SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

10 aprile 2010, una data indelebile per la Polonia. Quel giorno un Tupolev Tu-154 dell’aviazione militare polacca, con a bordo una delegazione di altissimo livello capitanata dal presidente Lech Kaczynski, si schiantò in una foresta sita nei pressi di Smolensk (Russia); non vi furono superstiti. È stato a partire da quel giorno che le relazioni tra Varsavia e Mosca, dopo anni di timido progresso, hanno iniziato a registrare un lento e inarrestabile peggioramento, sino a giungere agli attuali livelli di alta tensione.

Il 17 settembre 2020, a dieci anni di distanza dal disastro aereo di Smolensk, l’Ufficio del procuratore generale della Polonia ha riaperto ufficialmente il caso lanciando delle accuse che potrebbero riscrivere l’intera storia della tragedia: non un incidente, ma un atto provocato deliberatamente dalle autorità russe di stanza a Smolensk.

L’accusa di Varsavia

Le accuse mosse dall’Ufficio del procuratore generale della Polonia sono gravissime e, qualora venissero effettivamente corroborate da prove concrete e credibili, porteranno alla riscrittura dell’intera vicenda segnando un nuovo ipogeo per le relazioni tra Varsavia e Mosca, probabilmente il più basso dei tempi recenti, le cui ripercussioni sul versante diplomatico sarebbero altrettanto pesanti.

Secondo quanto dichiarato da Eva Bialik, portavoce dell’Ufficio del procuratore generale, “il gruppo investigativo numero 1 dell’Ufficio del procuratore generale ha presentato domanda al tribunale distrettuale della regione di Varsavia-Mokotov per l’arresto di tre controllori del traffico aereo che hanno prestato servizio all’aeroporto di Smolensk-Severny nel 2010. Secondo l’accusa, i tre avrebbero provocato intenzionalmente un incidente aereo che ha portato alla morte di un gran numero di persone”.

In conformità ai risultati prodotti dalle indagini del suscritto gruppo investigativo, la procura generale ha inviato una richiesta ufficiale al tribunale distrettuale di Varsavia tesa alla formalizzazione delle accuse e alla preparazione del carteggio necessario per l’inserimento dei tre sospettati nell’elenco dei ricercati internazionali.

La notizia ha colto di sorpresa Mosca, che ha partecipato attivamente in ogni fase delle indagini sull’accaduto, e Dmitrij Peskov, il portavoce ufficiale del Cremlino, ha preannunciato che la risposta ad ogni eventuale richiesta di arresto sarà negativa.

L’incidente, cosa sappiamo

Lo schianto è avvenuto il 10 aprile 2010 nella foresta che circonda l’aeroporto Nord di Smolensk e non ha lasciato superstiti. Il volo trasportava una delegazione di altissimo livello proveniente da Varsavia e composta da 88 persone, fra le quali parlamentari, esponenti delle forze armate, figure della chiesa cattolica, il direttore della banca centrale e l’allora presidente Lech Kaczynski, fratello gemello di Jaroslaw.

La delegazione era partita dall’aeroporto Chopin di Varsavia guidata da un obiettivo storico: gettare le basi per la normalizzazione con la Russia, legata alla Polonia da un passato conflittuale, partecipando alla commemorazione congiunta del settantesimo anniversario del massacro di Katyn, un eccidio consumato dall’esercito sovietico fra aprile e maggio 1940 che comportò l’eliminazione di quasi 22mila polacchi ma che fino al 1990 fu imputato ai nazisti.

Stando a quanto concluso dalle due inchieste ufficiali effettuate sull’accaduto, una polacca e una russa, una combinazione letale di pessime condizioni atmosferiche e meteorologiche (coltre di nebbia) e scarso addestramento dell’equipaggio (privo di esperienza in situazioni di scarsa visibilità) avrebbe determinato l’impatto al suolo.

La ricostruzione, che fino ad oggi era stata messa in discussione soltanto negli ambienti di PiS, era stata fatta a partire dall’analisi delle scatole nere recuperate dagli investigatori russi, e messe a disposizione degli omologhi polacchi, dalla quale era anche emerso come i piloti avessero ignorato ripetutamente sia gli allarmi automatici dell’aereo che quelli lanciati dai controllori di volo di Smolensk.

