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Scozia indipendente e dentro l’Unione Europea. È questo il messaggio lanciato dai secessionisti scozzesi guidati dal primo ministro Nicola Sturgeon con l’annuncio del secondo referendum per separarsi da Londra, che dovrebbe tenersi verso la fine del 2018. Un annuncio già paventato nelle scorse settimane, quando il Parlamento di Scozia e molti fra i suoi cittadini avevano chiesto a gran voce che si ripetesse il referendum già svoltosi nel 2014.La ragione scatenante di questa seconda possibile tornata elettorale è stata, ovviamente, la temutissima Brexit. Il popolo scozzese, quel 23 giugno del 2016, aveva votato in larghissima parte per rimanere nell’Unione Europea (62% contro il 38%) ed i dati elettorali mostrava chiaramente che in nessun collegio in cui era suddivisa la Scozia aveva prevalso il “leave” rispetto al “remain”. Da quel momento, il dibattito sulla secessione di Edimburgo, che si credeva ormai temporaneamente chiuso con il referendum fallimentare del 2014, ha ripreso nuovamente vigore.Gli scozzesi, certi che solo dall’Unione europea potessero arrivare garanzie di maggiore autonomia sia economica che politica contro Londra, e soprattutto convinti di poter far prevalere il loro desiderio di Europea rispetto a quello isolazionista di Londra, hanno da subito fatto leva sul risultato referendario del 2016 per riformulare le aspirazioni indipendentiste.Nonostante infatti la vicinanza temporale del referendum del 2014 in cui il fronte indipendentista uscì sconfitto dalle urne, i fautori della secessione hanno subito posto l’accento sul fatto che con il voto per la Brexit tutto era definitivamente cambiato. Non si trattava più, in sostanza, di uscire da un Regno Unito coinvolto nel programma europeo, ma a questo punto, si trattava di uscire da un Regno Unito che aveva fatto intendere che, nonostante solo l’Inghilterra fosse favorevole a Brexit, ha imposto una scelta a tutto il Regno di fatto condannando gli scozzesi ad abbandonare definitivamente Bruxelles e le sue aspirazioni europeiste.Ma se le aspirazioni europeiste della Scozia sono state frustrate dalla Brexit e sono adesso diventate il fulcro della leva per chiedere di nuovo un referendum per la secessione dal Regno Unito – richiesta di referendum già negata dal Governo May e che senza l’avallo di Londra non può avere luogo – la domanda ce a questo punto bisogna porsi è quanto l’Europa possa volere la Scozia. In molti hanno sostenuto che Bruxelles potrebbe fare il gioco di Edimburgo, posto che la separazione dal Regno sarebbe un colpo durissimo per Londra e una vera e propria  mossa vincente da parte dell’Unione europea, che in un colpo solo vedrebbe destrutturato il paese “traditore” e vedrebbe rafforzato il suo operato con una nazione che, fuggendo da chi è voluto fuggire dall’Ue, chiede a gran voce di esserne parte. Ma la realtà è ben diversa dai sogni scozzesi.L’Unione europea non è soltanto una struttura continentale che cerca adepti, ma è anche un’unione di Stati al cui interno, spesso, ribollono sentimenti separatisti tutt’altro che sopiti. Per questo motivo, nonostante la chiamata alle armi della Scozia per un intervento del presunto alleato europeo, in realtà le parole di Nicola Sturgeon non hanno sortito l’effetto desiderato dalle parti di Bruxelles, ma anzi, se dalle strutture centrali c’è stata una tiepida se non fredda reazione, da parte di alcuni Stati vi è stata una vera e propria netta presa di posizione contro qualsiasi tentativo di secessione scozzese e successivo ingresso nell’Ue.Il primo Stato a prendere parola è stata, ovviamente, la Spagna. Il governo Rajoy, impegnato quotidianamente nella lotta contro le aspirazioni separatiste della Catalogna, si è da subito dichiarata contraria a qualunque tentativo di Edimburgo di muoversi sulla via della secessione per essere parte dell’Europa. Le parole del ministro degli Esteri spagnolo sono state molto chiare in questo senso: “La Spagna” – ha sostenuto i ministro Alfonso Dastis – “sostiene l’integrità del Regno Unito e non incoraggia la secessione o divisione in uno qualsiasi degli Stati membri. Preferiamo mantenere le cose così come sono”.D’altronde è facile comprendere come nessuno degli Stati che vivono minacce autonomiste al loro interno, potranno avallare con facilità un’eventuale secessione della Scozia. Da una parte, infatti, gli Stati hanno come loro principale obiettivo l’integrità territoriale di tutta la comunità internazionale, che resta un principio guida del diritto mondiale. Dall’altro lato, l’Unione Europea e i suoi Membri temono un pericoloso effetto contagio che possa riaccendere la miccia di focolai ritenuti ormai spenti. Del resto, se accettassero la Scozia e le sue scelte di autonomia, è del tutto evidente che non avrebbero credibilità nel negarle, successivamente, nei confronti di quelle regioni che chiedono a loro volta gli stessi diritti di Edimburgo. Se quindi la Scozia, come dice, vuole entrare nell’Unione Europea, bisognerà