L’uccisione il 3 gennaio del generale iraniano Qassem Soleimani ha nuovamente inasprito le relazioni non solo tra Teheran e gli Stati Uniti, ma anche tra Iran e Israele.

Il Paese degli Ayatollah ha infatti reagito alla morte di uno dei suoi uomini più importanti minacciando di colpire gli alleati americani nella regione, riferendosi molto chiaramente a Israele. L’Iran si era detto pronto a colpire Tel Aviv e Haifa, sapendo di poter contare anche su due importanti alleati: Hamas a Gaza e Hezbollah nel vicino Libano. Dopo settimane di minacce e accuse reciproche tra Iran e Usa, la tensione si è allentata e l’ostilità tra Teheran e Tel Aviv è ritornata ai livelli consueti con grande sollievo della comunità internazionale. La de-escalation nella regione è stata accolta positivamente anche da un altro attore, la Russia: il Cremlino, dopo anni di lavoro diplomatico, aveva tutto da perdere da uno scontro aperto tra Iran e Israele e si sarebbe visto costretto a scegliere da che parte stare. Una mossa che, per quanto inevitabile, avrebbe compromesso la sua politica estera.

Il piano della Russia

L’amministrazione Usa guidata da Donald Trump è ormai nota per lo scarso interesse dimostrato nei confronti della politica estera e per aver preso le distanze dai suoi alleati mediorientali, molto spesso abbandonati a loro stessi nella risoluzione di problemi sì regionali, ma di portata internazionale. Un esempio su tutti è dato dalla guerra in Siria e dal mutevole atteggiamento adottato dagli Usa nei confronti della componente curda, prima sostenuta attivamente, poi abbandonata e infine nuovamente supportata da Washington a seguito dell’invasione turca.

Il vuoto di potere lasciato dagli Stati Uniti ha costretto i Paesi del Medio Oriente a stringere nuove alleanze, a rafforzarne di vecchie e ha permesso alla Russia di espandere ulteriormente la sua influenza nell’area. Il ruolo che Putin ha scelto per sé è quello di mediatore, come è possibile notare analizzando ancora una volta la questione siriana. Il presidente russo è riuscito a portare al tavolo dei negoziati l’omologo siriano e turco, contribuendo in maniera significativa alla vittoria di Bashar al Assad e tenendo a bada tanto la Turchia quanto Israele. L’equilibrio creato dalla Russia rischiava però di saltare a causa dell’escalation tra Iran e Stati Uniti, con conseguenze negative anche sulla rete di relazioni che Putin è riuscito a intessere negli anni e che gli hanno permesso di parlare contemporaneamente tanto con Teheran quanto con Tel Aviv.

Le relazioni con Israele e Iran

La Russia, come detto, mantiene buoni rapporti sia con Israele che con l’Iran nonostante la rivalità tra i due Stati. Putin è da sempre vicino a Teheran e in caso di scontro aperto tra la Repubblica islamica e lo Stato ebraico molto probabilmente finirebbe con il prendere le parti della prima, ma fino a quel momento sa bene quali vantaggi può ricavare dall’avere buone relazioni con Israele. E non è disposto a lasciarsi sfuggire certe opportunità. Un esempio della volontà di Putin di evitare un confronto diretto tra i suoi due alleati è dato dalla reazione della Russia all’uccisione di Soleimani: Putin ha condannato la vicenda, ma si è posto ancora una volta come mediatore tra le parti anziché difendere a spada tratta l’alleato iraniano.

Il presidente russo sa bene cosa perderebbe se rompesse con Israele. Negli ultimi anni i rapporti commerciali tra i due Stati sono aumentati fino a raggiungere nel 2019 un valore pari a 5 miliardi di dollari, senza contare le relazioni culturali esistenti tra i due Paesi anche grazie alla diaspora russa in Israele. Ma i vantaggi di questa amicizia con lo Stato ebraico non si fermano qui. Grazie alla mediazione di Benjamin Netanyahu, Putin è riuscito almeno in parte a rompere l’isolamento internazionale a cui è stato condannato dopo la guerra in Ucraina e l’annessione della Crimea. Il dialogo con Israele inoltre è servito alla Russia per affermarsi in Siria e nel Levante, potendo contare su un coordinamento con le forze israeliane ed evitare così incidenti che avrebbero complicato ulteriormente il quadro, danneggiando anche gli interessi iraniani.

Per tutti questi motivi la Russia non ha alcun interesse né in una guerra aperta tra Iran e Israele, né nel prendere le difese di uno dei due Paesi: così facendo il ruolo di mediatore che Putin sta cercando di consolidare in Medio Oriente verrebbe meno e il Paese rischierebbe ancora una volta di trovarsi completamente isolato a livello internazionale.