Skip to content
Politica

La ramazza di Trump e Musk: dopo l’Usaid tocca al Ned di Victoria Nuland

Il National Endowment for Democracy (Ned) è in crisi dopo il blocco dei fondi ordinato da Elon Musk tramite Doge.
Nuland Ned Elon Musk

Il National Endowment for Democracy (Ned) è un’agenzia fondata dal Governo degli Stati Uniti nel 1983 sotto l’amministrazione Reagan, nella fase finale della Guerra Fredda e del confronto con l’Unione Sovietica. Il suo obiettivo, in sinergia con l’Usaid e altre agenzie, è quello influenzare – o manipolare, direbbero i maligni – la politica di Paesi stranieri attraverso il soft power al fine di diffondere i valori di Washington in tutto il globo. Il National Endowment for Democracy è infatti coinvolto in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Attraverso i suoi programmi, sostiene lo stesso ente, “finanzia e sostiene organizzazioni non governative, gruppi civici, media indipendenti e altre iniziative che lavorano per promuovere la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto”.

Dopo la Guerra Fredda, il Ned ha ampliato la sua missione oltre il dissolto blocco sovietico, finanziando Ong vicine a Washington in Paesi come Iran, Cina, Venezuela e Cuba oltre all’Ucraina. Come affermato da Allen Weinstein, co-fondatore del Ned, “molto di ciò che facciamo oggi veniva fatto in segreto dalla CIA 25 anni fa”. Ma allora perché l’amministrazione Trump vuole depotenziare e azzerare l’agenzia voluta da Ronald Reagan e sostenuta, fino ad oggi, in maniera bipartisan da democratici e repubblicani?

Trump mette nel mirino il Ned

L’agenzia, come riporta Free Press, si trova oggi sotto assedio. La causa? Un’inaspettata mossa di Elon Musk e del suo DOGE, che ha portato al blocco dei fondi destinati all’organizzazione. Secondo fonti interne, un ordine emesso da DOGE al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha congelato i finanziamenti del NED, mettendo in seria difficoltà l’organizzazione e le sue affiliate.

Il Ned, che per l’anno fiscale 2025 aveva ricevuto un budget di 315 milioni di dollari, si trova ora in una situazione critica. “È stato un massacro”, ha dichiarato un dipendente del Ned sotto condizione di anonimato. “Non siamo stati in grado di pagare gli stipendi né di coprire le spese operative di base”.

La crisi finanziaria del Ned non è solo una questione di bilancio. Il possibile smantellamento dell’organizzazione rappresenterebbe un cambiamento epocale nella politica estera degli Stati Uniti, segnalando un allontanamento dalla tradizionale convinzione che i “valori democratici” si possano esportare nel mondo come sostiene l’internazionalismo liberale dei democratici e il neoconservatorismo di una piccola fetta di repubblicani, ormai emarginati dalla “trumpizzazione” del Grand Old Party. Con questa mossa, l’amministrazione Trump sembrerebbe voler comunicare che la promozione della democrazia nel mondo non è più considerata un interesse nazionale prioritario.

L’agenzia delle Rivoluzioni colorate

Proprio come l’Usaid, anche il Ned è stato coinvolto, negli ultimi 30 anni, nelle “rivoluzioni colorate” sponsorizzate da Washington per favorire “regime change” in Paesi governati da attori ritenuti ostili agli Stati Uniti. Il Ned spese in Ucraina, prima del 2014, 3.381.824 dollari in programmi che comprendono il sostegno a quelle Ong che hanno animato le proteste anti-governative che portarono alle dimissioni del presidente eletto Viktor Yanukovich.

Nel settembre dello scorso, il Ned ha accolto a braccia aperte, nel suo board, il “falco” della politica estera Usa Victoria Nuland, che aveva già fatto parte del Consiglio di Amministrazione del NED dal 2018 al 2021, prima della sua nomina a Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici presso il Dipartimento di Stato.

Prima di tornare al Ned, Nuland ha costruito una carriera di rilievo attraversando amministrazioni sia democratiche che repubblicane, ricoprendo ruoli chiave nella politica estera statunitense. Negli anni iniziali della guerra in Iraq, fu consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Dick Cheney. Successivamente, sotto la presidenza di George W. Bush, servì come ambasciatrice degli Stati Uniti presso la NATO, dove si distinse per aver spinto a favore dell’adesione dell’Ucraina all’Alleanza, nonostante la forte opposizione di Germania e Francia durante il vertice di Bucarest del 2008.

Durante l’amministrazione Obama, Nuland ricoprì il ruolo di Assistente Segretario di Stato per gli Affari Europei. In questa veste, fu coinvolta negli eventi del 2014 legati alle proteste di Maidan a Kiev, dove emerse una sua foto mentre distribuiva cibo ai manifestanti, un’immagine che alimentò non poche polemiche sul diretto coinvolgimento americano in quegli eventi.

Comunque la si pensi sul National Endowment for Democracy (Ned), la sua crisi, causata dal blocco dei fondi ordinato da Elon Musk tramite DOGE, non solo minaccia la sopravvivenza di un’agenzia storica ma segna anche un potenziale punto di svolta nella politica estera statunitense da non sottovalutare.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.