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La maggioranza dei parlamentari svedesi non è ostile ad un possibile ingresso di Stoccolma nell’Alleanza Atlantica. I Democratici Svedesi, terzo partito politico del Paese dopo le elezioni legislative del 2018 e schierato su posizioni di destra radicale ed euroscettiche, hanno mostrato una timida apertura in favore della Nato per allineare le politiche difensive del Paese a quelle della vicina Finlandia. Jimmie Akesson, leader dei Democratici Svedesi, ha dichiarato (le sue parole sono riportate dalla Reuters) che il partito “vuole costruire un’alleanza difensiva con la Finlandia e sta compiendo un passo decisivo in questa direzione”. Il Comitato Parlamentare per la Difesa e la Sicurezza, come riferito dall’esponente dei Democratici Svedesi Roger Richthoff, ha invitato il governo ad inserire la possibile adesione alla Nato alla politica di sicurezza del Paese. Quattro partiti svedesi, nello specifico i Moderati, il Partito di Centro, i Cristiano-democratici ed i Liberali (tutti ideologicamente di centro-destra), sono espressamente in favore dell’ingresso nella Nato mentre la coalizione di governo, che non ha la maggioranza dei seggi e che è formata dai Socialdemocratici e dai Verdi, la pensa diversamente. Il Ministro degli Esteri Ann Linde ha ricordato che l’esecutivo è convinto del fatto che la nazione possa beneficiare maggiormente dell’indipendenza dalle alleanze militari e che ciò sia benefico (anche) per la sicurezza della Scandinavia.

Un quadro incerto

La Svezia, neutrale nel corso della Guerra Fredda, ha iniziato a potenziare la cooperazione con la Nato a partire dalla metà degli anni ’90. Nel 1994 è entrata a far parte del programma denominato Partnership for Peace, che ha aperto una nuova era per quanto riguarda i rapporti bilaterali e facilitando, tra le altre cose, la partecipazione delle forze armate svedesi alle operazioni di sminamento della Nato nei Balcani. Nel 1997 la Svezia ha aderito all’Euro-Atlantic Partnership Council e nel corso degli anni si è avvicinata alla Nato, insieme alla Finlandia, molto più di quanto non abbiano fatto altri partner dell’Alleanza. Helsinki e Stoccolma, ad esempio, hanno partecipato attivamente alla pianificazione ed allo svolgimento del Trident Juncture, la più grande esercitazione militare della Nato svoltasi in Norvegia nel 2018. La preoccupazione di fondo dei due Paesi è chiara e riguarda la sicurezza nella regione del Mar Baltico ed il ruolo ostile che potrebbe giocare la Federazione Russa. L’interoperabilità con le forze alleate facenti parte della Nato è fondamentale: nel Mar Baltico la sicurezza di un Paese è legata a quella degli altri e nessuno è abbastanza forte per riuscire a difendersi da solo. La storia fornisce svariati esempi in tal senso. La Finlandia si è scontrata per due volte con l’Unione Sovietica tra il 1940 ed il 1944 e malgrado un’eroica resistenza fu infine sconfitta. Stesso destini è toccato, nel corso dei secoli, alla Svezia che dopo la Grande Guerra del Nord, svoltasi tra il 1700 ed il 1721, fu costretta a cedere i Paesi Baltici all’Impero Russo.

Cosa può succedere

Il Primo Ministro Stefan Lofven si trova in una posizione difficile. La seconda ondata della pandemia ha colto la Svezia di sorpresa e la curva dei contagi, proprio come negli altri Paesi europei, ha iniziato a crescere in maniera esponenziale con l’arrivo della stagione fredda. La strategia svedese, che consiste nel non adottare misure restrittive ma di fare affidamento sul senso di responsabilità dei cittadini nell’auto-imporsi un lockdown, non ha evitato al Paese una recrudescenza delle infezioni e la stessa sopravvivenza politica di Lofven è legata all’evoluzione del quadro epidemiologico della nazione nel corso dei prossimi mesi. Non è da escludere che la difficile congiuntura interna possa portare ad un collasso del governo e ad una fase di instabilità interna, di cui potrebbe approfittare proprio la Russia. La crisi economica ed i cattivi rapporti con Mosca potrebbero spingere Stoccolma tra le braccia della Nato. In tempi difficili è sempre meglio cercare riparto in un porto sicuro piuttosto che affrontare le incertezze del mare in tempesta. Il non allineamento  potrebbe lasciare spazio, grazie ad una mutata percezione dell’opinione pubblica, ad un abbraccio caloroso nei confronti di Bruxelles e Washington. Le basi ci sono già. Nel 2016 il Parlamento ha ratificato l’Host Nation Agreement, che era stato firmato nel 2014 e che consente alle forze Nato di utilizzare il territorio, lo spazio aereo e le acque territoriali dello Stato in tempi di crisi o nel corso di una guerra.