinazione si è svolta in tre fasi. La prima ha avuto inizio lo scorso 24 dicembre, ed è stata dominata dalla somministrazione del Tozinameran di Pfizer e BioNTech; la seconda è stata avviata il 5 gennaio, e ha visto un maggiore ricorso allo Sputnik V, e la terza ed ultima, nonché la più importante, è stata inaugurata il 19 e sta basandosi sul ricorso massivo al BBIBP-CorV della Sinopharm, sullo sfondo di un utilizzo continuativo ma su scala ridotta di Sputnik V e Tozinameran. 

È a partire dal 19 che la campagna di vaccinazione di massa è entrata nel vivo, al ritmo di 35mila inoculazioni al giorno, e saranno i prodotti delle industrie farmaceutiche di Russia e Cina a permetterne il completamento in tempi rapidi, come dimostrano le dimensioni delle commesse preliminari di Sputnik V e BBIBP-CorV, rispettivamente due milioni ed un milione di dosi; abbastanza per immunizzare oltre un quinto della popolazione. L’arrivo di ulteriori carichi, sia dei vaccini russo e cinese che di Tozinameran, è previsto prossimamente.

La Serbia, in breve, ha scommesso sin dagli albori sulla diversificazione dei rifornitori quale garanzia cautelativa mirante a mitigare gli effetti esiziali derivanti da eventuali ritardi e cancellazioni da parte di uno o più di essi; una strategia rivelatasi vincente – quanto sta accadendo fra Pfizer e Unione Europea ne è la dimostrazione.

Ultimo ma non meno importante, non è da trascurare il ruolo giocato dalla diversificazione a livello psicologico. Offrire ai cittadini un ventaglio di prodotti in luogo di un’unica opzione ha sicuramente contribuito a creare un clima di maggiore fiducia, soprattutto tra i più scettici, aiutando il governo ad ottenere un tasso elevato di partecipazione nonostante la non-obbligatorietà della campagna di vaccinazione.

Efficienza

La campagna di vaccinazione di massa è stata elaborata ed implementata nei minimi dettagli. Le prime due fasi sono state organizzate per immunizzare le due categorie più a rischio in termini di contagio e letalità, ovvero personale medico e anziani, mentre la terza è stata pensata per l’intera popolazione,  anticipata da una vasta campagna di sensibilizzazione – perché la decisione di vaccinarsi è libera, lasciata alla volontà del singolo – e dall’allestimento di oltre duecento centri per l’inoculazione a livello nazionale.

L’accesso ai suscritti siti, realizzati con il contributo pivotale di Russia e Cina, avviene a mezzo prenotazione. L’appuntamento può essere riservato su internet, accedendo ad un apposito sito web, o via telefono, chiamando ad un numero specifico; un sistema intuitivo e de-burocratizzato che ha aiutato e spronato in egual misura i giovani, abituati alla rete, e gli adulti, ancorati ai meccanismi tradizionali.

Se la tendenza dovesse consolidarsi e protrarsi nel tempo, la Serbia potrebbe raggiungere con rapidità e facilità l’ambizioso obiettivo del governo di immunizzare l’80% della popolazione. Se e quando la meta verrà raggiunta, comunque, sarà stato in larga parte per merito del supporto fondamentale del duo Mosca-Pechino, la cui influenza su Belgrado, punto focale del Grande Gioco dei Balcani, è destinata ad aumentare notevolmente nel dopo-pandemia.

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