Si stringe la collaborazione in termini di difesa tra Mosca e New Delhi. La Russia comincerà a fornire all’India i sistemi missilistici di difesa aerea S-400 entro la fine del 2021: lo ha detto il vice direttore del Servizio federale russo per la cooperazione tecnico-militare, Vladimir Drozhzhov, ripreso dall’agenzia Interfax. Già lo scorso novembre anche Alexander Mikheev, direttore generale dell’azienda Rosoboronexport che si occupa di esportazioni di armi russe, aveva annunciato che le consegne sarebbero iniziate verso settembre 2021. Immediata la reazione da Washington che ribadisce la minaccia di sanzioni contro i Paesi che acquistano armi dalla Russia. Ad inasprire la situazione un’altra notizia: la joint venture russo-indiana per la produzione di fucili d’assalto Kalashnikov sarebbe pronta per iniziare a fabbricarli.

La minaccia delle sanzioni

L’India era stata preavvertita già nel 2018 dopo la firma di un accordo da 5 miliardi di dollari per i missili S-400, attirando su di sé le ire dagli Stati Uniti: una tale acquisizione avrebbe innescato sanzioni nell’ambito di un programma contro la Russia. Mosca è stata a lungo il principale fornitore di equipaggiamento militare per l’India, rappresentando il 62 percento delle sue importazioni totali di armi negli ultimi cinque anni, con un portafoglio di ordini che ha superato i 15 miliardi di dollari nell’ultimo triennio. Tuttavia, negli ultimi anni, Nuova Delhi si è avvicinata anche agli Stati Uniti e ad Israele per la fornitura di armi. Da buon ex Non Allineato, l’India ha sempre giocato sul doppio binario Usa-Russia. Ora però, secondo il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (Caatsa), l’acquisto di equipaggiamento per la difesa dalla Russia può essere soggetto a sanzioni. Tuttavia, il presidente Trump potrebbe scegliere di optare per una deroga. Il Caatsa è una legge federale degli Stati Uniti che impone sanzioni all’Iran, alla Corea del Nord e alla Russia approvata il 27 luglio 2017.

Sebbene l’amministrazione Trump non voglia prendere una decisione che degradi le capacità di difesa indiana, suo “principale partner di difesa”, le sanzioni spesso vengono invocate con la motivazione che l’acquisto di equipaggiamento militare dalla Russia potrebbe mettere a rischio le piattaforme americane o esporre le tecnologie a stelle e strisce alle minacce di un avversario. Vi è poi, il rovescio della medaglia: le sanzioni potrebbero avvicinare l’India alla Russia e alla Cina in una fase schizofrenica delle relazioni internazionali come quella attuale. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto l’India come “major defense partner” nel 2016, una designazione che consente di acquistare tecnologie più avanzate e sensibili dall’America alla pari di quella dei più stretti alleati e partner degli Stati Uniti e garantisce una cooperazione duratura nel futuro. L’India è anche una parte di molti trattati e accordi militari statunitensi.

L’accordo nucleare indo-americano ne è un esempio di rilievo che ha suscitato molte preoccupazioni nell’Asia meridionale. Inoltre, gli Stati Uniti hanno contribuito a sostenere l’India su diversi fronti al fine di renderla potente nella misura in cui potrebbe controllare la crescente influenza cinese nella regione. Nonostante la pressione dall’estero, l’India è rimasta fermamente convinta che le sarebbe stato permesso di proseguire i suoi acquisti militari in modo indipendente, insistendo sul fatto che la decisione non sarebbe stata presa dagli Stati Uniti o da qualsiasi altro paese straniero.

Perché Trump non ha ancora optato per le sanzioni

L’India di Modi ormai considera se stessa come un potere stabilizzatore che gode di molteplici impegni esterni, sperando di dare slancio a un mondo multipolare con un’Asia multipolare al suo centro. Il corteggiamento doppio con Russia (anche in termini energetici) e Usa, unitamente alle sue crescenti capacità militari e strategiche, ambisce a fare si che l’India abbia un ruolo chiave nelle turbolenze geopolitiche di questo 2020. L’India si trova da sola nell’Oceano Indiano, sempre più suscettibile alle affermazioni della Cina. Se Pechino riuscirà nel suo intento egemonico, le preoccupazioni per la sicurezza dell’India si accentueranno sempre più.

La partnership India-Stati Uniti è una componente chiave della visione indo-pacifica sia di Washington che di New Delhi, basata essenzialmente sull’affrontare la sfida dei tentativi cinesi di dominare la regione. Per gli Stati Uniti, l’India soddisfa la necessità di un partner regionale forte e credibile, che sopporta i propri doveri ma che deve rinunciare alla tentazione di armarsi con mezzi russi. Un errore che l’India commise già negli anni Sessanta, quando, per non rinunciare agli aiuti militari sovietici e a quelli economici americani, finì per perdere la partnership americana e il ruolo di pivot nella cornice del contenimento nel subcontinente indiano. Se Trump non ha ancora optato per la tolleranza zero è solo perché Modi è uno strumento fondamentale per combattere il Celeste Impero nelle sue stesse acque.