SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Il nazionalismo etno-religioso del popolo tataro si sta rivelando un’arma altamente destabilizzante per l’integrità territoriale della Federazione russa e non soltanto in Crimea. Nel Tatarstan, la repubblica autonoma in cui si trova Kazan, la terza capitale di Russia, stanno aumentando il malcontento popolare e le tensioni interetniche tra russi e tatari per via dell’attivismo di movimenti sociali e partiti dalle aspirazioni secessioniste e di organizzazioni appartenenti all’internazionale jihadista e all’islam radicale.

La caduta di Kazan

Il 15 ottobre è accaduto qualcosa di importante nell’antica terra dei tatari: il tribunale distrettuale di Vakhitovsky, Kazan, ha dichiarato illegale la decisione dell’amministrazione cittadina di vietare la commemorazione annuale della presa di Kazan, avvenuta il 18 ottobre 1552 per mano di Ivan Il terribile.

Si tratta di uno degli eventi storici più significativi della storia millenaria della Russia, avendo giocato un ruolo determinante nella conformazione attuale dello stato, ed anche uno dei più tragici per i tatari, che lo rammentano per le conversioni forzate al cristianesimo, per la distruzione delle moschee e per i tentativi di assimilazione forzata che hanno permesso alla lingua e alla cultura tatara di sopravvivere nei secoli soltanto per mezzo della trasmissione orale.

Dal 1989 quell’evento ha iniziato ad essere sempre più partecipato, esercitando un fascino particolare sui più giovani e diventando un momento di raccoglimento di durata settimanale in cui si organizzano preghiere pubbliche e marce e conferenze dalle venature antirusse. L’insieme di queste ragioni ha spinto il governo centrale a porre maggiore attenzione sul Tatarstan e, in particolare, sugli attori coinvolti in questa commemorazione dal potenziale incendiario.

A inizio ottobre l’amministrazione cittadina aveva proceduto a revocare i permessi necessari all’organizzazione della settimana di raccoglimento, accogliendo le preoccupazioni del Cremlino e degli inquirenti locali, secondo i quali “non era chiaro l’obiettivo dell’evento”. Nei giorni successivi alla decisione il clima nella capitale si era surriscaldato sensibilmente per via delle marce, degli assembramenti e delle preghiere pubbliche improvvisate dal Centro Pubblico Tataro (ATPC) e dall’Associazione della Gioventù Tatara Azatlyk, i cui capi erano stati fermati temporaneamente dalle forze dell’ordine per ragioni di ordine pubblico.

La pressione sociale, accompagnata dal lobbismo delle due associazioni di cui sopra, ha infine prevalso sugli ordini del Cremlino: la sera del 15 ottobre il tribunale distrettuale di Vakhitovsky ha dato ragione alla mozione presentata da Farit Zakiyev, direttore dell’Atpc, invalidando la decisione dell’amministrazione cittadina e permettendo l’inizio delle commemorazioni del 468esimo anniversario della caduta di Kazan.

Il risveglio identitario

L’Atpc e Azatlyk sono due delle forze sociali e culturali più rilevanti e influenti che stanno guidando il risveglio identitario nel Tatarstan. L’Atpc è celebre per aver trasformato il giorno della memoria della presa di Kazan (Xäter Köne) in un evento dal vasto seguito popolare ed è anche attivo nella contigua Baschiria, un’altra repubblica caratterizzata da una forte componente turcica e preda di crescente divisione.

Questi due movimenti stanno contribuendo a politicizzare la gioventù tatara e ad ampliare il divario con Mosca e con gli stessi russi che vivono nella repubblica autonoma, ma la consapevolezza che una loro eventuale messa al bando potrebbe sancire l’avvio di tumulti civili sta spingendo il Cremlino ad agire per tappe e con scrupolo.

L’Atpc, in particolare, è in prima fila in ogni iniziativa di stampo antirusso: dalla ritualizzazione dell’anniversario della caduta di Kazan alle proteste contro l’estensione dell’utilizzo della lingua russa nella sfera pubblica e nell’istruzione, dalla somministrazione di corsi gratuiti di tataro, rigorosamente scritto in alfabeto latino, alle pressioni sui governi che si succedono regolarmente affinché rivedano gli accordi sulla natura della repubblica all’interno della Federazione russa.

Contrariamente alla convinzione veicolata dalla linea di pensiero tradizionale, ovvero che il governo centrale russo starebbe attuando una repressione dei diritti delle minoranze nazionali, in Tatarstan e nelle altre repubbliche cosiddette “etniche”, è in corso una vera e propria infiltrazione sotterranea da parte di potenze rivali, in primis la Turchia, e di attori non-statuali, come Hizb-ut Tahrir (HT).

L’ombra della Turchia

La Turchia ha approfittato del quadro giuridico che lega il Tatarstan alla Federazione russa per espandere la propria influenza all’interno della repubblica nell’ottica del panturchismo. Il Tatarstan, infatti, gode di un’ampia autonomia rispetto alle altre entità che compongono la vasta federazione multinazionale, disponendo del diritto alla conduzione di una politica estera semi-indipendente.

Quel diritto è stato ampiamente utilizzato da Ankara per creare un asse multidimensionale con Kazan, esteso dall’industria al commercio, passando per cultura e religione. Nel 2012 il volume dell’interscambio bilaterale aveva raggiunto la cifra record di 920 milioni di dollari, ma l’abbattimento del Sukhoi 24 da parte dell’aviazione turca il 24 novembre 2015 è stato l’evento spartiacque che ha convinto il Cremlino a rientrare nella repubblica.

All’indomani dell’abbattimento è stato dato avvio alla riconquista culturale ed economica di Kazan: l’interscambio con Ankara è stato ridotto di un terzo, scendendo a quota 314 milioni di dollari nel 2018, la repubblica è uscita dall’Organizzazione Internazionale della Cultura Turca, sono state introdotte delle restrizioni ai programmi di scambio accademico e studentesco ed è aumentato il controllo verso ogni entità in dialogo con l’Anatolia, dalle università alle imprese.

La questione dell’islam radicale

Un altro problema che stanno affrontando le autorità russe è quello della radicalizzazione religiosa nella comunità tataro-musulmana, specie tra le nuove generazioni. Sin dai primi anni ’90 il Tatarstan è una delle repubbliche russe maggiormente afflitte dalla piaga del terrorismo, culla di numerosi combattenti arruolatisi nelle due guerre cecene, nell’Emirato del Caucaso, nei Talebani e, ultimo, nello Stato Islamico. Nel 2012, secondo il muftì Farid Salman, più di 3mila islamisti sarebbero stati presenti nella piccola repubblica.

La prima ondata di radicalizzazione è stata provocata dall’apertura del Tatarstan al capitale e ai predicatori delle petromonarchie della penisola arabica all’indomani della fine dell’Unione Sovietica. All’importazione del wahhabismo ha fatto seguito l’entrata in scena di diversi attori appartenenti all’islam radicale, come l’organizzazione Hizb-ut Tahrir, che hanno funto da complemento ideale al quadro per via dei contatti con la galassia jihadista del Caucaso e dell’Asia centrale.

Il Cremlino è riuscito ad evitare uno scenario in stile Cecenia ponendo fine al rapporto di collaborazione tra Kazan e le petromonarchie del Golfo e dichiarando fuorilegge HT, anche se quest’ultimo non ha mai cessato le operazioni come dimostrato dalle frequenti operazioni del FSB contro le sue cellule, dal Tatarstan alla Crimea.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.