Antony Blinken è stato scelto da Joseph Biden per entrare a far parte della futura amministrazione presidenziale che si insedierà ufficialmente il 20 gennaio 2021 e nella quale ricoprirà il ruolo di Segretario di Stato. L’uomo, che ha alle spalle un curriculum costellato di incarichi di alto livello nella sicurezza nazionale, condivide con Biden una visione delle relazioni internazionali di stampo liberale e jeffersoniano e una concezione della Russia stereotipata e influenzata dalle dinamiche della guerra fredda.

Un passato eloquente

La nomina di Blinken è eloquente e autoesplicativa nel modo in cui indica il percorso di politica estera della prossima presidenza statunitense. Blinken è un grande conoscitore delle relazioni internazionali, con un focus su Nord Africa e Medio Oriente, e ha seguito da vicino l’interventismo delle amministrazioni Clinton nelle guerre iugoslave e la guerra al terrore di George W. Bush, avendo ricoperto incarichi relativi agli affari esteri per entrambe.

Il salto di qualità, però, è avvenuto soltanto durante l’epoca Obama. Nel 2009, infatti, Blinken fu scelto da Biden come Consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente; un ruolo ricoperto fino al 2013, quando, poi, sarebbe stato promosso a vicesegretario di Stato da Barack Obama. Biden, richiamando questo vecchio collaboratore nella propria squadra, ha lanciato un messaggio chiaro e inequivocabile a diverse parti, Russia in primis.

Il Cremlino ricorda Blinken principalmente per due ragioni: è colui che ha co-formulato l’agenda statunitense per la Siria ed è la mente dietro l’elaborazione del regime sanzionatorio implementato contro la Russia per ritorsione all’annessione della Crimea e alla guerra nel Donbass. Il futuro segretario di Stato, anche alla luce dei suoi trascorsi, potrebbe spronare la presidenza a riportare l’attenzione sulla Siria, magari facendo leva sul doppiogiochismo turco per determinare la fine della piattaforma di Astana, e ad irrigidire le sanzioni.

Cosa aspettarsi

Come Biden, anche Blinken è noto per il fatto di non supportare la visione realista delle relazioni internazionali basata sul riconoscimento e sul rispetto delle sfere di influenza altrui. In breve, il duo Biden-Blinken potrebbe allargare, espandere e inasprire il contenimento inaugurato da Obama; uno scenario supportato dalle dichiarazioni espresse da entrambi durante la campagna elettorale.

Blinken ha enfatizzato l’importanza di ricostruire l’Alleanza Atlantica, nel senso di “potenziare la sua deterrenza”, e promesso che “Biden si confronterà con Putin per le sue aggressioni”. L’uomo ha anche criticato Donald Trump per aver bollato come fasulle quelle informative secondo cui il governo russo avrebbe pagato i Talebani per uccidere le truppe statunitensi in Afghanistan. A questo proposito, Blinken ha suggerito di fermare la ritirata dal Paese, fortemente voluta da Trump, e di instaurare “qualche tipo di presenza che si focalizzi sull’antiterrorismo”.

Per quanto riguarda il regime sanzionatorio, Blinken ha ribadito più volte che si tratta di uno strumento efficace, se adeguatamente calibrato, preannunciando che “l’amministrazione Biden cercherà di imporre dei costi reali e significativi a Putin”. Anche in questo caso, infatti, Trump viene accusato di aver derubricato l’importanza delle sanzioni inaugurate dalla seconda amministrazione Obama, rendendole meno effettive e permettendo al Cremlino di aggirarle attraverso lo stabilimento di collaborazioni commerciali alternative, soprattutto con la Cina.

Ultimo, ma non meno importante, Blinken ha sottolineato l’importanza rivestita da un’Asia centrale composta da “Paesi sovrani e indipendenti, pienamente capaci di mettere al sicuro i propri confini, connessi l’uno con l’altro e con le economie emergenti dell’Asia”. Il potenziale geopolitico derivante dalla strumentalizzazione adeguata di questo paragrafo fondamentale dello spazio postsovietico non è mai stato pienamente sfruttato, anche se Trump ha mostrato un interesse maggiore rispetto ai predecessori, ed è altamente probabile che Blinken cercherà di sviluppare dei piani d’azione funzionali a penetrarlo. Il politologo, del resto, ha preannunciato che “gli Stati Uniti vogliono espandere e approfondire le loro relazioni bilaterali con ognuno degli Stati dell’Asia centrale”, enfatizzando come sia “un loro diritto, in quanto nazioni sovrane, svilupparle, liberi da pressioni e intimidazioni”.

Similmente, e simultaneamente, Blinken galvanizzerà i processi di inglobamento nell’orbita occidentale di quei Paesi appartenenti allo spazio postsovietico europeo, come Ucraina, Georgia e Moldavia, e insisterà sull’esportazione di un modello Maidan in Bielorussia, un altro teatro trascurato da Trump. In breve, tutto sembra suggerire che il duo Biden-Blinken aumenterà il livello del contenimento antirusso, trasformandolo in un vero e proprio accerchiamento il cui fine ultimo è la caduta dell’ordine putiniano.