Quali sono le linee programmatiche di Theresa May per le ormai imminenti elezioni generali del Regno Unito? Conservatorismo sociale, linea dura sugli immigrati e, ovviamente, Hard Brexit. Il programma elettorale della leader del partito conservatore è un vero e proprio manifesto contro l’establishment britannico: tagli lineari sul welfare, regole più severe per gli ingressi degli stranieri, tutele maggiori per la working class e regolamentazione ferrea dei prezzi per le società di servizi. Il tempo per convincere gli elettori è sempre meno , ma Theresa May, nonostante i sondaggi indichino un parziale recupero del Labour Party, tira dritto sulla sua strada. Il manifesto si chiama ” Forward Togheter”, cioè ” Avanti Insieme” ed è incentrato su “cinque grandi sfide” che il Regno Unito avrà davanti a sé, specie successivamente all’uscita dal mercato unico europeo: conservare la crescita economica, far sì che la Brexit avvenga in modo regolare e ordinato, consolidare il concetto di nazione unita, costruire una nuova “grande meritocrazia”, portare i giovani al centro di una società equa, sfruttando il potere della tecnologia in rapidissima evoluzione.Nel tentativo di mettere ordine dentro i numeri riguardanti l’immigrazione, la premier britannica ha intenzione di revisionare il sistema degli accessi. L’obietto dichiarato è quello di riportare il numero degli ingressi al di sotto della quota di 100mila persone l’anno, dato che segnerebbe un cambio di tendenza radicale rispetto ai precedenti 7 anni guidati dai governi marcati Tory. Attualmente, infatti, gli immigrati annuali nel Regno Unito sono 273 mila. Sul libero mercato, poi, un’evidente stretta in funzione della Brexit: “Non crediamo nei mercati liberi, senza frontiere”, ha dichiarato Theresa May, che ha aggiunto: “Rifiutiamo il culto dell’individualismo egoista. Detestiamo la divisione sociale, l’ingiustizia, l’iniquità e la disuguaglianza”. Il Regno Unito, secondo il programma dei conservatori, insomma, dovrà mantenere un rapporto privilegiato con l’Europa per mezzo di un accordo di libero scambio e di libertà di dogana, ma le restrizioni in materia dovranno al contempo essere evidenti. Sempre in materia economica, Theresa May ha promesso di non aumentare l’Iva e di mettere il meno possibile le mani nelle tasche dei cittadini. Entro il 2020, poi, i Tories hanno intenzione di aumentare l’esenzione sulle imposte per i redditi fino a 12.500 sterline. Prevista una fissazione delle aliquote più alte a 50 mila sterline. Sul piano fiscale, infine, è previsto la riforma del sistema dei tassi sul lavoro: la tassazione per l’assunzione dei lavoratori extra Ue, nei piani della May, deve aumentare vertiginosamente. Per quanto riguarda la salute, il programma della May prevede che ci sia un incremento dei fondi per il sistema sanitario di 8 miliardi di sterline durante il prossimo quinquennio.La rivoluzione sociale, però, è prevista anche sul piano del welfare: il sistema del benessere inglese, nel caso vincesse Theresa May, verrebbe riordinato per mezzo dell’eliminazione di numerosi benefits ad oggi acquisiti come diritti dai pensionati. Quest’ulteriore piano di tagli servirà a finanziare ambiti dell’ assistenza pubblica, in controtendenza assoluta con quanto previsto dai labouristi precedentemente. La strada per la Stronger Britain, dunque, è segnata due direzioni tanto complesse quanto districate: da una parte ci sarà la prevista contrattazione con Bruxelles, le cui premesse non sembrano palesare un quadro facile, dall’altra Theresa May dovrà rispondere a chi la voterà del promesso grande sconvolgimento delle logiche economiche e sociali che ad oggi dominano i processi del sistema britannico. Il partito conservatore inglese resta in vantaggio nelle rivelazioni, anche se l’attentato di Manchester sembra aver influito positivamente nei confronti delle aspettative dei progressisti. Corbyn, in definitiva, è in ripresa, ma nel caso Theresa May dovesse ottenere la maggioranza assoluta potremmo trovarci dinanzi al primo grande cambiamento radicale di una nazione, comunque, europea.
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