La rivoluzione di Trump nei media: adesso vuole una tv di Stato

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Da quando si presentò alle primarie del partito repubblicano, Donald Trump, il tycoon che nessuno avrebbe mai immaginato alla Casa Bianca, ha sempre avuto contro di sé i grandi media e la gran parte dei network statunitensi. Non è un mistero che persino Fox News, tradizionalmente repubblicana, all’inizio detestasse The Donald. Per quest’ultimo, l’incredibile astio che i grandi network hanno riservato nei suoi confronti è stata un’incredibile fortuna, permettendogli di apparire come il vero candidato anti-establishment in grado di sparigliare le carte, abilissimo nello sfruttare una comunicazione sfrontata attraverso i social media e i canali non ufficiali.

Come riporta Il Tempo, però, The Donald, ora si è scocciato del modo in cui le tv americane raccontano la sua America di oggi. Il presidente è particolarmente stufo di come viene dipinta nel resto del mondo e per questo vorrebbe lanciare un canale in grado di contrastare lo strapotere dei media liberal come la Cnn e il New York Times, mettendo in piedi una tv di Stato americana, un po’ come la nostra Rai. 

Donald Trump contro la Cnn: “Bisogna fare qualcosa”

È per mezzo del solito tweet politicamente scorretto che il presidente Trump ha suggerito la creazione di una tv di stato capace di contrastare le “fake news” dell’odiata Cnn: “In tutto il mondo, la Cnn ha una voce potente che ritrae gli Stati Uniti in modo ingiusto … e falso” ha sottolineato The Donald, aggiungendo che “qualcosa deve essere fatto” e suggerendo al governo di mettere in piedi una rete televisiva “per mostrare al mondo come siamo veramente, grandi!”.

La provocazione del presidente ha scatenato un vespaio di polemiche sui social e su tutti i media americani, tra chi lo accusa di voler far diventare gli Stati Uniti “come la Russia” fino a chi gli ricorda che i repubblicani “hanno già Fox News”. Altri hanno ricordato correttamente a Trump che un network statale finanziato dal governo degli Stati Uniti in parte esiste già: Voice of America.

Che cos’è è Voice of America

Quest’ultima fa parte di un network ancora più grande – l’Us Agency for Global Media – che prima prendeva il nome di Broadcasting Board of Governors. Questo gigante dei media mondiale, che raggiunge un pubblico di 278 milioni di persone in 59 lingue diverse e in oltre 100 Paesi del mondo, raccoglie Voice of America (Voa), Radio Free Europe – Radio Liberty, Office of Cuba Broadcasting, Radio Free Asia e Middle East Broadcasting Networks. Il budget previsto per il 2019 era di poco superiore ai 661 milioni di dollari. Trattasi di un formidabile strumento di soft power a disposizione degli Stati Uniti. 

Come sottolinea Politico, il Congresso americano nel 2017 ha eliminato il consiglio di amministrazione dell’Us Agency for Global Media, sostituendolo con una figura di amministratore delegato, nominato direttamente dal presidente. Da capire, a questo punto, se quella del tycoon fosse una semplice provocazione o una proposta seria. L’idea di Donald Trump, tuttavia, non ha riscosso molto successo e non ha convinto nemmeno i suoi più fidati sostenitori. La proposta, infatti,  è stata criticata anche dai media più conservatori: il Washington Examiner, per esempio, sottolinea che una tv di stato americana “non è la risposta giusta ai media liberal”. Altri media, vicini ai repubblicani, hanno del tutto ignorato la sparata del presidente, che a questo punto dovrà “accontentarsi” di Voice of America…