Angela Merkel conosce perfettamente le insidie di questo semestre europeo a guida tedesca. La Cancelliera sa che l’Europa è uscita a pezzi da questa pandemia sia da un punto di vista economico che da un punto di vista politico. E il cambio di passo richiesto all’Unione da parte di molti Stati membri passa in particolare dai programmi economici messi a punto da Bruxelles, che in molti sperano si sganci (almeno temporaneamente) dalle logiche del prestito con interesse per dare un impulso politico e inclusivo al sistema europeo.

Difficile che questo avvenga. Ed è difficile per due ragioni: mettere insieme 27 Stati non è semplice; ma soprattutto la Germania non vuole “aprire le gabbie”. Ed è soprattutto su questo secondo punto, legato indissolubilmente al primo, che si gioca la vera partita del semestre tedesco di presidenza dell’Unione europea. Perché la cerimonia (sobria) che si terrà alla porta di Brandeburgo non segna un reale passaggio di consegne tra Croazia e Germania. Berlino comanda da sempre, e non era certo stato Zagabria il vero cuore pulsante della politica europea in questi sei mesi come non lo erano state le altre capitali nel semestre precedente. È a Berlino il vero centro politico dell’Unione ed è nella capitale tedesca che si è deciso il passato e il presente del continente, e se ne deciderà – ora anche formalmente il futuro. è al governo tedesco sono tutti consapevoli che qui non si tratta di salvare semplicemente l’Unione europea, qui c’è un ballo una strategia che va avanti da decenni e che ha visto la Merkel gestire in maniera ordinata e granitica l’avvento della Germania alla guida di tutti i paesi dell’Europa fino a diventare non solo l’ago della bilancia delle scelte politiche dell’Ue, ma il vero e proprio regista, imponendo linee politiche ed economiche e soprattutto costruendo Bruxelles a immagine e somiglianza delle idee di Berlino. E a Berlino non piacerebbe perdere il controllo sui rigoristi (i cosiddetti frugali) né tanto meno sui mediterranei: per questo ora sfrutterà il semestre europeo per il redde rationem, sperando nell’aiuto non disinteressato del presidente francese Emmanuel Macron.

Per fare questo Angela Merkel non sfrutterà solo la propria indubbia capacità di leadership. La Germania può sfruttare la propria potenza economica, il peso internazionale, l’asse con la Francia ma soprattutto una fitta rete di potenti burocrati inseriti all’interno dei quadri dell’Unione europea. Gente che vive più o meno nell’ombra, non la si vede nei comizi né negli show televisivi, non la si noterebbe probabilmente in una villa lussuosa come quella romana scelta per gli Stati generali di Giuseppe Conte. Sono burocrati, per definizione silenziosi, in linea con le aspettative di Frau Merkel e che compongono la vera rete di controllo di Berlino sui palazzi del potere.

Politico, testata americana che si occupa molto da vicino delle questioni europee, ha stilato un elenco di almeno 18 personalità influenti nella capitale belga e dell’Unione europea con cui la Germania può effettivamente imporre e dettare la propria linea strategia a tutta l’Europa. Dai rappresentanti Michael Clauss e Susanne Szech-Koundouros, da Björn Seibert a Jens Flosdorff, fino a personaggi assolutamente sconosciuti come Renate Nikolay, David McAllister, Bernd Lange o Daniel Caspary: dalle commissioni che contano agli ambasciatori fino si vertici di determinati uffici economici e politici Berlino può fare affidamento su una rete infinita di potere. Cinte di raccordo tra Berlino e Bruxelles, oggi legate anche formalmente dalla presidenza tedesca e che confermano quel sottobosco di “Deep State europeo” che in molti ritengono sia il vero e proprio potere politico che ha incamerato in questi anni la Merkel e che i “falchi” in commissione possono solo rappresentare in maniera plastica. Dai leader Ue fino ai grandi burocrati di Bruxelles, non c’è una personalità talmente influente da poter scalfite la leadership tedesca. E se prova a farlo ne viene tagliata fuori oppure fatta rientrare nei ranghi. È un gioco senza possibilità di vittoria se dall’altra parte c’è Angela, che di questo gioco fa tutto: decide le regole, i giocatori, il campo. E il punteggio finale deve essere sempre a suo vantaggio, anche a costo di far collassare i Paesi. Basta che resta in piedi l’Ue, vero e proprio simbolo del rinato potere tedesco sul continente.

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