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Le turbolente vicende politiche della Romania continuano a regalare nuove sorprese e capovolgimenti di fronte agli osservatori internazionali ed alle sempre più preoccupate istituzioni europee. Ludovic Orban, ex ministro dei Trasporti e membro del Partito Liberal Nazionale ( centrista), ha ottenuto la fiducia del Parlamento di Bucarest con 240 voti a favore, sette sopra il minimo necessario fissato a 233. Orban, nessuna parentela con il premier ungherese, è stato nominato dal presidente Klaus Iohannis dopo il collasso dell’esecutivo socialdemocratico guidato da Viorica Dancila. I Socialdemocratici si erano imposti alle elezioni legislative del dicembre del 2016 sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati ed al Senato. Costretti ad allearsi con il movimento liberale ALDE hanno poi governato in maniera precaria. In tre anni, infatti, si sono alternati ben tre primi ministri progressisti costretti di volta in volta a dimettersi a causa di scandali politici, manovre interne di partito oppure proteste popolari.

Un futuro incerto

Liviu Dragnea, leader del movimento socialdemocratico, è stato arrestato nel mese di maggio 2019, dopo che la sua condanna per corruzione è diventata definitiva ed il partito ha subito una cocente sconfitta elettorale nelle elezioni europee svoltesi nello stesso mese. Il tentativo di Iohannis di facilitare la formazione di un nuovo esecutivo non riuscirà, probabilmente, a stabilizzare il Paese. Bucarest, infatti, si appresta a vivere una lunga stagione di consultazioni: il 10 novembre avranno luogo gli scrutini presidenziali con il Capo di Stato, largamente favorito, che dovrà vedersela, tra gli altri, proprio con Viorica Dancila. L’ex premier, qualora riesca a sconfiggere Iohannis, dovrà coabitare con un esecutivo di tendenze politiche opposte e ciò rischia di polarizzare ulteriormente il quadro politico del Paese. In primavera si svolgeranno le elezioni locali mentre quelle legislative dovrebbero tenersi entro la fine del 2020. I Socialdemocratici avevano ipotizzato di poter tentare di ritardare il voto di fiducia di oggi per facilitare la permanenza in carica della Dancila,  in modo che la stessa avrebbe potuto avere maggiore visibilità in vista delle imminenti elezioni presidenziali. I legislatori romeni, peraltro, possono godere dei benefici pensionistici solo qualora completino un intero mandato e pertanto la scelta di voler dare fiducia ad Orban e di evitare il ritorno anticipato alle urne non sorprende affatto.

Le prospettive

Orban ha potuto contare, nel corso del voto parlamentare, sul supporto del suo Partito Nazional Liberale, sull’Unione Salvate la Romania (un movimento anticorruzione), sul Partito del Movimento Popolare dell’ex presidente Traian Basescu (centrodestra), sull’ Alleanza Liberaldemocratica e sui voti dell’Unione Democratica Ungherese e di altri partiti che rappresentano le minoranze etniche o linguistiche. Questi dati, però, non erano in partenza del tutto positivi: Orban aveva infatti bisogno di almeno 233 parlamentari al suo fianco mentre, con questi numeri, ne avrebbe avuti solamente 225. Il totale di 240 voti a favore è stato probabilmente raggiunto grazie al sostegno di legislatori dissidenti provenienti da altri partiti. Orban si è impegnato ad abrogare alcune delle misure giudiziarie e fiscali, introdotte dagli esecutivi socialdemocratici, che erano state criticate dai partner internazionali e dagli investitori. Il neo primo ministro ha anche sottolineato come sarà molto importante rendere il sistema giudiziario romeno indipendente dall’ influenza della politica. Orban, però, dovrà faticare di volta in volta per trovare il sostegno parlamentare  ai provvedimenti che andrà a presentare e questo renderà piuttosto difficile la vita del nuovo esecutivo.

Le istituzioni europee guardavano con particolare interesse al voto odierno in Romania perchè da esso dipendevano anche i tempi di insediamento della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen. Il candidato della Romania, infatti, avrebbe dovuto essere presentato dal nuovo governo, dopo la sfiducia parlamentare che aveva portato alla caduta dell’esecutivo Dancila. La questione aveva avuto anche ricadute sulle dialettiche politiche di Bucarest: la Dancila sosteneva di avere il diritto di presentare il candidato a nome del suo governo mentre il Presidente si è scagliato contro questa decisione. La convulsa situazione politica romena era dunque in procinto di influenzare anche le tempistiche di Bruxelles e stava per causare qualche problema alla Von der Leyen che ora potrà tirare, finalmente, un sospiro di sollievo.