diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

La seconda ondata della pandemia sta mettendo in difficoltà la Germania. La chiusura di alberghi, bar, ristoranti, palestre e luoghi di aggregazione decisa all’inizio di novembre (il famigerato “lockdown light”) non ha sortito gli effetti sperati. Certo, la crescita esponenziale della curva dei contagi si è interrotta ma il numero di nuovi casi giornalieri è ancora troppo elevato. A confermarlo è il Professor Lothar Wieler, Direttore del Robert Koch Institute (l’agenzia di sanità pubblica tedesca), che ha recentemente dichiarato che “i numeri sono ancora troppo elevati” e che “malgrado sia stato raggiunto un plateau non si assiste ancora ad una decrescita consistente dei parametri”. Suscita preoccupazione il tasso di contagio tra le persone anziane e vulnerabili che, secondo lo stesso Wieler, potrebbe portare ad un aumento delle morti e delle ospedalizzazioni nelle prossime settimane. Nelle giornate del 4 e del 5 dicembre sono stati registrati, rispettivamente, 23.449 e 23.318 nuovi casi mentre 432 e 483 persone hanno perso la vita a causa del virus. Si tratta di numeri ben più consistenti di quelli della prima ondata in primavera quando il picco dei morti nell’arco di ventiquattro ore non aveva superato le 315 persone. Angela  Merkel immagina un lockdown duro, in vigore dal 27 dicembre fino al 3 o al 10 gennaio, per ridurre il numero di nuovi contagi da Covid in Germania. La maggior parte dei negozi, con l’eccezione dei supermercati, verrebbe chiusa mentre potrebbe esserci un prolungamento delle vacanze di Natale.

Un fallimento personale

Il governo federale presieduto dalla Cancelliera Angela Merkel e gli Stati tedeschi hanno deciso di estendere la durata temporale del lockdown parziale che, almeno inizialmente, sarebbe dovuto durare un mese. Il provvedimento è stato dapprima prorogato sino al 20 dicembre ed in seguito sino al 10 gennaio, con alcuni allentamenti (a livello del numero di persone che si possono incontrare) previsto per il periodo natalizio. La Cancelliera, solitamente flemmatica, è molto preoccupata ed ha dichiarato che la Germania non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di ridurre il tasso di infezione a 50 casi per 100mila abitanti nell’arco di sette giorni. Lo scopo è quello di rendere sostenibile la gestione dell’emergenza ma i numeri parlano chiaro e dicono qualcosa di diverso. Il tasso di infezione, come segnalato dall’European Centre for Disease Prevention and Control, è di 304 casi per 100mila abitanti nell’arco di quattordici giorni. Le elezioni legislative previste per il 26 settembre del 2021 non sono lontane e bisognerà vedere come reagiranno gli elettori. Al momento l’Unione Cristianodemocratica di Angela Merkel è saldamente in testa con circa il 36 per cento delle preferenze mentre i rivali più vicini, i Verdi, si fermano al 20 per cento mentre i Socialdemocratici non superano il 15 per cento delle intenzioni di voto. Le cose, però, potrebbero cambiare molto velocemente.

Alcuni Stati tedeschi hanno già deciso di spingersi oltre il lockdown parziale. É il caso della Baviera dove il premier Markus Soder ha annunciato che, a partire da mercoledì, chiederà ai cittadini di uscire solamente per motivi validi, come andare a fare la spesa oppure per sottoporsi a visite mediche. Nelle aree dove si registrano focolai pericolosi verrà imposto un coprifuoco dalle nove di sera alle cinque della mattina e per gli studenti delle superiori verrà attivata la didattica a distanza parziale.

Cosa non ha funzionato

L’insuccesso del lockdown parziale può avere diverse spiegazioni. Il fattore climatico, nello specifico l’arrivo della stagione fredda, non contribuisce di certo a far rallentare i contagi. Il SARS-CoV-2, come tutti i virus respiratori, si diffonde con maggiore facilità in presenza di un clima più rigido. La socialità, nei mesi invernali, si sposta dai luoghi aperti a quelli chiusi, spesso non areati per ovvie ragioni e la stagnazione dell’aria contribuisce al diffondersi della malattia. A giocare un ruolo potrebbe essere anche il basso livello di immunizzazione raggiunto dalla popolazione tedesca nel corso della prima ondata. Ben pochi tedeschi (si parla di cifre relative) si sono infettati tra febbraio e maggio e molti cittadini si sono poi ritrovati privi di copertura immunitaria facilitando la circolazione del virus in seguito. Non si può negare, infine, che le mezze misure non aiutano. L’indice di riproduzione del virus (RT) può essere spinto molto in basso (e per molto tempo) solamente con l’adozione di restrizioni dolorose: dal blocco degli spostamenti alla chiusura dei negozi passando per uno smartworking quanto più diffuso possibile. La Germania ha scelto di non seguire questa strada e gli eventi hanno preso una certa piega. La tutela dell’apparato produttivo tedesco e delle libertà civili dei cittadini, ormai poco disposti ad accettare restrizioni prolungate, non piacciono al virus e trovare un punto di equilibrio, bisogna ammetterlo, è molto difficile.