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Politica

La reazione di Russia e Cina alla visita di Stoltenberg in Asia

La visita di Jens Stoltenberg in Asia ha scatenato le piccate reazioni di Russia e Cina. Il segretario generale della Nato ha fatto tappa in Corea del Sud e Giappone, i due principali partner degli Stati Uniti in Estremo Oriente,...

La visita di Jens Stoltenberg in Asia ha scatenato le piccate reazioni di Russia e Cina. Il segretario generale della Nato ha fatto tappa in Corea del Sud e Giappone, i due principali partner degli Stati Uniti in Estremo Oriente, scatenando le repliche di Mosca e Pechino.

Il quotidiano russo Vedemosti ha scritto che “la Nato e gli Stati Uniti radunano alleati in Asia di fronte alla minaccia rappresentata da Cina e Corea del Nord”. La stessa testata, tra l’altro, ha acceso i riflettori anche un altro viaggio diplomatico di spessore nella regione indo-pacifica, ovvero quello del Segretario della Difesa Usa, Lloyd Austin in Corea del Sud e Filippine. Ebbene, a detta dei media russi, nonostante gli sforzi in corso Washington non sarà in grado di creare una struttura analoga alla Nato nell’Asia Orientale.

Dall’altro lato il quotidiano cinese Global Times ha sintetizzato la trasferta di Stoltenberg a Seul con un titolo emblematico: “La Nato lancia “un’esca nucleare” alla Corea del Sud”. Appare evidente, dunque, come l’asse Pechino-Mosca consideri le manovre dell’Alleanza atlantica nel continente asiatico – mirate a contenere la Cina ma anche a tenere sotto scacco la Russia – una indiretta ma esplicita proiezione di potere statunitense nell’area.



L’avvertimento di Stoltenberg

“Oggi la guerra è in Europa ma domani potrebbe scoppiare in Asia”, ha detto Stoltenberg menzionando espressamente Taiwan e la Corea del Nord come i due focolai più critici della regione. È anche per questo motivo che il segretario della Nato ha visitato Seoul e Tokyo, definendo quest’ultimo l’alleato “più stretto” e militarmente “più capace” della Nato.

In particolare, Stoltenberg ha aperto il suo viaggio giapponese facendo tappa alla base militare di Iruma, per poi incontrare il premier Fumio Kishida. Il programma ha quindi previsto negoziati con altri alti funzionari, tra cui il ministro degli Esteri Yoshimasa Hayashi, e un discorso agli studenti dell’Università Keio.

Massima importanza alla dichiarazione congiunta Nato-Giappone, in cui si è stabilito di approfondire la collaborazione. Concretamente parlando, Tokyo parteciperà regolarmente alle riunioni del Consiglio Nord Atlantico e dei Capi di Stato Maggiore della Difesa dell’Alleanza. “Accogliamo con favore i progressi verso il nuovo documento quadro di cooperazione tra il Giappone e la Nato, il Programma di Partenariato Individuale su Misura (Itpp), al fine di elevare l’attuale cooperazione a nuovi livelli che riflettano le sfide di una nuova era”, si legge nella nota.

Pechino nel mirino

Stoltenberg ha condannato “l’aggressione della Russia verso l’Ucraina” ma ha detto di opporsi “fermamente” a qualsiasi “tentativo unilaterale di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione nel Mar Cinese Orientale” ed ha espresso “seria preoccupazione per le notizie di militarizzazione, coercizione e intimidazione nel Mar Cinese Meridionale”.

“La Cina non è un nostro avversario ma bullizza i suoi vicini e minaccia Taiwan, dunque dobbiamo capire e gestire questa sfida“, ha aggiunto, notando come Pechino stia “osservando con attenzione cosa accade in Ucraina e questo potrà influenzare le sue decisioni future”.

La versione della Cina è ben diversa. Per Pechino, Stoltenberg avrebbe citato la “minaccia nucleare” di Cina, Russia e Corea del Nord soltanto per rafforzare la condivisione delle informazioni con la Corea del Sud. “Il suo scopo è molto chiaro: coinvolgere la Corea del Sud nel quadro di cooperazione della Nato. La condivisione nucleare è solo una scusa per estendere la presa della Nato in maniera imponente anche nel nord-est asiatico“.

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