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Emmanuel Macron l’ha definita moribonda, Recep Tayyip Erdogan non l’ha nemmeno presa in considerazione quando ha deciso di attaccare il nord della Siria ad ottobre, Trump ha intenzione di ridurre i fondi per il suo sostentamento: a pochi giorni dal suo settantesimo anniversario, la Nato si sta mostrando uno strumento che entusiasma sempre meno i suoi stessi membri. Ed in occasione del prossimo vertice, che si terrà il 3 ed il 4 dicembre a Londra, c’è da chiedersi cosa possa venir fuori in prospettiva futura. A cominciare dalle pretese avanzate al presidente turco Erdogan, il quale ha minacciato di bloccare i piani difensivi per i paesi baltici se non verranno soddisfatte le sue richieste.

“Ypg come milizie terroriste”

Dalla capitale turca, come ha anticipato nei giorni scorsi la Reuters, a Londra rimbalzeranno richieste nette: Erdogan pretende l’inserimento delle milizie Ypg nella lista delle organizzazioni terroristiche. Contro di loro la Turchia, all’inizio di ottobre, ha scatenato un’offensiva militare culminata con l’operazione “Primavera di Pace”. Un’operazione che ha avuto come scopo quello di allontanare dal confine le milizie Ypg, inquadrate all’interno delle Sdf (Syrian Democratic Force) dalle regioni settentrionali della Siria.

Questi gruppi controllavano da almeno cinque anni le province a ridosso del confine turco a seguito delle dinamiche della guerra siriana. Il ritiro delle forze di Damasco dalle zone a maggioranza curda, ha favorito l’avanzata delle Ypg e la formazione di una regione autonoma curda denominata “Rojava“. Successivamente, grazie alla lotta effettuata dai curdi (con il supporto americano) contro l’Isis, ha fatto sì che gran parte del nord est siriano fosse controllato dalle Ypg. Un fatto questo che ha messo in allarme Erdogan, preoccupato di veder sorgere una grande regione curda autonoma lungo i propri confini meridionali. Principale colpa delle Ypg, secondo il presidente turco, è quello di essere vicine al Pkk, la forza curda operante in Turchia inserita da Ankara nella lista delle organizzazioni terroristiche. Da qui l’offensiva sopra citata andata in scena ad ottobre, così come la repentina pretesa di veder incluse le Ypg tra le organizzazioni terroristiche anche dagli alleati della Nato.

Le minacce di Erdogan

Il presidente turco a Londra proverà ad essere ago della bilancia ed a prendersi anche la scena mediatica. E questo in primo luogo spiegando il suo piano per il nord della Siria, che nelle sue intenzioni dovrebbe diventare dimora per almeno un milione di profughi siriani attualmente ospitati in Turchia. Un’operazione questa che dovrebbe costare fino a 27 miliardi di euro e che dunque può essere attuata solo con l’appoggio dei partner. Ma soprattutto, come detto, Erdogan chiederà di vedere inseriti i suoi nemici nella lista dei nemici della Nato. Una pretesa che difficilmente verrà presa in considerazione: gli Stati Uniti, che hanno ad un certo punto lasciato da soli i curdi, hanno comunque per anni appoggiato le Ypg in ottica anti Isis e come avamposto sul terreno. L’Europa, dal canto suo, ha condannato l’operazione Primavera di Pace e non ha alcuna intenzione di soddisfare le pretese di Erdogan.

Ed allora ecco che il presidente turco avrebbe pronto l’asso nella manica: bloccare i piani di difesa della Nato dei confini della Polonia e della repubbliche baltiche. Si tratta di un punto estremamente delicato: la Nato, dopo le proteste in Ucraina del 2014 culminate con la rivolta di piazza Maidan, ha iniziato a far leva sui timori di ingerenze russe avanzati dalle repubblica baltiche e da Varsavia. Dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca poi, l’Alleanza Atlantica ha iniziato a vedere nella necessità di innalzare le difese anti russe la sua principale preoccupazione. Da qui i piani militari messi a punto negli ultimi anni e che a Londra dovrebbero essere approvati.

Il condizionale è d’obbligo: da Ankara hanno fatto intuire che Erdogan potrebbe bloccarne l’approvazione se la Nato non dovesse riconoscere le Ypg come organizzazioni terroristiche. Una minaccia che, nel quartier generale dell’Alleanza atlantica a Bruxelles, iniziano a valutare seriamente.

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