L’Iraq sta negoziando l’acquisto degli S-300 – sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio – dalla Russia. Pur non essendo la prima volta che viene ventilata tale possibilità, la notizia giunge in un momento molto delicato per l’Iraq e potrebbe esacerbare le tensioni con gli Stati Uniti.

Resosi necessario in seguito ai presunti bombardamenti israeliani contro obiettivi iraniani in Siria, Libano e Iraq, il precedente ciclo di trattative tra Mosca e Baghdad era stato sospeso lo scorso agosto, a causa della minaccia di sanzioni da parte di Washington nei confronti del Paese mediorientale.

Oggi, però, qualcosa è cambiato, e il comitato di sicurezza e difesa del Parlamento iracheno ha dato luce verde all’acquisto dei sistemi missilistici da Mosca, la cui quota di armamenti nelle forze di difesa aerea irachene dovrebbe addirittura superare il 50 per cento.

La difesa aerea limitata di Baghdad e i recenti scambi di missili tra Stati Uniti e Iran all’interno del territorio iracheno, infatti, avrebbero reso necessaria – secondo il presidente del comitato parlamentare, Mohammad Ridha – una diversificazione nell’importazione delle armi.

Iraq VS Stati Uniti

La scelta sarebbe ricaduta sulla Russia per un duplice motivo: il prezzo dei sistemi di difesa, più economici rispetto a quelli americani, e il rapporto conflittuale con Washington. “Abbiamo bisogno di questi missili” – ha dichiarato Karim Elawi, membro del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento iracheno – “Considerando, soprattutto, tutte le occasioni in cui gli americani ci hanno deluso, non aiutandoci a ottenere armi nostre”.

Nelle ultime settimane, Washington ha ripetutamente colpito alcuni obiettivi iraniani presenti in Iraq. I raid, culminati con l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani (3 gennaio), hanno scatenato una dura reazione da parte di Teheran, che ha bombardato le basi irachene in cui si trovano i militari statunitensi.

La ripetuta violazione della sovranità nazionale irachena potrebbe aver contribuito a spingere Baghdad verso la Russia, Paese terzo rispetto al conflitto che sta coinvolgendo Stati Uniti e Iran. Rimane comunque la possibilità – nonostante i rapporti tra i due Paesi siano già molto tesi – che l’Iraq incorra nelle sanzioni statunitensi, se deciderà di concludere l’accordo con Mosca.

Il ruolo della Russia

Negli ultimi anni, l’Iraq ha rafforzato la cooperazione con la Russia nel settore della difesa, incrementando l’acquisto di aerei da combattimento e carri armati. La partnership tra Mosca e Baghdad ha subito una forte accelerazione a partire dal 2014, con l’implementazione di accordi mirati a potenziare il sistema di sicurezza iracheno, in concomitanza con l’inasprimento della lotta allo Stato Islamico.

Più recentemente (agosto 2019), l’ambasciatore russo a Baghdad, Maxim Maximov, ha dichiarato di essere pronto a sostenere l’iniziativa dell’Iraq, che punta a espandere le capacità militari irachene, in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Dimostrandosi sensibile all’esigenza di Baghdad di affrancarsi via via dagli Stati Uniti, Mosca ha sfruttato la cooperazione militare per avvicinarsi al Paese. Una strategia diversa da quella attuata da Washington, che, negli anni, sembra aver frustrato i desideri di indipendenza dell’Iraq.

Negli ultimi mesi, inoltre, la Russia si è dimostrata abile a colmare gli spazi lasciati dagli Stati Uniti nella regione, a partire dalla decisione americana di abbandonare gli alleati curdi in Siria. A dare l’assist a Mosca, la morte di Soleimani, che ha spinto il Parlamento iracheno a votare l’espulsione delle truppe statunitensi dal Paese, in un chiaro segno di rottura con Washington.

La vendita degli S-300 a Baghdad, dunque, sembra configurarsi come un ulteriore tentativo di Mosca di trasformare i “passi falsi” della Casa Bianca nella regione in vittorie politiche e diplomatiche per il Cremlino.

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