Il traballante asse franco-tedesco rischia di andare in crisi di fronte alla più grave recessione economica degli ultimi anni, causata dalle conseguenze a lungo termine dell’epidemia di coronavirus e dai susseguenti sviluppi sui mercati, le imprese e gli Stati europei.

Il duopolio tra Parigi e Berlino che ha retto a lungo i destini dell’Unione Europea si è spezzato di fronte alle diverse politiche teorizzate da Francia e Germania come risposta alla crisi sistemica che rischia di affondare l’Unione Europea. Berlino insiste sull’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) con conseguenti attivazioni di pacchetti d’austerità e misure di rigore. Parigi guida con l’Italia il fronte degli Eurobond, sempre più ampio dopo le crescenti defezioni dei Paesi del blocco dell’austerità vicini ai capofila Germania e Olanda, smottamento iniziato con lo sganciamento dell’Irlanda.

Quella tra Francia e Germania è stata sempre un’alleanza ambigua. La firma del Trattato di Aquisgrana nel 2019 sembrava inaugurare un’era di codominio tra Angela Merkel e Emmanuel Macron, ma i crescenti timori transalpini di finire ridotti a junior partner nella coalizione centrale dell’Europa hanno progressivamente ridotto le aspirazioni di un codominio duro e puro. Da febbraio 2019 a oggi Macron ha, nell’ordine: portato la Francia fuori dal consorzio del gasdotto North Stream 2 tra Germania e Russia; fatto naufragare i tentativi di negoziare un accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti, obiettivo cruciale per l’industria tedesca in affanno; messo il veto il primo candidato alla presidenza della Commissione Ue, Manfred Weber, mossa funzionale a evitare una convergenza tra il Partito Popolare Europeo e i sovranisti di destra; chiesto miglioramenti all’accordo commerciale tra Ue e Mercosur; infine, di recente, cercato di esercitare un ruolo guida nelle politiche di sicurezza e difesa dell’Europa post-Brexit.

La crisi del coronavirus arriva in una fase storica in cui l’asse carolingio iniziava già a scricchiolare. E in cui il principio Mors tua, vita mea risulta estremamente problematico come risposta a una crisi sistemica e destinata a travolgere l’intera Eurozona. Aderendo agli Eurobond Parigi ha “spiazzato Angela Merkel”, ha dichiarato a La Verità lo storico ed economista Giulio Sapelli. Per il navigato studioso torinese, Macron intende approfittare della fase di alta marea della politica tedesca: la Merkel si trova in fase declinante del suo ciclo politico, e la crisi sopravvenuta non aiuta. “La Germania oggi ha un sistema politico fondato sui partiti in crisi. Macron al contrario i partiti li ha distrutti e governa da bonapartista. E questo ai tedeschi non va bene, perché se prende un raffreddore politico manda al governo Marine Le Pen. Mai i rapporti fra i due sono stati a un livello così basso”.

Macroncon ogni probabilità, va allo scontro nell’ora più buia della crisi per capitalizzare una posizione di forza relativa: Parigi, unica potenza nucleare e massima forza militare d’Europa, può cercare di colmare il gap economico con Berlino solo puntando su risposte condivise alla crisi che non penalizzino i Paesi ad alto debito. Inoltre, rilanciando il fronte mediterraneo la Francia può giocare su due fronti e porsi a mediatore. Non a caso, nelle stesse ore in cui l’Eurozona andava allo scontro Macron annunciava di aver aperto un canale di dialogo sulla risoluzione della crisi anche con l’amministrazione Usa di Donald Trump, ora più che mai ostile all’ipotesi tedesca di una crisi non risolta a livello sistemico. Potenziale bubbone esplosivo dell’economia mondiale. Senza cadere nell’errore di ritenere Macron un liberatore, l’Italia dovrebbe capitalizzare l’indebolimento dell’asse tra Parigi e Berlino. Inserendosi e operandosi per evitare lo scenario peggiore per la crisi: il fatto che dopo la fine dell’emergenza sanitaria risulti ancora presente la spada di Damocle del Mes e dell’austerità.

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