La geopolitica della corsa allo spazio
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Le frasi del ministero degli Esteri russo risuonano come un avvertimento a tutto il sistema italiano. Il dicastero di Sergei Lavrov, attraverso il suo canale su VKontakte ha accusato nuovamente la puntata di Report di maggio sull’intervento dei militari di Mosca a Bergamo nel periodo dell’esplosione del coronavirus. L’accusa non è firmata: non è un comunicato di Lavrov né di un alto funzionario del governo. Ma le parole sono molto nette: “Invece di trasmettere documentari sull’eroismo delle truppe alleate, compresa l’Armata Rossa, e sulle gesta dei membri del Movimento di Resistenza, (la trasmissione di Report era del 9 Maggio, giorno della Vittoria per la Russia ndr) la trasmissione ha mandato in onda un lavoro di propaganda di basso livello”, riporta AdnKronos. “Nel 2020 i partner italiani hanno avuto la dignità di esprimere, speriamo, sincere parole di gratitudine ai nostri medici che hanno salvato i pazienti affetti da Covid-19 a Bergamo e in altre città della Lombardia – afferma perentoriamente la nota del ministero – ma meno di due anni dopo, il nostro aiuto è stato dimenticato. Si scopre che la memoria dei colleghi italiani è di breve durata. Una linea d’azione così servile e miope non solo danneggia le nostre relazioni bilaterali, ma dimostra anche il carattere morale dei singoli rappresentanti delle autorità ufficiali dell’Italia e dei suoi media”.

Il colpo è preciso e punta su uno dei tempi più delicati dei recenti rapporti triangolari tra Italia, Russia e blocco occidentali: quella missione di Mosca in Lombardia nella primavera del 2020. Una missione ufficialmente umanitaria ma su cui gravano ombre pesanti che riguardano l’impiego di militari e di uomini degli apparati di sicurezza russi e non medici e ricercatori. Le accuse di molte inchieste sottolineano che Vladimir Putin in quell’occasione non avesse mandato personale sanitario che servisse effettivamente alla sanificazione e all’aiuto ai centri colpiti dal Covid-19, ma uomini che servivano a uno scopo molto più pragmatico: spiare da vicino la Nato ma soprattutto mostrare una forma di cooperazione rafforzata tra Italia e Russia che sottolineava anche una certa forma di soft power. Uno strumento di propaganda ma anche di diplomazia che aveva l’obiettivo di dare un’immagine della Russia ben diversa da quella per la quale veniva accusata dal blocco atlantico. E molti analisti di parte occidentale hanno puntato il dito sul fatto che Mosca avesse scelto l’Italia anche perché considerata il “ventre molle” dell’Alleanza Atlantica nei rapporti con il Cremlino.

La Russia ovviamente ha sempre smentito questo tipo di accuse bollandole come propaganda. Ma questa propaganda non deve evidentemente essere piaciuta ai piani alti del Cremlino, al punto che continua a essere elemento di enorme attrito tra le più alte gerarchie russe e l’Italia. La prova è appunto l’avvertimento di ieri inviato attraverso VKtontakte. Inviare un messaggio molto preciso nei confronti dei politici italiani, accusati di miopia e servilismo e di dubbia moralità sembra essere indicativo di alcuni nervi ancora scoperti di quella missione. Ed è un messaggio che, per molti osservatori, si rivolge soprattutto a coloro che chiesero aiuto alla Russia (governo Conte II) e che oggi, invece, fanno parte di un esecutivo saldamente ancorato alla Nato e all’Unione europea e che condanna in modo esplicito la Russia per l’aggressione all’Ucraina.

Su questo punto però è importante sottolineare due aspetti. Il primo è che quello che appare un vero e proprio “avvertimento”, come scritto da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, è stato trasmesso attraverso un canale social “preferito per gli affari interni”. Non una questione secondaria: Mosca difficilmente si muove con questi comunicarti senza analizzare tutte le ripercussioni e tutte le analisi che potrebbero essere realizzate su questi messaggi. Pertanto, la scelta di un unico social, senza nemmeno utilizzare i canali più internazionali come Telegram o Twitter, sembra volere indicare una forma di comunicazione a uso interno che capiscano solo i diretti interessati.

L’altro punto, invece, è che questo messaggio giunge in un momento molto importante delle relazioni triangolari tra Russia, Italia e Stati Uniti. Roma, infatti, da diverso tempo opera per provare a proporre un piano di pace sulla guerra in Ucraina. Un piano che si basa anche su alcuni canali “preferenziali” della diplomazia italiana con quella russa. La tradizione di buoni rapporti tra i due Paesi sembrava essere un utile strumento per tentare una via di dialogo in una fase di stallo della diplomazia rispetto al conflitto ucraino. Invece, da Mosca sono arrivati dei “niet” abbastanza netti che hanno fatto capire di non avere particolarmente a cuore il piano di Luigi Di Maio dopo che, a detta degli apparati russi, Roma ha voltato le spalle a Mosca. Il piano di pace italiano non sembra essere nemmeno di particolare interesse a Washington, come riportato oggi dalla Cnn. E quello che appare particolarmente interessante in questa fase è constatare come questo equilibrismo tipico dei precedenti esecutivi italiani sia visto ora non come ricerca di un ruolo di mediazione, ma come un posizionamento dubbio. Gli Stati Uniti, del resto, non hanno mai fatto mistero di volere dall’Italia garanzie sulla propria adesione alle direttive atlantiche. Ma ora anche la stessa Federazione Russa sembra avere “scaricato” il partner italiano da cui si è sentita tradita.

Quell’avvertimento sulla morale dei politici italiani, che non è certo la prima delle accuse rivolte all’establishment nazionale, sembra voler dire qualcosa in più della semplice rabbia. E non è un caso che l’ambasciatore russo Sergej Razov, non invitato alla parata del 2 Giugno, abbia detto nei giorni scorsi all’AdnKronos che bisogna “evitare dichiarazioni e azioni che potrebbero gettare le nostre relazioni bilaterali oltre il ‘punto di non ritorno’. Spero davvero che sia questo approccio a trovare comprensione tra la maggioranza degli italiani”.

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