Il capo di stato maggiore generale del Regno Unito, Sir Nick Carter, lancia il suo monito al governo britannico: più fondi per la Difesa per contrastare la minaccia russa. Secco, diretto, esplicito, il capo delle forze armate di Sua Maestà non sembra avere alcun dubbio sulla necessità di aumentare i fondi destinati al comparto militare, perché è a Mosca, secondo lui, che alberga il vero nemico della strategia britannica. Non è una novità nel panorama britannico, ormai anch’esso contrassegnato da un generico e diffuso allarmismo sulla Russia. Ma fa riflettere l’assoluta naturalezza con cui il chief of general staff si appresti a parlare della Russia in termini di assoluta sfida. Un nemico che, secondo quanto riportano i media britannici che hanno avuto accesso alle indiscrezioni sul prossimo discorso al Royal United Services Institute, bisogna seguire e cui rimanere ancorati nello sviluppo della tecnologia difensiva se non si vuole essere colpiti dalla sua “guerra ibrida”. “La nostra capacità di prevenire o rispondere alle minacce verrà erosa se non seguiremo i nostri avversari”, così si evince da alcuni estratti delle dichiarazioni di Carter al Rusi, uno dei maggior think-tank strategici della Gran Bretagna. Discorso approvato, come riporta la Bbc, anche dal segretario di Stato per la Difesa, Gavin Williamson.
L’indirizzo del generale Carter arriva in un momento molto particolare, sia per quanto riguarda la politica interna nei rapporti fra governo e Difesa, sia per i rapporti internazionali, soprattutto con la Russia. Dal punto di vista interno, il governo di Theresa May ha subito attacchi bipartisan, soprattutto dal suo stesso partito e dalle alte sfere militari, perché sembrava intenzionato a tagliare i fondi annuali alla Difesa. Il ministero della Difesa aveva segnalato come l’attenzione del Cabinet Office si stesse concentrando sull’antiterrorismo, erodendo di fatto le possibilità di investire nella Difesa per spostare il budget destinandolo al rafforzamento delle infrastrutture per contrastare il terrorismo internazionale. In particolare quello di matrice islamica. Questa possibilità è stata però contrastata sia dal partito conservatore che dal partito laburista, i quali ritenevano, per diverse ragioni, che i tagli alla Difesa fossero in questo momento da scartare. Le parole di Carter arriverebbero dunque in una stagione di perplessità fra diversi apparati del Paese e del governo.
Dal punto di vista internazionale, invece, le dichiarazioni che giungono da Londra non sono affatto positive nei rapporti bilaterali con Mosca e non sorprende che Carter consideri la Federazione russa in termini di avversione. Regno Unito e Russia hanno interessi totalmente divergenti che rendono questi due Paesi praticamente nemici, seppur formalmente in pace. In Medio Oriente come in Europa orientale, ma anche nella stessa crisi coreana, non c’è stato alcun segnale di distensione fra Cremlino e Downing Street e la recente visita di Boris Johnson a Mosca non ha fatto altro che certificare questa incompatibilità di interessi geopolitici. La classe dirigente britannica ha una pessima considerazione di quella russa, che sembra rimanere ferma nella logica tipica della Guerra Fredda. Il referendum sulla Brexit, in questo senso, è stato utile ai segmenti del Paese contrari all’uscita del Regno Unito dall’Ue, avendo potuto accusare Mosca di aver influenzato il voto così da aprire la strada alle accuse ormai generali nei confronti della Russia di colpire il processo democratico occidentale. Ma anche i sostenitori della Brexit, come gli stessi membri del governo May, accusano la Russia di voler estendere la propria influenza sul Regno Unito e sull’Europa. In sostanza, nell’establishment britannico è diffuso e radicato un sentimento anti-russo che si ripercuote anche sulle richieste di maggior fondi alla Difesa. Un sentimento condiviso da Carter, il quale accusa il Cremlino di operare su diversi fronti, compreso il cyber-spazio. Il “quarto dominio” è oggetto di una grande riflessione da parte della Difesa, essendo ormai a tutti gli effetti un nuovo terreno di scontro per la guerra. “La competizione viene ora impiegata in modi nuovi e sempre più integrati e dobbiamo essere pronti ad affrontarli. Le minacce che affrontiamo non sono lontane migliaia di chilometri ma sono alle porte dell’Europa: abbiamo visto come la guerra cibernetica può essere condotta sul campo di battaglia e disturbare la vita delle persone normali – noi nel Regno Unito non ne siamo immuni “.
A questa tensione politica, c’è anche una tensione strategica fra i due Stati da non sottovalutare. Di recente la marina britannica e quella russa hanno avuto problemi sull’avvicinamento delle navi di Mosca alle acque territoriali britanniche. La flotta di Sua Maestà è intervenuta per scortare le imbarcazioni russe lontano dalle proprie acque rischiando un incidente diplomatico molto più grave di quanto per fortuna è accaduto. La scorsa settimana, invece, è stata la volta dell’aeronautica. Due Typhoon della Royal Air Force si sono alzati in volo dalla base aerea di Lossiemouth, in Scozia, per scortare due Tupolev Tu-160 che si erano avvicinati a circa 48 chilometri dallo spazio aereo britannico. Come riporta il Guardian, a volte accade che gli aerei russi non utilizzino sistemi per essere localizzati, e questo induce le aviazioni degli altri Paesi a intervenire anche per tutelare le rotte civili. Un metodo che serve a calcolare i tempi e le modalità di reazione delle Difese degli altri Stati, ma che può essere anche un facile strumento degli altri Paesi per accusare Mosca di mettere a repentaglio la propria sicurezza.