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Le tensioni con Cina e Pakistan hanno spinto l’India a correre ai ripari. Il ministero della Difesa indiano ha infatti annunciato l’acquisto di 33 velivoli militari russi, 21 Mig-29 e 12 Su-30 MKI ed il potenziamento di altri 59 per una spesa complessiva di quasi due miliardi e mezzo di dollari.  Le fonti ufficiali hanno poi reso noto che gli acquisti faranno aumentare il numero di squadroni da combattimento dell’aviazione e che i potenziamenti ” si sono rivelati necessari per proteggere i confini nazionali”. Il riferimento, celato ma evidente, è agli scontri con l’esercito della Repubblica Popolare Cinese lungo il confine himalayano ed alla crescente animosità manifestata da Islamabad, che ha accusato l’India di aver pianificato l’attentato alla Borsa di Karachi.

La partnership tra India e Russia è forte

La crisi in corso in Asia Meridionale ha rafforzato i legami, già stretti, tra Nuova Delhi e Mosca. Il premier Narendra Modi è stato il primo leader mondiale a chiamare Vladimir Putin per congratularsi con lui in seguito al successo del referendum costituzionale russo.  Il primo ministro ha ricordato come la partecipazione di un contingente indiano alla parata della Vittoria, svoltasi il 24 giugno a Mosca, abbia rappresentato, simbolicamente, l’amicizia tra indiani e russi.

Putin, nel ringraziare l’interlocutore, ha confermato come la partnership strategica tra i due Paesi andrà ulteriormente rafforzata in tutti gli ambiti. Il ministro della Difesa Rajnath Singh aveva già dichiarato che Mosca aveva assicurato che le forniture militari ordinate saranno consegnate nei tempi previsti malgrado la pandemia di Covid-19, che ha colpito entrambi gli Stati. L’India acquista regolarmente armamenti dalla Federazione Russa, come i sistemi di difesa aerea S-300 ed S-400 ed i jet militari Sukhoi Su-30 e tra il 2015 ed il 2019 è stata, secondo una ricerca condotta dallo Stockholm International Peace Research Institute, la principale acquirente di armi russe riuscendo ad aggiudicarsi il 25 per cento dell’export di Mosca.

Uno scenario complesso

Pechino non è da meno. Il valore degli scambi tra Cina e Russia ammontava, nel 2019, a 110 miliardi di dollari contro gli 11 miliardi di quelli con l’India. La Repubblica Popolare acquista inoltre regolarmente armamenti dalla Federazione anche se non bisogna dimenticare che è una rivale strategica di Mosca sullo scacchiere globale, a differenza di Nuova Delhi che ha un ruolo più marginale e che può così rivelarsi un alleato meno scomodo. L’India può sfruttare le tensioni lungo il confine himalayano per assumere l’iniziativa e contrattaccare, seppur simbolicamente, mostrando i muscoli.

Il governo di Narendra Modi versa in gravi difficoltà interne ed ha assolutamente bisogno di un successo simbolico per ravvivare gli animi: questo successo potrebbe anche venire da un’alleanza ancora più stretta con Mosca per cercare di spaventare Pechino ed indurla ad una ritirata strategica. In questo modo Nuova Delhi potrebbe tornare a concentrarsi sul fronte più problematico e sempre pronto ad esplodere, quello del Kashmir. Senza dimenticare la pandemia da Covid-19 che continua a mietere vittime ed a diffondersi nel subcontinente indiano: l’emergenza sanitaria rischia di minare la stabilità del Paese e di rendere inutile l’adozione di qualsivoglia strategia geopolitica di contenimento. Narendra Modi ne è consapevole e vive le sue ore più difficili: deve giocarsi il tutto per tutto e sperare che, in qualche modo, una serie di fattori e concatenazioni vadano per il verso giusto.