Le elezioni nel Land di Brema, svoltesi il 26 maggio, hanno portato ad un risultato inaspettato: la probabile nascita di un esecutivo basato sull’alleanza tra Socialdemocratici, Verdi e i post-comunisti della Linke. Laboriose trattative tra gli schieramenti politici hanno consentito questo sviluppo e la partecipazione del movimento post-marxista, che trae le sue origini politiche anche dal partito stato che governò tra il 1949 e il 1989 l’ex Germania Est, sarebbe una prima assoluta per le regioni occidentali tedesche.

A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino sembra che la sinistra radicale tedesca goda di ottima salute e che quel cordone sanitario, che portava gli altri partiti ad escluderla da ogni alleanza, sia quasi sparito. La Linke, infatti, esprime il premier del Land della Turingia e fa parte dei governi dei Land di Berlino e Brandeburgo. Sempre in coalizione con Socialdemocratici e Verdi. Nelle elezioni parlamentari del 2017, invece, la sinistra ha raggiunto la ragguardevole percentuale del 9,2 per cento dei voti e 69 seggi nel Bundestag.

Le radici del movimento radicale

Per capire come nasce la Linke bisogna fare un viaggio all’indietro nel tempo e tornare al 1989, il fatidico anno che segnò l’inizio della fine per i regimi comunisti dell’Europa Orientale. Il crollo del Muro di Berlino portò alla caduta del regime al potere nella Germania Est, governata in maniera dispotica ed autoritaria, dal lontano 1949, dal Partito Socialista Unificato (Sed). La breccia nel Muro precipitò la crisi del governo tedesco orientale, che si vide costretto a lasciar emigrare in massa i suoi cittadini verso Ovest.

Nel dicembre del 1989, un mese dopo gli eventi di Berlino, la dittatura del Sed era già un ricordo. Il partito aveva rinunciato al monopolio del potere politico, l’intero organo dirigente aveva rassegnato le proprie dimissioni e l’ala più riformista e moderata, composta anche da giovani, prendeva, gradualmente, il controllo di un movimento in aperta crisi. Nello stesso mese il Sed rinunciò all’ideologia marxista, gli esponenti del vecchio regime, come il segretario generale Honecker, vennero espulsi e ben presto cambiò nome in Pds, Partito del Socialismo Democratico. Questo non bastò per consentire al nuovo soggetto di ottenere buoni risultati elettorali: per tutti gli anni ’90 il Pds non sparì dai radar politici ma nemmeno brillò. Guidato inizialmente da Gregor Gysi, un riformista, veleggiò tra il 2,4 per cento e il 5 per cento in tutte le elezioni per il rinnovo del Bundestag sino al 2002. Ancora vivido era il ricordo delle brutalità del regime tedesco orientale nella memoria di molti e gli altri partiti politici rifiutavano spesso di allearsi con il PDS, con qualche eccezione a livello locale, ponendolo ai margini dello scenario politico e considerandolo, evidentemente, ancora compromesso. Il PDS riscuoteva comunque alti livelli di consenso nei Land della ex-Germania Orientale, disincantati dai persistenti livelli di povertà e da un’arretratezza economica che continuava a tenerli lontani dal benessere economico dei vicini Land più ad Ovest.

La svolta occidentale

Il passaggio da partito di protesta anti-capitalista e marginale a movimento socialista di successo avvenne verso la metà degli anni 2000. Nel Partito Socialdemocratico Tedesco ci fu, infatti, una scissione. L’ala sinistra guidata da Oskar Lafontaine abbandonò, nel 2005, i Socialdemocratici, accusati di perseguire politiche neoliberali e fondò Lavoro e Giustizia Sociale-L’Alternativa Elettorale (Wasg). Questo nuovo movimento si coalizzò con il Pds alle elezioni del 2005 e l’alleanza ottenne quasi il 9 per cento dei consensi. Nel 2007 avvenne la fusione e venne scelto il nome Linke per il nascituro soggetto politico.  Gli ex-socialdemocratici portarono in dote un numero significativo di voti provenienti dai più moderati Land della Germania occidentale che, uniti al radicato bacino elettorale dell’ex Pds nei Land orientali, consentirono e consentono alla Linke di riscuotere buoni successi alle urne: dal’ 11,9 per cento dei voti del 2009, all’8,9 per cento del 2013 al 9,2 per cento del 2017. In un periodo storico in cui sono i nazionalismi e i sovranismi a fare più notizia, la sinistra radicale tedesca si avvicina sempre di più al numero di consensi riscosso dall’ex partito egemone progressista, quello Socialdemocratico, ormai in crisi perenne.

Punti programmatici

Il partito della Linke ha, come ideologia politica di base, quella del socialismo democratico ma al suo interno convivono diverse anime e fazioni. Da quelle più moderate, che ritengono sia necessario calmare gli eccessi del capitalismo con l’intervento dello Stato, a quelle più radicali e con posizioni più apertamente marxiste (però minoritarie). Il movimento si ispira anche ai principi dell’ambientalismo e del femminismo e ha, tra le sue proposte politiche chiave, enunciati apertamente progressisti. Dall’aumento del salario minimo a 12 euro l’ora  all’introduzione di un reddito minimo mensile per i disoccupati di 1050 euro al mese, dalle cure mediche uguali per tutti indipendentemente dal reddito al divieto di esportazioni di armi e ritiro di tutti i militari tedeschi dalle missioni di pace all’estero.

Queste posizioni hanno ostacolato la formazione di un’alleanza politica a livello nazionale con i Socialdemocratici, molto più moderati e contrari, ad esempio, alla fine delle missioni di pace all’estero. A livello locale, però, qualcosa è progressivamente cambiato. In tre Land dell’ex Germania Est ed ora a Brema, i Socialdemocratici, i Verdi e la Linke governano o governeranno insieme. Prove generali di un’intesa a livello nazionale? Le possibilità che questo avvenga sono sempre meno remote all’aumentare della grave crisi in cui versa il Partito Socialdemocratico, i cui elettori sono sempre più insoddisfatti della Grande Coalizione con i Cristiano-democratici di Angela Merkel. Un futuro spostamento a sinistra dell’ex partito egemone della sinistra moderata, ansioso di riottenere quei consensi persi in tanti anni di Grande Coalizione, potrebbe così favorire la definitiva legittimazione, anche a livello nazionale, della Linke.