Nel contesto generalizzato di critiche provenute dal fronte europeo verso la decisione del Presidente statunitense Donald J. Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Repubblica Ceca si è distinta per la sua presa di posizione nettamente contrastante. Nella giornata del 7 dicembre, infatti, il Ministro degli Esteri ceco Lubomir  Zaoralek ha comunicato il riconoscimento, da parte di Praga, di Gerusalemme come legittima capitale dello Stato di Israele, enfatizzando una volta di più la saldezza dei rapporti tra i due Paesi, costituitisi dal 1993 a oggi come una vera e propria “relazione speciale”.

Nonostante il Primo Ministro entrante della Repubblica Ceca, Andrej Babis, abbia dichiarato la sua perplessità circa l’opportunità della mossa di Trump, come riportato da Matteo Tacconi su Eastwest,  i rapporti privilegiati tra Praga e Tel Aviv sono destinati a consolidarsi nei prossimi tempi, dato che l’amicizia tra Repubblica Ceca e Praga, dal 1993 in avanti, è risultata incondizionata e centrale nell’approccio internazionale dei due Paesi.

Israele, in particolare, gioca un ruolo primario nella visione internazionale della Repubblica Ceca, che dopo la fine della Guerra Fredda ha conosciuto una difficile evoluzione.

Repubblica Ceca e Israele: un’amicizia granitica

La Cecoslovacchia, predecessore storico della Repubblica Ceca, occupa un ruolo centrale nella storia della costituzione dello Stato di Israele, in quanto il governo di Praga fu tra i 33 Paesi delle Nazioni Unite che votarono favorevolmente alla proposta che lo istituiva nel 1947 e, soprattutto, contribuì in maniera decisiva ad armare e supportare il nascente esercito dello Stato ebraico, consegnandoli oltre 40mila armi da fuoco e 86 aerei da caccia tra il 1947 e il 1949.

Dopo un periodo di flessione dovuto alla Guerra Fredda, le relazioni bilaterali si riscaldarono repentinamente nel 1993, quando la “Rivoluzione di velluto” sancì la scissione pacifica di Repubblica Ceca e Slovacchia e aprì la strada a una fase intensa di scambi e contatti tra Praga e Tel Aviv.

Visitando Praga nel maggio 2012, Benjamin Netanyahu ha infatti sottolineato come il governo israeliano abbia nella controparte ceca il suo “migliore amico in Europa”: Praga ha attivamente supportato Tel Aviv in tutti i più scottanti casi in cui Israele è stata coinvolta negli ultimi anni.

La Repubblica Ceca ha infatti preso le parti di Israele nell’incidente con la Turchia riguardante la Freedom Flotilla nel 2010; ha promosso per via parlamentare una risoluzione di censura alla mozione europea del 2015 che sanzionava, di fatto, i prodotti provenienti dai territori occupati illegalmente da Israele nel West Bank, a Gerusalemme Est e nelle alture del Golan; ha censurato la decisione dell’UNESCO che condannava duramente Israele nel 2016.

Sulla scia di una solidarietà che non è mutata al variare dei leader di Praga, sono arrivate le dure dichiarazioni del vulcanico Presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, che ha definito “codarda” l’Unione europea per la sua presa di posizione su Gerusalemme. 

La geopolitica di Praga: le ragioni storiche dell’appoggio a Israele

La Repubblica Ceca, di fatto, conserva un forte legame culturale con Israele, fondato anche sull’origine storica della comunità ebraica in Palestina, al cui interno i componenti provenienti dall’Europa orientale hanno sempre rappresentato una percentuale importante.

L’appoggio della Repubblica Ceca a Israele si inserisce nel contesto dell’approccio difficile che i Paesi dell’Europa orientale dell’area ex sovietica hanno avuto nei confronti degli equilibri internazionali dai primi Anni Novanta ad oggi. Paesi come Ungheria, Polonia e la stessa Repubblica Ceca si sono a lungo dibattute tra un appoggio condizionato all’Unione Europea e una solida fedeltà all’Alleanza Atlantica, pensata soprattutto come contrappasso alla passata appartenenza al Patto di Varsavia, a cui andavano ad assommarsi dibattiti sulla reale identità nazionale che li contraddistingueva.

Nel caso della Repubblica Ceca, l’appoggio diplomatico costantemente accordato a Israele potrebbe essere stato influenzato da un profondo comune denominatore culturale e storico: come riportato da David Harris sull’Huffington Post, di fatto Praga rappresenta la “Gerusalemme d’Europa”, con le sue profonde influenze ebraiche e gli straordinari monumenti del quartiere di Josefov commemoranti un passato che la barbarie nazista ha intaccato ma non è riuscita a smantellare.

Un forte substrato, dunque, giustifica la vicinanza tra Praga e Tel Aviv. Ci si potrebbe domandare, tuttavia, se lo sfoggio retorico ceco in favore di Israele risulti realmente funzionale agli interessi dei due Paesi o se rappresenti, nell’ottica di Praga, una sorta di “atto dovuto” che ne inficia le reali capacità di muoversi con cautela nel terreno diplomatico.

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