È uno degli argomenti cardine della nostra epoca: la transizione energetica verso un modello che non abbia ripercussioni negative su clima e ambiente. Il settore dell’energia sta attraversando anni decisivi che vedono un ruolo sempre più cruciale per il gas naturale, che secondo le stime dell’International Energy Agency entro il 2040 rappresenterà, dopo il petrolio, la seconda fonte energetica per consumo con un aumento della domanda globale pari al 45%, superando così il carbone.

Il Gnl sarà con ogni probabilità la fonte energetica più utlizzata durante la transizione mondiale che vedrà un progressivo abbandono dei combustibili fossili per favorire la ricerca e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e sostenibili. E’ interessante citare una frase che da circa un ventennio circola nel settore dell’energia, pronunciata dall’ex direttore della Shell Hydrogen, una divisione del colosso RoyalDutch/Shell, Don Huberts: “Così come l’era della pietra non finì per mancanza di pietre, quella del petrolio non finirà per mancanza di quest’ultimo.”

Questo vuol semplicemente sfatare un mito che spesso parla di un mondo le cui nazioni un giorno si sveglieranno senza più trovare nemmeno una goccia della loro fonte principale di fabbisogno energetico. Distopìa che difficilmente si avvererà. Il passaggio verso il gas naturale prima, fonti rinnovabili e sostenibili poi, sta già avvenendo e procedendo a gran velocità. E i governi di tutto il mondo non staranno certo ad aspettare che si esaurisca anche l’ultimo pozzo di petrolio, piuttosto adotteranno (e stanno già adottando) strategie a lungo termine per avere una transizione meno traumatica possibile. Un esempio pratico è la Vision 2030 lanciata dal principe ereditario Bin Salman in Arabia Saudita per diversificare l’economia e le fonti energetiche, lanciando così il regno dei Saud verso uno scenario che non li vedrà più dipendere unicamente dal mercato del petrolio.

Per ora l’Unione europea è il più grande importatore di gas ma anche l’Asia giocherà un ruolo da protagonista. Solo in Cina, secondo le stime, nei prossimi decenni ci sarà un aumento della domanda per il gas naturale che toccherà l’80%, rendendo Pechino il più grande importatore di gas dopo l’Unione europea. Come raccontato su Gli Occhi della Guerra la Russia è attualmente il principale fornitore di gas dell’Italia e dell’Unione Europea in generale. “Quattro gasdotti provenienti da Algeria (Ttpc), Libia (Greenstream), Austria (Tag) e Svizzera(Transitgas) e tre rigassificatori rappresentano la porta d’accesso delle importazioni di gas naturale al mercato italiano”.

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In Italia il dibattito si concentra su due grandi progetti: Tap e NordStream2. Il primo dovrebbe portare il gas dall’Azerbaigian sulle coste salentine, il secondo è il progetto di ampliamento del già esistente gasdotto tra Russia e Germania. Il crescente ruolo di esportatore esercitato da Mosca preoccupa Washington, dove l’ultimo scenario a cui si vuole assistere è un’Europa eccessivamente dipendente energeticamente dalla Russia di Vladimir Putin. La Casa Bianca infatti non approva il prolungamento del gasdotto NordStream mentre invita il governo italiano a sbloccare lo stallo e ad accelerare i tempi per la costruzione della Trans Adriatic Pipeline. Non solo, perché gli Stati Uniti l’8 novembre hanno firmato un nuovo contratto con la Polonia per la fornitura di gnl. Anche l’America di Trump punta sul gnl e si adopera per esportare il gas statunitense nel mercato europeo.

La diversificazione energetica è prioritaria e sarebbe opportuno disporre di diverse opzioni. In questo contesto all’interno dei confini italiani si parla poco del progetto del gasdotto EastMed che nel 2015, col supporto dei governi italiano, greco e cipriota è stato indicato come Project of Common Interest dalla Commissione europea. Un progetto che prevede la costruzione di 1900km di gasdotto che colleghi le risorse del Mediterraneo orientale a Grecia, Creta, Cipro e Italia.

Il ruolo di Eni nel Mediterraneo ha rafforzato le previsioni secondo cui il gas naturale prodotto dai campi di Tamar e Leviathan di Israele, Zohr dell’Egitto e Afrodite di Cipro meridionale potrebbe diventare una fonte alternativa di approvvigionamento per l’Ue. Abbiamo raccontato su Gli Occhi della Guerra come l’Egitto sia candidato a entrare nella lista dei paesi esportatori di gas, grazie alle capacità esplorative del cane a sei zampe, già a partire dal 2019.

L’Italia può giocare un ruolo da protagonista nella partita energetica che vede impegnati e impegnerà tutti gli attori internazionali, vicini e distanti, nei prossimi decenni. Come già detto su questa testata, “per la strategia energetica italiana, la costituzione dell’hub gasiero del Mediterraneo appare un obiettivo prioritario, congeniale al complessivo interesse nazionale e, soprattutto, potenziale fonte di un maggior potere contrattuale di fronte a fornitori di materie prime ed alleati politici”.