Il dopo elezioni non è stato affatto semplice per Vucic: il presidente serbo, che ha visto il suo partito trionfare con oltre il 60% dei voti nelle consultazioni parlamentari dei giorni scorsi, ha successivamente dovuto affrontare le proteste dovute alla decisione di imporre un nuovo lockdown visto che l’epidemia di coronavirus è tornata a crescere. Gli animi non appaiono ancora più calmi, al contrario sia a Belgrado che in altre città del Paese proteste e manifestazioni anche di natura violenta non sono mancate. In questo clima, il presidente serbo ha aperto le consultazioni per la formazione del nuovo governo: l’obiettivo del “padre padrone” della Serbia è quello di giungere al giuramento del nuovo esecutivo entro il 25 agosto.

La Serbia post elezioni

Anche in Grecia, Paese che si è dimostrato molto più attento di tanti altri in Europa nella sfida al Covid-19, ha vietato da inizio luglio l’ingresso ai cittadini serbi. Focolai e nuovi casi sono stati riscontrati a Belgrado ed in altre città della Serbia, la quale potrebbe diventare ben presto la nazione più esposta in questo momento al coronavirus. Per l’economia locale tutto ciò si sta già traducendo in una vera e propria tragedia: piccoli commercianti e piccoli imprenditori sono già usciti con le ossa rotte dalla prima fase di chiusura, le nuove serrate decise dal governo uscente dopo le elezioni potrebbero decretare il colpo di grazia per la fragile economia serba. Da qui le proteste scatenatesi subito dopo l’annuncio delle nuove fasi di lockdown. Quel forte consenso a Vucic arrivato tramite le elezioni, che hanno regalato al suo partito quasi i due terzi del parlamento, è sembrato svanire improvvisamente nel nulla.

In realtà ad emergere è stata la frustrazione di quella Serbia che non è andata al voto, che non crede all’attuale leadership e che al contempo non vede alternative ad essa. Una parte di Paese quindi sfiduciata ed ulteriormente impoverita dalle misure di contenimento del virus, indispettita anche dalle tempistiche con cui queste ultime sono state approvate. L’accusa più frequenta lanciata a Vucic, è quella di aver riaperto la Serbia in una condizione precaria a livello sanitario soltanto per organizzare le elezioni. L’insofferenza serba è un elemento di cui lo stesso presidente dovrà tenere conto. E se il parlamento potrebbe essere, come dichiarato dal ricercatore Francesco Trupia nei giorni scorsi su InsideOver, tutto a suo favore è nella piazza invece che Vucic potrebbe trovare le principale insidie ai propri piani politici futuri.

Le consultazioni per il nuovo governo

Come detto dunque, la prima preoccupazione per adesso per il capo dello Stato serbo è quella di giungere quanto prima al varo della nuova compagine governativa. Le consultazioni sono iniziate in questo martedì, con la chiamata presso la sede della presidenza dei rappresentanti della comunità albanese di Serbia. Successivamente verranno chiamati i rappresentanti della minoranza ungherese e musulmana, prima poi di passare alle consultazioni con i partiti che sono riusciti ad ottenere almeno un seggio nel nuovo parlamento eletto il 21 giugno scorso. Sono tre le formazioni che siederanno tra gli scranni della nuova aula ridisegnata dopo il voto: oltre al Partito Progressista Serbo di Vucic che, come detto, ha ottenuto da solo oltre il 60%, ci saranno anche deputati del Partito Socialista e del Movimento Spas.

Difficile al momento dire se l’uscente Ana Brnabić, prima donna a ricoprire l’incarico di capo dell’esecutivo e nominata nel 2017, avrà la possibilità di succedere a sé stessa. Da Belgrado avanzano ipotesi volte a cercare i nomi del prossimo premier tra le persone più vicine a Vucic. Tuttavia, vista la situazione sociale ed economica è possibile che le consultazioni non daranno subito come esito quello di giungere all’immediata nomina di un premier. L’impressione è che la Serbia, da qui alle prossime settimane, tra emergenza Covid e proteste sarà destinata ad essere una grande incognita nel cuore dei Balcani.

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