Una ferita ancora aperta

La tesi dell’incidente causato da un errore del pilota, per quanto corroborata da prove e confermata anche dal rapporto polacco sull’accaduto, non ha mai attecchito completamente nel Paese e i dubbi dell’opinione pubblica sono stati magistralmente strumentalizzati da Diritto e Giustizia (PiS) e da Jaroslaw Kazcynski per creare una versione alternativa basata sulla teoria del complotto.

Chi crede alla tesi dell’attentato, ossia un terzo dei polacchi stando ai sondaggi effettuati sul tema, ha una visione piuttosto chiara degli eventi: il Cremlino, probabilmente in concerto con Tusk, avrebbe organizzato l’assassinio di Kaczynski per indebolire PiS e stroncare sul nascere l’ascesa dei conservatori, gli unici attori realmente interessati alla costruzione di una nazione forte e indipendente. In alcune versioni trova spazio anche la Germania, altra rivale storica della Polonia, che avrebbe avuto un interesse nell’eliminazione di Kaczynski in virtù dell’astro da egli esercitato sull’allora embrionale fronte euroscettico.

Tutto è scaturito, ed è stato legittimato, dai risultati prodotti dalla Commissione parlamentare per l’investigazione sullo schianto del Tu-154M a Smolensk, organizzata nel luglio 2010 su iniziativa di PiS. Nel marzo 2015, dopo quasi cinque anni di lavori, la commissione ha concluso che negli istanti precedenti allo schianto sarebbe possibile udire due esplosioni distinte. Le conclusioni del rapporto sono radicalmente differenti da quelle delle indagini ufficiali condotte indipendentemente da Varsavia e Mosca: non un errore del pilota, ma verosimilmente un attentato.

La tesi dell’attacco è stata sposata anche da una parte della grande stampa, pur venendo confutata dagli investigatori polacchi che hanno partecipato alle indagini. Nel 2012, il quotidiano Rzeczpospolita pubblicò un articolo affermando che sarebbero state trovate tracce di esplosivo sui resti del velivolo; la notizia, una volta rivelatasi falsa, costò il posto di lavoro a diverse persone in redazione.

I tentativi di sopprimere e screditare la pista cospirativa si sono ridotti in maniera significativa dopo che PiS ha vinto le elezioni parlamentari del 2015 e posto fine all’era Tusk e di Piattaforma Civica. Dopo aver chiuso il sito web informativo sulla tragedia creato durante il governo Tusk, il presidente Andrzej Duda ha attaccato apertamente le conclusioni delle indagini polacche e russe, bollandole come delle “semplici ipotesi” e spianando la strada al riesame ufficiale del caso, avvenuto nel gennaio 2018 con la nascita di un nuovo comitato d’indagine.

La pista da seguire che avrebbe prediletto la nuova commissione era stata chiara sin dal principio con la nomina di Antoni Macierewicz a capo della stessa; questi, infatti, è uno dei più noti sostenitori della teoria del complotto su Smolensk.

Il rapporto realizzato dalla commissione, pubblicato ad aprile dello stesso anno, smentirebbe i risultati delle precedenti indagini, parlando nuovamente di esplosione in volo e ponendo enfasi sul presunto ruolo giocato dai controllori di volo russi nel ritardare l’atterraggio attraverso l’invio di coordinate errate. La responsabilità di approfondire quell’ultimo punto è stata presa dagli investigatori dell’Ufficio del procuratore generale della Polonia, che due anni dopo hanno riaperto ufficialmente il caso Smolensk, traslandolo dalla politica alla giustizia.

La richiesta di arresto dei tre controllori di volo russi non potrà che peggiorare le relazioni tra Varsavia e Mosca, e fra quest’ultima e l’intera Ue, determinando il raggiungimento di un nuovo minimo storico nei rapporti tra l’Occidente e il Cremlino che sono, ormai, caratterizzati da un clima di antagonismo e sospetto che molto ricorda la guerra fredda nelle sue fasi più acute.

Frutto di un incidente o di un improbabile complotto, quel che è certo è che la tragedia di Smolensk è stata il momento spartiacque della storia recente polacca che ha comportato la fine del timido avvicinamento al Cremlino tentato da Donald Tusk e Piattaforma Civica e l’ascesa preponderante di PiS quale prima forza politica nazionale, con conseguente trasformazione della Polonia nell’asse portante della nuova strategia della Casa Bianca per l’Unione Europea e la Russia.