La geopolitica della corsa allo spazio
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“Nulla sarà come prima”. Così Eric Zemmour ha commentato la sua sconfitta al primo turno delle presidenziali francesi. Rivolgendosi ai suoi elettori ha ricordato con vemenza: “Siete due milioni, ed ogni vostro voto è un grido. Un grido di un popolo che non vuole morire, non vuole estinguersi. Vi faccio una promessa: continuerò a difendere la Francia e le nostre idee. Tutti dovranno capire che queste idee contano, pesano molto più che un risultato provvisorio”.

Belle parole per celare una delusione profonda: il 7,05 dei suffragi è ben poca cosa rispetto ai lusinghieri numeri espressi dai sondaggi (una lotteria ormai molto capricciosa…). Il freddo bagno nella realtà elettorale ha costretto il pirotecnico polemista de Le Figaro a riprendere le misure del terreno di gioco e ripensare tattiche, strategie e obiettivi. La prossima (e già incombente) battaglia sono le elezioni legislative di giugno, l’occasione per rilanciare Reconquête!, la nebulosa politica zemmouriana, strutturandola come ferro di lancia di un contenitore più vasto, ovvero quel 32,54 per cento complessivo conquistato al primo turno dai tre candidati destrosi. Sulla carta di gran lunga il primo partito di Francia.

Ma in politica, si sa, la matematica non funziona quasi mai e le somme sono operazioni complicate che quasi sempre si concludono con delle secche sottrazioni. Se Nicolas Dupond-Aignan non sembra avere soverchie remore a trasferire almeno virtualmente il suo risicato 2,07 in un nuovo contenitore, molto più difficile è convincere Marine Le Pen. La signora accarezza il suo ottimo 23,41% e non sembra per nulla intenzionata a mollarlo. Lo conferma l’ostentata freddezza con cui ha colto l’assist di Zemmour per il secondo turno. Secondo i lepenisti il bottino dello scrittore, come parte dei (pochi) voti della fallimentare Valérie Pecrésse, sono già nel loro fienile e quindi perché trattare con il rivale? Meglio tirare diritto e cercare consensi nella confusa area protestataria di Jean Luc Mélenchon. Poi si vedrà.

Ma Zemmour non demorde e si è rivolto al suo vecchio amico Jean Marie Le Pen, il papà di Marine, il menhir della droite francese. Una mossa azzeccata. L’anziano leader non si fa troppe illusioni sul risultato finale e come Eric è già proiettato sul futuro. A suo avviso l’affermazione della figlia rischia di trasformarsi in un fuoco di paglia e l’unica possibilità vincente è quell’unione delle destre tanto invocata ma mai (nemmeno da lui) realizzata.  Da qui, con l’attenta regia di Jean Marie, una serie di serrati incontri tra le diverse componenti per delineare o almeno immaginare una strategia comune a medio-lungo termine.

Ad oggi però le posizioni sembrano (almeno apparentemente) inconciliabili. A prima vista troppi rancori, troppe incomprensioni minano il percorso e nessuno al momento vuole cedere nemmeno un briciolo del proprio orticello. Nella sua prima intervista dopo i risultati di domenica scorsa madame Marine ha escluso ogni coinvolgimento di Zemmour nella sua campagna: “Lui non lo desidera, io non lo voglio. Ammetto soltanto che lui è tra coloro che credono che la Francia debba ritornare ad essere un Paese sovrano”. Nulla di più, nulla di meno. Ma gli strali più velenosi Marine gli ha riservati alla nipote Marion, rea di alto tradimento familiare: “Marion Maréchal [notate, non più Le Pen…] non farà mai parte di un mio governo. Vorrei invece persone che vengano sia dalla destra che alla sinistra”.

Ancor più cocciuti e ostici sono, ovviamente, i vertici del Rassemblement national. Il successo li ha rinfrancati e rinvigoriti e ora si divertono a stilare liste di prescrizione: nessun posto, nessuno spazio per i tanti ex dirigenti ed eletti che hanno abbandonato il partito della fiamma per aderire a Reconquête!. Louis Alliot, ex fidanzato di Marine e oggi sindaco RN di Perpignan non ha dubbi: “Non possiamo dare l’impressione di negoziare posti e cariche come dei venditori di tappeti. Perciò nessun meeting assieme a Zemmour e Marion”.

Alle porte in faccia i zemmuriani rispondono con altrettanta acredine. Jean Messiha, ex RN e oggi portavoce di Reconquête!, non si scompone troppo: “Vi sono persone che preferiscono perdere da sole piuttosto che vincere in due, ebbene si assumano le loro responsabilità”. Più caustico il senatore (altro ex RN) Stèphane Ravier: “La qualificazione di Marine Le Pen è l’ultimo sussulto. Il Rassemblement national è una conchiglia vuota. Queste elezioni, per noi sono un pinto di partenza, una culla. Per lei e i suoi amici, una tomba.

Eppure, al netto dei veleni incrociati, sotto traccia i contatti continuano. A 93 anni suonati Jean Marie non ha perso del tutto la sua antica arte ed è convinto che in qualche modo l’ostinata erede prima o poi cederà alle sue proposte di ricomposizione. Vedremo.

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