Cosa c’entra un uomo conosciuto a San Pietroburgo per aver impiantato un ristorante galleggiante sulla Neva con Haftar, il vertice sulla Libia ed il medio oriente? Apparentemente non sembrerebbero esserci legami, ma in realtà alcuni video dimostrerebbero il contrario. La storia è quella di Evgenij Prigozhin, un imprenditore della ristorazione molto vicino al presidente russo Vladimir Putin.

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A Mosca è soprannominato lo “chef di Putin”, in quanto il leader del Cremlino si fiderebbe di lui per l’organizzazione di banchetti in occasione delle visite dei leader stranieri. Dei recenti video ritraggono però Prigozhin al fianco del ministro della difesa russo, Sergey Shoigu, in occasione della recente visita di Khalifa Haftar a Mosca. 

Chi è Evgenij Prigozhin

La storia a questo punto dimostrerebbe i forti interessi che ha la Russia sulla Libia ed il motivo per il quale, dal Cremlino, non vedono di cattiva luce l’azione italiana e le future eventuali cabine di regie a guida dell’Italia. Ma prima, per spiegare il collegamento sopra accennato, è bene fare un passo indietro. Evgenij Prigozhin negli anni ’90 possiede alcune bancherelle che vendono cibo da strada a San Pietroburgo. Poi, con il tempo, riesce ad ingrandirsi fino ad aprire il New Island, un ristorante all’interno di una struttura galleggiante sulla Neva. San Pietroburgo, è bene ricordarlo, è la città di Vladimir Putin. Al leader russo piace molto l’idea, apprezza il ristorante e decide di averlo come punto di riferimento quando porta nella sua città natale leader stranieri in visita. Tra Prigozhin e Putin si instaura un clima di fiducia e l’imprenditore del settore della ristorazione viene avvistato sempre più spesso al Cremlino. 

Ma a quel punto gli interessi di Prigozhin andrebbero ben oltre solo gli aspetti della ristorazione. Sia in Russia che all’estero il suo nome inizia insistentemente a circolare tra quelli che finanzierebbero l’agenzia, con sede a San Pietroburgo, Internet Research Agency. Si tratta della stessa che, secondo l’Fbi, sarebbe responsabile di eventuali intromissioni russe nella campagna elettorale americana del 2016. Lo stesso Prigozhin è stato oggetto di sanzioni, assieme ad altre dodici persone, per questa attività. Difficile dire in che modo un imprenditore di San Pietroburgo riesca ad orientare il voto di milioni di persone negli Usa, il Cremlino sul cosiddetto “Russiagate” non a caso ha sempre smentito ogni accusa. Ma intanto il nome di Prigozhin entra di prepotenza ogni qualvolta che si parli di troll russi oppure anche di mercenari al servizio del Cremlino impegnati in medio oriente. Questo perchè lo stesso Prigozhin sarebbe tra i principali sostenitori finanziari della Wagner, la compagnia di “contractors” al servizio di Mosca. 

La Wagner schierata anche in Libia?

E qui si torna dunque al collegamento iniziale. Il fatto che Prigozhin appaia immortalato assieme a Shoigu ed Haftar al ministero della difesa russo, sembrerebbe suggerire un impegno di Mosca sul campo in territorio libico. E, in particolar modo, c’è chi ipotizza per l’appunto l’azione della compagnia Wagner al fianco di Haftar. Questo perchè, come sottolineato da Novaya Gazeta, il nome di Prigozhin non figura nell’elenco ufficiale dei presenti a Mosca. E nemmeno sembra reggere la spiegazione, riportata da Interfax, secondo cui l’imprenditore si trova in quel momento al ministero della difesa per organizzare il ricevimento ufficiale per Haftar. Infatti, la visita sarebbe stata molto breve e nello stesso pomeriggio in cui il generale libico è a Mosca, Shoigu vola ad Astana per un vertice con il suo omologo kazako. Dunque Prigozhin potrebbe essere stato al ministero per parlare del posizionamento degli uomini della Wagner in Libia. 

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La Russia sarebbe dunque seriamente intenzionata ad essere ancora più incisiva sul campo. Questo perchè per Mosca il paese nordafricano potrebbe aprire diverse opportunità sia economiche che strategiche. Il petrolio, i sondaggi per nuovi giacimenti in Cirenaica, così come la prospettiva di una futura base a Bengasi, sono ghiotte opportunità che la Russia non vuole farsi sfuggire. Ed è per questo che dal Cremlino è arrivata un aiuto all’Italia per l’organizzazione del vertice a Palermo. Mosca vede di buon occhio una cabina di regia italiana, essendo il nostro governo il meno divergente con Putin all’interno dell’Ue.