La geopolitica della corsa allo spazio
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Chiuse le urne, finiti i festeggiamenti Emmanuel Macron è tornato al lavoro. Con una preoccupazione in più. L’Oltremare. Imprevedibilmente quasi tutte le collettività e i dipartimenti francesi sparsi tra l’Atlantico, l’Oceano Indiano e il Pacifico – le ultime briciole del defunto impero coloniale – hanno voltato le spalle al presidente uscente (e rientrante).  Vediamo i numeri. In Guadalupa Marine Le Pen ha conquistato un eclatante 69,60 per cento contro il modesto 30,40 ottenuto da Macron. Un record.  Ricordiamo, giusto per la cronaca, che 35 anni fa un’imponente manifestazione di popolo occupò la pista dell’aeroporto locale per impedire al babbo Jean Marie di sbarcare sull’isola antillese…

La signora ha realizzato numeri importanti anche nel resto delle Americhe francesi: Martinica (60,87% contro 39,13), Guiana (60,70 contro 39,30), Saint Barthélemy e Saint Martin (55,42 contro 44,58); nelle remote Saint Pierre e Miquelon il match si è concluso con un 50,69 contro 49,31. Stesso scenario nell’Oceano Indiano: a La Réunion madame Le Pen ha totalizzato il 59,57 per cento e a Mayotte il 59,10. Solo il Pacifico, al netto del forte astensionismo fomentato dai vari movimenti indipendentisti, è rimasto con il presidente; la ridotta maggioranza dei non molti elettori della Polinesia, della Nuova Caledonia e della microscopica Wallis e Futuna hanno preferito la continuità. Una scelta prudente e marcatamente anti secessionista.

Risultato finale? Sommando i risultati complessivi del secondo turno Marine Le Pen ha totalizzato il 58,27 per cento dei voti dell’oltremare: ben il 17 per cento in più del suo bottino elettorale in madrepatria. Un vero e proprio terremoto politico.

La prodigiosa avanzata è figlia di più fattori. Analizziamoli. In primis, questa volta la leader del Rassemblement National è riuscita a scardinare le barriere etniche e frantumare la narrazione antirazzista in territori a forte maggioranza nera e mulatta. Hanno votato per lei non sono solo le ristrette minoranze dei “petit blancs”, gli immiseriti eredi dei coloni gallici, ma anche, e soprattutto, larghe fasce dell’elettorato di colore che, altro dato importante, al primo turno avevano optato per la sinistra protestataria e radicale di Jean-Luc Mélenchon. Qualche esempio: lo scorso 14 aprile a Guadalupa il tribuno sinistroso aveva primeggiato sui rivali raccogliendo il 56,16 per cento, a Martinica il 53, 10, in Guiana il 50,59, a Reunion il 40,26, mentre Marine era riuscita a strappare il primo posto solo a Mayotte (il 45,56 per cento dei voti in un dipartimento al 97 per cento islamico e africano…) e nella piccola St. Barthélemy.

Quindi, ed ecco la vera novità, nella Francia “lontana”, a differenza di quanto accaduto nell’Esagono, la signora – grazie al suo messaggio “non destra contro sinistra, ma basso contro alto” – è riuscita a sfondare nell’elettorato storico della gauche e, sino a ieri, di Mélenchon. Un successo magari effimero (vedremo i risultati delle prossime legislative di giugno) ma certamente emblematico e assolutamente significativo di un malessere che pervade in profondità i trascurati prolungamenti extra europei di Parigi.

Al netto delle specificità e delle problematiche locali, la collera delle popolazioni dell’Oltremare trova le sue radici in quel senso di distanza, misto a delusione per le promesse mancate o dimenticate, scavato nei decenni dalla distratta politica francese. Nelle Antille come nell’Oceano Indiano gli indipendentisti (a differenza di quanto accade nel Pacifico) sono una forza marginale, minimale e nessuno o quasi vuole separarsi dalla Francia. Anzi, gli elettori — d’ogni colore e religione — mantengono un attaccamento forte ai miti della Rèpublique e pretendono una presenza forte dello Stato per affrontare, soprattutto in Guiana e a Mayotte, le ondate migratorie provenienti dal Brasile o dall’Africa, oppure dei programmi credibili per migliorare i servizi pubblici, la sanità, la scuola, la sicurezza.

Insomma, il massiccio e imprevisto voto protestatario è un segnale fortissimo contro il potere centrale incapace di una visione, di un progetto per queste terre geograficamente periferiche eppure, almeno nell’ottica di una Francia che si vuole ancora globale, tutt’oggi strategiche. Un’assenza e un disinteresse su cui Macron, troppo impegnato da altri problemi, non ha mai considerato o nemmeno esaminato. Ed ecco perché, come ammette amaro il molto progressista Le Monde, l’elettorato degli “ultramarins” ha premiato Marine Le Pen. Piaccia o meno “solo lei ha saputo dare un ascolto qualitativo alle loro tante preoccupazioni e timori”. Appuntamento alle elezioni di giugno.

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