Le elezioni americane sono spesso raccontate, in Europa, in maniera assai dicotomica e schematica, ma ci sono elementi che invitano a rompere una dialettica semplicistica. Il nodo della crescita dei consensi di Donald Trump nei sondaggi in vista delle presidenziali tra gli elettori neri e latini è un fattore che conferma quanto ogni forma di riduzionismo vada evitata.
Trump nella sfida con Kamala Harris sta ottenendo il 15% nei sondaggi tra gli elettori neri e il 37% tra gli elettori latini. Rispetto al 2016, anno della prima candidatura, Trump aumenta i suoi consensi di circa il 10% tra questi ultimi e li raddoppia tra gli elettori neri. A queste due categorie e al guadagno netto rispetto al 2016 e, soprattutto, alla sconfitta elettorale del 2020 Trump deve la rimonta nei sondaggi che gli ha permesso di vanificare rapidamente ogni speranza di Harris di correre nei sondaggi sostituendosi a Joe Biden. Il quale, silenziosamente, senza fare dell’identity politics una bandiera riusciva a apparire presidente trasversale tra molte categorie di elettori.
A cosa deve Trump questa rincorsa che, alla prova dei fatti, è ciò che separa le elezioni del 5 novembre dall’essere una passeggiata per i dem? Essenzialmente a due fattori: in primo luogo, questa corsa di The Donald è un frutto della polarizzazione politica degli States che rende per molte categorie di votanti ben precisa i temi ritenuti più caldi. E così “i neri” o “i latini” cessano di essere gruppi definiti etnicamente, ma al loro interno si creano isole. Gli afroamericani maggiormente ostili all’immigrazione clandestina, ad esempio, saranno un target per The Donald. I latini che criticano le politiche sul gender e i diritti riproduttivi dei democratici saranno maggiormente schierati sul piano conservatore e favoriranno le policy di The Donald rispetto a quelle della Harris.
Il secondo fattore è legato, secondo il New York Times, al fatto che Trump e Harris stanno conducendo una campagna elettorale più personalista che legata ai singoli partiti di riferimento. E così Trump appare figura da giudicare non solo politicamente ma anche personalmente, sul messaggio che trasmette. E questo, ad esempio, pesa laddove nell’elettorato nero e latino predominano tematiche come l’economia, sulle quali le parole di Trump su tasse e sicurezza per l’industria appaiono più dirette di quelle di Harris su green e grandi disegni di transizione ecologica. Contribuendo a erodere consensi.
Certo, la vicepresidente uscente resta al 75% tra gli elettori neri e al 56% tra gli ispanici. Ma questa differenza di voti rispetto a una decina di anni fa ha già contribuito, col tempo, a rendere Stati come la Florida una roccaforte rossa repubblicana per l’impatto dei migranti latini cubani e venezuelani su Trump e alleati e ora il lieve spostamento a favore di Trump potrebbe decidere la corsa in Stati-chiave come la Georgia e il Nord Carolina. Tutto resta in bilico. E Trump, se vincerà, dovrà ringraziare uno zoccolo di elettori ben diverso dall’emblema del bianco anglo-sassone e protestante (Wasp) dell’America profonda a cui la sua campagna è associato. Quello zoccolo che potrebbe infine essere decisivo.