La Russia starebbe considerando la possibilità di applicare sanzioni economiche al Regno Unito.L’ha rivelato Ken Rijok, analista di “Thomson Reuters- Word-Check”, sito specializzato in verifiche su reati finanziari in tutto il mondo, e fonte di tutto rispetto per il quotidiano Russia Today.Secondo Rijok, il Cremlino vorrebbe sanzionare Londra, ritenendola responsabile dell’evasione fiscale di numerosi miliardari russi. A quanto pare, ingenti capitali di ricchi russi andrebbero costantemente a rimpinguare i conti anonimi delle banche delle Isole Vergini Britanniche e delle Isole Cayman, danneggiando l’economia della Federazione russa. Il tutto sotto la supervisione di Londra. Perché sia le Cayman che le Isole Vergini Britanniche, oltre ad essere rinomati paradisi fiscali, appartengono ai BOT (British Overseas Territories ), territori parzialmente indipendenti in quanto assoggettati, ancora oggi, alla sovranità e alla giurisdizione britannica. Non a caso il capo di stato nei BOT resta la regina Elisabetta II.Ma come avviene l’evasione? Attraverso la costituzione di società nei BOT da parte di cittadini russi, non soggetti quindi al regime fiscale imposto da Mosca. Lo stesso Rijok ha spiegato che: “la Russia sta incolpando il Regno Unito per non aver interrotto l’applicazione della legislazione locale (nei BOT) che consente alle società per azioni di avere la residenza nelle Isole Vergini Britanniche, e per aver permesso ai cittadini non britannici di costituire tali enti all’estero”. Poi l’analista ha continuato: “centinaia di milioni di dollari sono stati nascosti con questo sistema, eludendo l’applicazione della legge russa e le agenzie di regolamentazione che non possono accertare la proprietà effettiva delle società”.Due più due uguale quattro, dice Mosca. Un ragionamento logico che riconduce la responsabilità dell’evasione fiscale di cittadini russi alla più o meno volontaria negligenza del Regno Unito nel non aver evitato che i russi portassero i propri soldi e le proprie aziende alle Cayman.Ma davvero Mosca poteva non sapere? La pratica dell’evasione connessa, soprattutto, al riciclaggio in paradisi fiscali è fin troppo nota. Certo, ci sono legislazioni che le vietano. Come quella italiana, ad esempio, che ascrive la maggior parte dei BOT in una lista nera. Ma a quanto sono davvero servite?In realtà, quella di Mosca sembrerebbe una risposta alle sanzioni economiche volute dal Consiglio dell’UE che da mesi ormai hanno messo in ginocchio l’economia russa. E non solo. Perché alle sanzioni, votate dal Consiglio nel marzo 2014 per la crisi ucraina, Putin ha risposto con limitazioni economiche ai danni di Paesi dell’Ue.Limitazioni che la stessa Gran Bretagna ha subito, e non poco. Lo sanno bene, ad esempio, gli agricoltori britannici che ad agosto denunciarono l’ingente diminuzione delle esportazioni di latte e formaggio verso la Federazione. E la protesta degli agricoltori inglesi fu accolta personalmente dal Commissario agricolo dell’Ue, Phil Hogan. Una contraddizione, certo. Ma si spera che almeno stavolta, qualora le sanzioni di Mosca arrivino a Londra, scuotano le coscienze dell’Ue.

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