È un addio che sembra un arrivederci quello che la premier scozzese Nicola Sturgeon ha rivolto su Twitter all’Europa la scorsa serata, in concomitanza con il saluto all’anno nuovo. Nell’immagine scelta dal massimo politico della Scozia, le parole “Scotland” e “Europe” comparivano proiettate su un grattacielo, delineando un disegno a forma di cuore.

Come riportato dall’agenzia di stampa Agi, a essere ancora più emblematiche sono state le parole scelte per accompagnare il post della Sturgeon: “La Scozia tornerà presto in Europa, tenete(ci) la luce accesa”. E questo, da alcuni, è stato già interpretato come un segnale di sfida nei confronti di Downing Street nonché come l’inizio della battaglia per ottenere un nuovo referendum per l’indipendenza.

La Scozia adesso preme su Londra

Già negli scorsi mesi e nei riguardi della possibilità di concedere alla Scozia un nuovo referendum per l’indipendenza Boris Johnson era stato molto chiaro. Secondo il premier britannico, infatti, con le ultime consultazioni popolari del 2014 nelle quali vinse il “remain” all’interno del Regno Unito “per almeno una generazione'” il popolo scozzese non avrebbe più avuto la necessità di essere chiamato a esprimere nuovamente la propria opinione. Tuttavia, nel frattempo molte cose sono cambiate e la scissione dall’Europa non è forse che la punta dell’iceberg di una serie di spaccature molto più marcate.

Sicuramente, però, proprio la questione europea potrebbe essere la discriminante in grado di segnare una nuova tornata referendaria nel Paese. A differenza di quanto accaduto in Inghilterra, infatti, nel 2016 il “remain” all’interno dell’Unione vinse con una percentuale i scarto molto elevata, a chiaro segnale di come Edimburgo si sentisse maggiormente legata a Bruxelles rispetto a Londra. E adesso, con l’attuazione delle misure che hanno permesso finalmente di portare la Brexit a compimento, Sturgeon è convinta di poter sovvertire l’esito delle passare votazioni.

La strada per il referendum è tutt’altro che spianata

A differenza dell’Inghilterra, storicamente la Scozia si è sempre sentita molto più legata ai valori europei. Sia sotto il profilo religioso (la maggioranza del popolo scozzese è di confessione cattolica, mentre a Londra prevale l’anglicanesimo) sia sotto il profilo culturale i punti di contatto risultano essere molto più marcati. Ma non solo: la stessa economia della Edimburgo gode di una maggiore simbiosi con Bruxelles e poggia una larga fetta del proprio prodotto interno lordo sul turismo proveniente in modo predominante proprio dall’Unione europea.

In questo scenario, dunque, una separazione sebbene moderata rispetto alle premesse dall’Europa pesa maggiormente proprio sulla regione settentrionale della Gran Bretagna, che adesso pensa sempre di più alla possibilità di chiedere una nuova serie di consultazioni popolari. Ma Londra, anche in virtù del cambiato scenario internazionale e avente la necessità di solidificarsi proprio sulle sue certezze fondanti è decisa aa dare battaglia sino all’ultimo.

Nel 2014, infatti, il referendum venne concesso anche grazie alla possibilità remota che il popolo della Scozia scegliesse di abbandonare il Regno Unito e in quello momento la presidenza era affidata ai laburisti, storicamente più vicini alle tematiche dell’irredentismo scozzese. Adesso, però, Westminster è guidato dai conservatori e dallo scrutinio delle preferenze del popolo della Scozia il risultato che ne potrebbe uscire rischia di essere a sfavore delle volontà londinesi. E in questo gioco delle carte coperte, sia Sturgeon sia Johnson sono decisi mettere in campo sino all’ultima arma all’interno del proprio arsenale, segnando l’inizio di un 2021 destinato ad essere ricordato, oltre che dalla battaglia contro la pandemia e dall’attuazione della Brexit, anche dalle tensioni politiche all’interno del Regno Unito.