Se ne parlava già da giugno e a seguito dell’incontro a Helsinki  tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin è arrivata la conferma: il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il 25 luglio atterrerà a Washington dove sarà ricevuto dal tycoon.

Secondo il comunicato della Commissione europea i due leader avranno un confronto a 360 gradi sui rapporti tra Ue e Stati Uniti, attualmente ai minimi storici. Si parlerà di cooperazione in diversi settori, di politica estera e di sicurezza, contrasto al terrorismo, sicurezza energetica e crescita economica. Anche il commercio transatlantico e quindi progetti di partenariato economico saranno al centro del faccia a faccia, che a giudicare dalle premesse sembra già prefigurarsi più come un braccio di ferro tra due leader politici con due visioni del mondo diametralmente opposte.

Per quanto riguarda l’Ue,  come scritto su questa testata,  “siamo diventati solo ed esclusivamente ‘oggetto’: terreno di caccia delle più grandi superpotenze del mondo che hanno puntato i nostri mercati, le nostre aziende e i nostri Paesi. Ma non siamo più in grado di decidere. Il baricentro del mondo si sta spostando verso Est. È l’Asia il nuovo polo mondiale. E l’Europa, nell’arco di pochi anni, si è trasformata in una ricca e complessa periferia del mondo, che le potenze come Cina, Russia e Stati Uniti considerano un territorio da spartirsi”.

Anche l’ex ministro degli Esteri e presidente della Sioi  Franco Frattini esprime le sue preoccupazioni, in un’intervista rilasciata su Formiche news, per un’Ue sempre più aggrovigliata  su se stessa e incapace di trovare un equilibrio strategico nelle partite a scacchi contro le superpotenze mondiali. Secondo Frattini infatti “l’Europa ha dimostrato di essere del tutto inesistente. A furia di portare avanti crociate prima contro la Russia, poi contro l’America, l’Europa si è autoesclusa dal palcoscenico internazionale”. Per poi concludere: “Mi auguro che il presidente  Juncker capisca che non si può fare allo stesso tempo il muso duro con Russia, Cina e Stati Uniti. L’Europa avrebbe dovuto anticipare il summit di Helsinki, dando una chance alla Russia e rivedere il regime delle sanzioni come proposto dal governo Conte”.

Sarà importante vedere il risultato dell’incontro tra il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente americano Donald Trump per capire che intenzioni abbia l’Ue. La Casa Bianca ha già ventilato l’ipotesi di abbandonare la Nato, eventualità che se pur improbabile e già smentita rischia di lasciare i suoi membri soli a combattere una guerra che non appartiene agli Stati europei (e soprattutto che non avrebbe più regione di essere combattuta.)

La speranza è che i vertici dell’Unione europea capiscano che il vento è cambiato e che  è ora di decidere da che parte stare, tutelando gli interessi dell’Ue e quindi dei suoi membri. Sbattere i pugni sul tavolo con Trump, mantenere il regime di sanzioni contro la Russia e criticare il modello di sviluppo cinese in Africa senza sfruttare i vantaggi e le opportunità della Belt and Road Initiative di Pechino rischia di portare l’Ue all'(auto)isolamento. Senza una strategia europea e nazionale insieme il continente europeo è destinato a essere fagocitato dalle superpotenze che, a differenza dell’Ue, sono in ascesa.

L’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone

Intanto l’Ue cerca di rispondere alla guerra dei dazi lanciata da Trump con l’Economic Partnership Agreement firmato il 17 luglio dai vertici europei e giapponesi;  l’accordo entro un anno dovrebbe portare all’azzeramento dei dazi sul 90% degli scambi commerciali tra i paesi europei e Tokyo, in particolare nel settore agricolo, favorendo di conseguenza anche il nostro Paese. Secondo le prime stime   in totale, l’accordo potrebbe portare a un aumento delle esportazioni Ue verso il Giappone del 13,2% (circa 13,5 miliardi di euro).

Per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che ha partecipato all’incontro, questo è “il più grande accordo commerciale bilaterale mai siglato” che di fatto “stringe l’amicizia nippo-europea”. 

È un primo segnale di vita da ormai molto tempo all’interno dell’arrugginito convoglio europeo. Se l’Ue però ha intenzione di non sgretolarsi e di competere con Stati Uniti, Russia e Cina, lo deve considerare solo come un primo passo nel percorso di ridimensionamento delle alleanze e delle strategie europee: gli equilibri stanno cambiando ed è ora che l’Ue trovi il suo.