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Auto date alle fiamme, squadre di black bloc in assetto di guerriglia urbana e ordigni incendiari lanciati contro le forze dell’ordine: queste sono state le scene che si sono verificate a Parigi e in altre città della Francia nella giornata di sabato 28 novembre. Una nuova ondata di proteste nei confronti delle forze dell’ordine francesi, accusate di agire con eccessiva violenza e le quali sarebbero troppo tutelate dalle autorità nazionale anche nelle situazioni in cui l’uso della forza non sarebbe giustificato. E come riportato dalla testata giornalistica italiana La Stampa, a scendere in strada sono stati soprattutto i giovani, con una partecipazione stimata superiore alle 130mila persone.

Se sulla lunga onda del Black Lives Matter americano la scorsa primavera le proteste si erano però concentrate soprattutto sui comportamenti della polizia nei riguardi delle minoranze, adesso le accuse sembrano provenire un po’ da tutte le parti. E in uno scenario già oltremodo complicato, le immagini delle forze dell’ordine intente a “aggredire” il noto produttore francese Michel Zecler hanno riportato alla luce tensioni che l’esecutivo francese e il presidente Emmanuel Macron speravano di mettere definitivamente a tacere con la nuova legge a tutela delle forze di polizia recentemente approvata dall’Assemblea nazionale.

Una legge necessaria per tutelare le forze dell’ordine?

All’interno del direttorio di En Marche! la legge accusata di difendere oltremodo le forze dell’ordine è però un elemento fondamentale per tutelare la stessa integrità fisica e psicologica degli uomini addetti alla sicurezza del territorio francese. Fortemente spinto dallo ministro dell’Interno Gérald Darmanin e condiviso su tutta la linea sia dal primo ministro Jean Castex sia dal presidente Macron, il divieto di filmare le forze dell’ordine intente a svolgere il proprio lavoro ha messo però l’opinione pubblica contro l’esecutivo. E sebbene l’Eliseo abbia più volte ribadito come la tutela della figura dell’uomo dietro alla divisa della polizia sia un diritto legittimo della persona, non tutti sembrerebbero essere d’accordo con la strada intrapresa dal presidente e dal governo Castex.

In un anno delicato per via della pandemia di coronavirus e soprattutto con la rinascita dei movimenti di protesta in America, una legge a tutela dell’integrità personale delle forze dell’ordine è stata presa come una dichiarazione di guerra. L’ennesima da quando Macron ha occupato l’Eliseo, scemando giorno dopo giorno quello che fu il largo consenso ottenuto alle elezioni presidenziali e nelle quali si impose contro una più conservatrice Marine Le Pen. Ma a giudicare dallo stato d’animo attuale nel Paese, sono molti i francesi che si sono pentiti di aver espresso quella scelta, con la stessa Le Pen che spesso ha occupato posizioni più moderate sulle questioni di ordine pubblico rispetto al pugno duro dell’Eliseo.

La svolta reazionaria di En Marche!

Il fatto che la legge in questione (ed in particolare l’articolo 24, proprio quello concernente il divieto di filmare le forze dell’ordine) abbia incontrato l’opposizione delle fasce più progressiste della popolazione è un chiaro segnale di rottura rispetto agli ideali originari di En Marche. Nato infatti come partito di centrosinistra determinato a dare una svolta rispetto a tutto quello che era stata la politica  francese sino a quegli anni, il movimento guidato da Macron si è spostato sempre di più verso destra. In questo scenario, dunque, le stesse scelte di Darmanin come ministro dell’Interno (dichiaratamente amico ed ex alleato di Nicolas Sarkozy) hanno fatto passare il messaggio di una svolta “reazionaria” all’interno del movimento: fattore, questo, che ha destabilizzato in modo discriminante l’apprezzamento pubblico dell’esecutivo francese. E ancora una volta, perciò, le strade della Francia si sono trovate invase da delle proteste popolari che ancora una volta chiedono gran voce la stessa testa del presidente Macron.

Adesso si rischia una crisi istituzionale

Con la decisione nelle scorse settimane del governo di passare dall’Assemblea nazionale e con la promessa al parlamento di portare in un secondo momento la discussione la legge, i presidenti delle ali parlamentari hanno denunciato la delegittimazione del potere legislativo da parte del governo. Episodio, questo, che richiama quanto accaduto lo scorso anno con la riforma delle pensioni – fortemente spinta in quel caso, oltre da Macron, anche dall’ex primo ministro Edouard Philippe.

Tuttavia, il continuo contrasto tra governo e parlamento sembra davvero non avere precedenti nemmeno nell’animatissimo mondo politico francese. Certo, con la stessa elezione di Macron nel 2017 era chiaro come si sarebbe giunti ad una rottura con le istituzioni, ma forse in questo caso si è andati anche oltre dall’immaginato. E soprattutto, ha creato uno storico non di secondo rilievo anche per quelle che saranno le presidenze future della Francia, con i francesi che saranno nuovamente chiamati a votare nel prossimo 2022 e in una situazione in cui lo stesso Macron si starebbe giocando il tutto per tutto.

La rabbia del popolo francese

Alle proteste della giornata di sabato difficile non facciano seguito altre serie di eventi e di manifestazioni nei confronti dell’operato delle forze dell’ordine e delle scelte legislative del governo. In questi anni segnati dalla guida di En Marche, infatti, il popolo della Francia si è riscoperto estremamente avvezzo alle proteste di piazza. Partendo dalle proteste dei gilet jaunes, passando per le squadre di ferrovieri nei mesi dell’insurrezione contro la riforma delle pensioni ed arrivando sino alle proteste nei confronti delle forze dell’ordine, la Francia ha riscoperto un suo animo instabile che negli ultimi anni era stato evidentemente soltanto parzialmente sedato.

Quando nell’anno in corso venne sostituito il primo ministro Philippe, il tentativo di En Marche era chiaro quanto palese: cercare di ridare fiducia e immagine nei confronti di un movimento che si era allontanato dalla sua prima forma, cercando di riacquisire la fiducia della popolazione. Tuttavia, le scelte messe in campo anche a causa della pandemia e gli squilibri sociali che sono nati per colpa della crisi hanno solidificato ed anzi accentuate le tendenze più conservatrici della classe dirigente del partito. E la percezione del movimento agli occhi del popolo sarà una grossa gatta da pelare non soltanto per il primo ministro Castex ma soprattutto per lo stesso presidente Macron.