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L’influenza di George Soros in Georgia, soprattutto attraverso la sua Open Society Georgia Foundation, ha svolto un ruolo di primo piano nella cosiddetta Rivoluzione delle Rose del 2003. Questa rivolta popolare portò alla caduta di Eduard Shevardnadze, presidente corrotto e figura di spicco dell’epoca sovietica, e favorì l’ascesa del giovane leader Mikheil Saakashvili. Diversi studi recenti offrono una narrazione dettagliata delle dinamiche dietro questa rivoluzione, evidenziando il sostegno esterno, anche attraverso il finanziamento di organizzazioni come l’Open Society di Soros, che hanno avuto un impatto diretto sui cambiamenti politici.

Il ruolo di Open Society e dei suoi partner

Molti membri del Governo georgiano che salirono al potere con Saakashvili avevano studiato o lavorato negli Stati Uniti, spesso con legami alla Open Society Foundation o USAID. Questa connessione era parte di un disegno più ampio per favorire una “transizione democratica accelerata” con il sostegno di giovani leader, formati per promuovere il cambiamento politico attraverso metodi di protesta pacifica. Emblematico fu il ruolo di Kmara! – movimento giovanile georgiano ispirato al movimento serbo Otpor – che ricevette circa 700.000 dollari dalla Open Society per promuovere la “mobilitazione civile” e sfidare il regime di Shevardnadze.

La strategia della rivoluzione pacifica

Saakashvili e altri leader dell’opposizione si formarono studiando il modello della “rivoluzione di velluto” che aveva contribuito alla caduta del regime comunista in Cecoslovacchia.. Questa preparazione fu cruciale per orchestrare le proteste in Georgia, culminate con il gesto simbolico di Saakashvili che entrò in Parlamento con una rosa in mano, un atto che rappresentava il pacifismo e il cambiamento democratico. Il supporto di Soros a queste iniziative non era solo economico ma includeva un progetto strategico per incoraggiare una cultura politica filo-occidentale in Georgia, facilitando anche l’accesso di Saakashvili e dei suoi alleati a contatti chiave nella politica statunitense e internazionale.

Coinvolgimento diplomatico e logistica operativa

Da non sottovalutare anche l’influenza dell’ambasciatore statunitense Richard Miles, che aveva già sostenuto transizioni democratiche in Paesi dell’ex blocco sovietico. Durante le proteste culminanti del 2003, Saakashvili, oltre alla rosa simbolica, era protetto da un gruppo di guardie armate e da un giubbotto antiproiettile, un segnale della pianificazione strategica dietro la rivoluzione. Il supporto logistico e di sicurezza, insieme alla copertura mediatica internazionale (in particolare di CNN), contribuì a dare visibilità globale all’evento, presentandolo come un esempio di cambiamento pacifico e democratico nella regione.

Sospetti e controversie

Dopo il successo della Rivoluzione delle Rose, Soros dichiarò l’intenzione di estendere questo modello di “cambiamento di regime democratico e pacifico” ad altre regioni, come l’Africa. Questo generò ulteriore scetticismo in Georgia e altrove, con accuse di ingerenza nella politica interna. In Georgia, il modello della Open Society di Soros viene talvolta percepito come una forma di influenza esterna volta a favorire interessi occidentali. La recente adozione della legge sugli “agenti di influenza straniera” riflette proprio questo timore, mirato a limitare l’impatto di fondazioni come quella di Soros, viste come strumenti di “soft power” occidentale.

In sintesi, l’azione della Open Society in Georgia rappresenta un esempio di “diplomazia non convenzionale”, che ha contribuito alla democratizzazione ma ha anche sollevato dubbi su possibili ingerenze esterne. L’influenza di Soros ha così lasciato un segno indelebile sul processo di transizione georgiano, contribuendo a spostare il Paese verso l’orbita filo-occidentale, pur rimanendo oggetto di controversie.

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