Sembra quasi uno scherzo del destino: nel momento in cui Donald Trump si appresta a passare il testimone alla Casa Bianca e in cui, dopo i tumulti del Campidoglio dei giorni scorsi, il suo futuro politico appare adesso tutto in salita, è venuto a mancare uno dei suoi più importanti finanziatori. Si è spento infatti all’età di 87 anni, nella sua casa a pochi passi da Los Angeles, il magnate Sheldon Adelson. La più grossa fetta di donazioni fatte a favore di Trump durante la campagna elettorale del 2016, è arrivata proprio da lui: 25 milioni di dollari la cifra sborsata per sostenere il tycoon newyorkese nella cosa contro Hillary Clinton. Più altri cinque poco dopo per finanziare la cerimonia di insediamento. Con Adelson a scomparire è stato uno dei principali finanziatori non solo di Trump ma, più in generale, delle cause conservatrici.
Un patrimonio da 35 miliardi di dollari
Secondo Forbes, nel 2020 Adelson è stato il trentottesimo uomo più ricco del pianeta. Ma in passato in questa speciale classifica si è posizionato anche più avanti. La stima fatta dalla rivista statunitense ha valutato per il magnate un patrimonio di almeno 35 miliardi di dollari. Soldi arrivati soprattutto da un vasto impero economico nel mondo dell’intrattenimento e del turismo: suo l’hotel ex Sands di Las Vegas, al posto del quale negli anni ’90 ha costruito il casinò e resort The Venetian, suo il Marina Bay di Singapore e allo stesso tempo è stata sempre sua l’idea di impiantare alberghi di lusso e casinò anche a Macao. La sua carriera da imprenditore è iniziata però da altri campi. Il primo vero colpo Adelson l’ha fatto nel 1979 fondando Comdex, la più importante fiera della tecnologia made in Usa. Dalla sua vendita ne ha ricavato 500 milioni di Dollari. Ma prima di arrivare a questi livelli, l’imprenditore si è avventurato in una lunga serie di business, alcuni anche bizzarri.
Tutto è iniziato quando a Boston, città dove è nato nel 1933, vendeva giornali agli angoli delle strade. Suo padre era un lituano di origini ebraiche, trasferitosi negli anni ’20 negli Usa. Qui ha avviato alcune sue attività assieme al fratello ed è proprio a quest’ultimo che il dodicenne Sheldon Adelson ha chiesto un primo prestito da 200 Dollari per comprare una licenza e avviare il suo primo business. Poi la scalata nel mondo della finanza e quindi in quello delle fiere tecnologiche, fino ad arrivare nell’industria del lusso e del turismo. Non sempre però le sue scelte sono state oculate: spesso, come raccontano le cronache di alcuni anni fa, era capace di perdere tutto il guadagno accumulato. Alti e bassi che hanno contraddistinto in qualche modo la sua carriera.
I finanziamenti a Trump e Netanyahu
Non si può certo dire però che Adelson fosse un personaggio caduto in disgrazia. Anche quando il suo patrimonio era lontano dalle cifre odierne, non è mai sceso sotto il miliardo di Dollari. E così si è potuto dedicare, tra le altre cose, al finanziamento di importanti uomini politici statunitensi. Specialmente del lato Repubblicano: nel 2004 il magnate del lusso ha dato molti soldi al presidente uscente e ricandidato George W. Bush, stesso scenario nel 2012 quando Adelson ha finanziato Mitt Romney nella corsa contro Obama. Ma la ribalta politica è arrivata soprattutto quattro anni più tardi, quando l’imprenditore ha donato 25 milioni di Dollari a Donald Trump. In tal modo, si è contraddistinto come principale contributore della campagna elettorale. Non è un caso se Adelson e moglie erano seduti in prima fila il 20 gennaio 2017 nel giorno dell’insediamento del tycoon.
I suoi orizzonti politici però andavano oltre gli Usa. Nel 1988 ha messo piede per la prima volta in Israele. E nel farlo ha indossato le scarpe di suo padre, il quale è deceduto con il desiderio mai avveratosi di visitare lo Stato ebraico. Da allora Adelson è spesso intervenuto nel dibattito politico israeliano, schierandosi anche in questo caso al fianco delle cause conservatrici. Secondo il Jerusalem Post, il magnate era amico personale del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo ha commentato la morte di Adelson dicendosi rammaricato per la perdita “di un meraviglioso amico e di un instancabile sostenitore del popolo ebraico“.
“Con la sua morte – ha titolato il Washington Post nei giorni scorsi – Netanyahu ha perso uno dei sostenitori chiave”. Ulteriore segno di un rapporto molto stretto tra i due, sia a livello umano che politico. Il destino ha voluto che Adelson morisse proprio nel momento di maggiore difficoltà degli ultimi politici da lui finanziati: Trump sta per uscire dalla Casa Bianca, il premier israeliano invece rischia di vedere crollare il governo nato appena 10 mesi fa con lo spettro del processo per corruzione sempre in agguato, visto che il procedimento per il quale Netanyahu è imputato riprenderà il prossimo 8 febbraio.