Il Segretario di Stato Usa Antony Blinken, prima di sbarcare a Gerusalemme, aveva annunciato che il suo Paese avrebbe presentato una risoluzione Onu per chiedere un “cessato il fuoco immediato legato al rilascio degli ostaggi” a Gaza e ieri tale risoluzione è stata presentata.
La proposta ha raccolto undici i voti a favore, un’astensione (Guyana) e tre contrari (Russia, Cina e Algeria). Russia e Cina hanno esercitato il potere di veto, facendo naufragare la quarta risoluzione dall’inizio del conflitto.
Secondo le due potenze la risoluzione era ambigua, non chiedeva un reale cessate il fuoco e aveva lo scopo di “disorientare” la comunità internazionale, come affermato dall’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vassily Nebenzia.
L’ambiguità del testo
Washington, in precedenza, ha votato contro tre risoluzioni che chiedevano un immediato cessate il fuoco. Questa bozza, quindi, rappresenta un cambiamento rispetto alla posizione precedente. È però ancora troppo lontana da una richiesta inequivocabile di un cessate il fuoco immediato. Nel testo si dice solo che la disastrosa situazione di Gaza rende “imperativo” arrivare a un cessate il fuoco immediato e prolungato per proteggere i civili di tutte le parti, ma si ferma qui. Da tale imperativo, infatti, non discende una richiesta chiara ed esplicita per una tregua, ma semplicemente sollecita il mondo a trovare per via diplomatica un modo per raggiungere a un cessate il fuoco e la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani.
Non è quindi il cessate il fuoco al centro del testo, ma la necessità di un processo negoziale che deve essere guidato degli Stati Uniti, come ha affermato l’ambasciatrice Usa all’Onu prima del voto, minacciando di fatto un veto a successive risoluzioni discordi dal testo presentato.
Ne scrive Trita Parsi su Responsibile Statecraft, che aggiunge come il testo sostenga in tutto e per tutto la posizione israeliana, anche perché, di fatto, chiede ad Hamas di rilasciare gli ostaggi in cambio di un cessate il fuoco temporaneo, nonostante questa da tempo chieda che la liberazione degli ostaggi sia legata a un cessate il fuoco duraturo.
Il testo, peraltro, spiega Parsi, è debole anche riguardo l’imminente invasione israeliana di Rafah. Il linguaggio è ambiguo ed esprime solo preoccupazione per i danni che potrebbe causare tale offensiva. Non c’è un minimo cenno alla necessità di impedire l’attacco, laddove le risoluzioni precedenti, bloccate dagli Usa, erano state chiare ed esplicite nella richiesta di evitarlo. Insomma, come accenna Parsi, sebbene il testo evidenzi un cambiamento della posizione americana, non è incisivo come “potrebbe e dovrebbe essere” ed è troppo dipendente dalla posizione israeliana, tanto che nel suo scritto definisce il testo una risoluzione “israelo-americana”
L’intervento dell’ambasciatore israeliano all’Onu Gilard Erdan lo conferma. Così Erdan: “Vorrei esprimere la mia gratitudine agli Stati Uniti. Grazie per la vostra determinazione nel condannare i mostri di Hamas e per la vostra convinzione che il rilascio degli ostaggi non può essere rimandato. Se fosse passata, la risoluzione Usa avrebbe segnato un momento di grande moralità delle Nazioni Unite”.
Russia, Cina e Algeria puntano il dito
Prima del voto, l’ambasciatore Vasily Nebenzia, aveva già denunciato la misura sostenuta dagli Stati Uniti definendola “un’iniziativa ipocrita” e parlando di “una formulazione diluita” sul cessate il fuoco. “La bozza è stata scritta tenendo conto degli interessi politici degli Stati Uniti, per garantire l’impunità di Israele e per minare l’autorità del Consiglio”, ha affermato.
Rivolgendosi poi ai membri del Consiglio li ha invitato a opporsi alla risoluzione per evitare di “coprirsi di disonore” e non permettere al Consiglio di diventare uno strumento per “promuovere la politica distruttiva di Washington in Medio Oriente”.
Secondo l’ambasciatore, Washington ha dato uno “spettacolo ipocrita” perché con tale risoluzione non ha fatto nessuna pressione su Israele, dando di fatto un via libera per l’operazione militare di Rafah.
Anche la Cina, attraverso il suo rappresentante Zhang Jun, ha criticato gli Stati Uniti, affermando che la risoluzione, nella sua ambiguità, “elude la questione principale, quella del cessate il fuoco”.
L’ambasciatore algerino Amar Bendjama, da parte sua, ha ricordato che la risoluzione algerina presentata in precedenza, bloccata dal veto Usa, avrebbe invece potuto salvare vite innocenti. “Dall’inizio della guerra, nell’ottobre scorso, sono stati uccisi più di 32.000 palestinesi, soprattutto donne e bambini. Queste cifre rappresentano vite e “speranze distrutte”, ha dichiarato.
Resta che, come afferma Parsi, da oggi gli Stati Uniti potranno accusare Cina e Russia di aver impedito la soluzione della crisi di Gaza. Da questo punto di vista, l’iniziativa di Washington è stata un capolavoro politico, che ha anche un evidente scopo interno, quello di tentare di placare le proteste contro il sostegno di Washington alle operazione belliche israeliane, che stanno infiammando le piazze americane ponendo criticità alla campagna elettorale di Biden.

